giovedì 17 settembre 2015

Obbligazioni ad alto rendimento: come le vede il web?

In uno scenario finanziario profondamente trasformato come quello degli ultimi mesi, dopo la svalutazione dell’euro e il Quantitative Easing voluto dalla BCE, puntare sulle obbligazioni ad alto rendimento appare una scelta guardata con sempre maggior favore dagli investitori, posti i dovuti accorgimenti e un occhio attento ai rischi. Questo mese Reputation Manager ha analizzato il tema delle obbligazioni ad alto rendimento, rilevando un sentiment prevalentemente positivo del 46%, contro un 34% di opinioni negative e un 21% di contenuti neutri.
Rendimento aspetto più discusso e positivo (58% delle conversazioni, 34% positivo). I profitti generati dalle obbligazioni sono l’aspetto più approfondito on line dai portali tematici specialistici che mettono in evidenza i vantaggi derivanti da questo tipo di investimento. In particolare si sottolinea che già dagli anni ‘90 le obbligazioni ad alto rendimento (high yield) si sono dimostrate un’alternativa attraente rispetto all'azionario, con volatilità inferiore e ritorni più alti o simili. La volatilità mensile annualizzata dell’HY si attesta infatti all’8,6%, contro il 14,6% dell’azionario. Il quadro generale resta positivo per le obbligazioni ad alto rendimento, con tassi di default a livelli molto bassi.
Trattandosi di un argomento molto specialistico, il 47% delle conversazioni è stato rilevato all’interno dei portali tematici dedicati ai temi finanziari, poi nelle testate giornalistiche (27%), e nei siti di Enti e Associazioni dei consumatori (15%). E’ proprio all’interno di questi ultimi che si rilevano però le opinioni più negative che, di contro, mettono in guardia l’investitore dai rischi potenziali.

La diversificazione dell’investimento in diversi titoli è spesso presentata come chiave di volta per ottenere i risultati migliori, ma è il rischio il secondo tema più dibattuto e in modo negativo (25% delle conversazioni, 16% negativo): in particolare sul portale di ADUC i consulenti sconsigliano le obbligazioni high yeld sostenendo che nonostante l'ottica di diversificazione del portafoglio, “questi prodotti non hanno un senso perché con i rendimenti delle obbligazioni così basse i costi di gestione, per quanto decrescenti, prelevano una fetta estremamente consistente del rendimento che in più è soggetta per buona parte ad una tassazione del 20% in luogo di quella del 12,5% dei titoli di stato…Detto in maniera più esplicita, oggi possiamo dire con ragionevole sicurezza che restare investiti nei fondi obbligazionari, in particolare quelli denominati in euro, sia una scelta illogica che genererà, con elevatissima probabilità, delle perdite.”


giovedì 10 settembre 2015

Renzi: immigrati e riforme pesano sulla sua web reputation

La popolarità di Matteo Renzi sul web si sta affievolendo: se l’anno scorso ogni suo messaggio scatenava in media 5.500 reazioni, oggi il suo engagement si è drasticamente dimezzato. Nell’ultimo mese sono ferme a 3000 le interazioni medie ad ogni suo tweet.

Se già lo scorso anno era stata registrata una flessione della sua popolarità on line, rispetto ai consensi registrati a ridosso dell’insediamento, oggi la polarità del sentiment è decisamente critica: nell’ultimo mese il 98% dei tweet più retwittati sul premier ha carattere negativo, il 2% neutro e nessun commento è positivo.

Questi i dati emersi dal nostro  “WebPolitics - Osservatorio permanente sui personaggi politici online” 

Nel dettaglio, dall’1 agosto al 7 settembre ci sono stati 135.463 tweet su Renzi e gli argomenti più associati in modo negativo al suo nome nei tweet sono:

#pd (in 14.469 tweet)
#Alfano (4.036 tweet)
#Salvini (3.538 tweet)
#Rai (3.383 tweet)
#Merkel (2.296 tweet)
#jobsact (2.910 tweet)
#M5S (2.719 tweet)
#meeting15 (2.645 tweet)
#Berlusconi (2.280 tweet)

In particolare la gestione del Governo della questione immigrati è oggetto di feroci critiche da parte degli oppositori politici. In prima linea Matteo Salvini che quotidianamente attacca il premier:


mercoledì 19 agosto 2015

Turismo digitale: la web reputation delle regioni italiane

Qual è la reputazione turistica delle varie regioni italiane? Ecco un estratto della ricerca condotta da Reputation Manager e Networklab (Università Politecnica delle Marche) sulla reputazione online delle regioni italiane, intese come “destinazioni turistiche”, secondo italiani e stranieri.

L’analisi, condotta tra maggio 2014 e maggio 2015, si è focalizzata sull’analisi di oltre 16mila conversazioni web in lingua italiana (57%) e inglese (43%). In questo lavoro sono stati presi in considerazione 5 differenti canali: motori di ricerca (es: Google) e in particolare siti di recensioni dei consumatori (es: TripAdvisor), agenzie di viaggi online (es: Booking), siti di videosharing (es: Youtube), Wikipedia e social networks (es: Twitter e Facebook). La ricerca è avvenuta per singolo nome di Regione in associazione ai concetti legati alla sfera del turismo. Questa sezione può pertanto fornire una chiave di valutazione delle Regioni intese come veri e propri “Brand” più o meno noti alle comunità online.

La Toscana è al primo posto in entrambe le classifiche, seguono Sardegna e Puglia per gli italiani e Calabria e Abruzzo per i turisti stranieri.



mercoledì 18 febbraio 2015

Pinterest può diventare vetrina del "made in Italy"? Una sfida a colpi di (promoted) pin

A cinque anni dalla sua nascita, Pinterest non è ancora riuscito a farsi spazio tra i colossi Facebook e Twitter, risultando un social network di nicchia, “e poi c’è già Instagram per le immagini!”, afferma chi non conosce affatto il social creato da Evan Sharp, Ben Silbermann e Paul Sciarra, oppure lo conosce in maniera superficiale.
Pur essendo una piattaforma dedicata alla condivisione di immagini, foto e video, Pinterest associa la possibilità di aggregare gli elementi all’interno di bacheche in base all’argomento di interesse. Senza descrivere qui nel dettaglio come si utilizzaquesto social network, è importante sottolineare come Pinterest permetta agli utenti di creare un’enorme bacheca virtuale alla quale “appendere” i propri interessi. Personalmente non faccio un uso frequente di questa piattaforma, ma quelle poche volte che mi è capitato di accedere, mi sono letteralmente persa tra i pin di mete sognate, outfit desiderati e suggerimenti originali approdando direttamente ai siti web ad essi collegati e, con me, una buona percentuale di utenza femminile, a quanto pare il genere più attratto dal social.
Mentre Instagram, permette di condividere “istanti” creati per il semplice gusto di stupire i propri followers, Pinterest porta con sé l’idea di imparare qualcosa, fruire suggerimenti e lezioni di stile, raccogliere idee prima di acquistare qualcosa. Perché dunque non sfruttare proprio questo aspetto che lo distingue dagli altri social per entrare davvero in competizione con loro? E così nel 2015 su Pinterest verrà creato un filo ancora più diretto tra gli utenti e le aziende. Come? Con i “Promoted Pins”, ovvero la promozione delle aziende.
Ebbene sì anche Pinterest farà spazio agli annunci pubblicitari, è proprio Joanne Bradford, Head of Partnership di Pinterest a dichiarare sul New York Times: “Advertisers tell us Pinterest is the only place where their brand feels truly welcome”. Le aziende potranno creare un profilo più performante: il business account di Pinterest risponde all’esigenza di raggiungere meglio gli utenti che si rivelano essere per la stragrande maggioranza donne. Mi è bastato chiedere un po’ in giro e questa statistica ha trovato conferma: Isabella, designer d’interni, Francesca, futura sposa ed Elisa, studentessa universitaria con l’hobby del cake design e bricolage, tre ragazze molto diverse, ma accomunate dal bisogno di trovare ispirazioni, raccogliere contenuti d’interesse e organizzare progetti importanti.
Di sicuro Pinterest ha tutte le carte in regola per essere eletto il social dell’e-commerce e diventare vetrina virtuale del Made in Italy soprattutto all’estero, staremo quindi a vedere se il 2015 sarà l’anno della svolta definitiva o toccherà attendere ancora.

martedì 10 febbraio 2015

"Mentre eri via" da Twitter: impatti reputazionali

A metà novembre 2014, Twitter ha pensato di introdurre una nuova funzione chiamata “While you were away”, tradotto in italiano “Mentre eri via”. Questa nuova caratteristica, nata dal cambio di strategia del nuovo Head of Product di Twitter, consiste nel riproporre nella timeline i tweet più rilevanti, quelli che hanno avuto più risonanza e il maggior numero di commenti. In questo modo tutti gli utenti, anche chi ha una frequentazione sporadica, potranno conoscere gli argomenti più interessanti pubblicati dai profili seguiti e averli facilmente a disposizione. 
La rilevanza sarà determinata da un algoritmo in base a due indicatori: il numero dei commenti e il numero dei retweet. La motivazione alla base di questa scelta sta nell’aver constatato un basso grado di coinvolgimento da parte degli utenti nei confronti della piattaforma. Come rilevato da una recente indagine di Pew Research, un Istituto di Ricerca americano che si occupa di tematiche sociali, argomenti di pubblica opinione e di analisi dei contenuti media, il tasso di engagement è calato di almeno il 10%. La ricerca, intitolata “Social Media Update 2014”, ha illustrato nel dettaglio come i social media sono stati vissuti durante l’anno appena trascorso, fornendo importanti spunti per il 2015.
Ad essere evidente è stato subito che Facebook, nonostante abbia una crescita molto lenta, continua ad ottenere un livello di coinvolgimento dei propri utenti molto alto, a differenza di Twitter che denota da sempre questa debolezza. La nuova feature, per ora, è disponibile solo per gli utenti di iOS, ma a breve dovrebbe esserlo anche su Android. Tendenzialmente le reazioni degli utenti non sono state incoraggianti, per almeno due motivi: volendolo rendere sempre più simile a Facebook, si è, di fatto, alterata la natura stessa di Twitter basata su una temporalità “real-time” e si è resa più caotica la lettura dei contenuti. Con il “While you were away”, 
Twitter spera di innalzare il livello di coinvolgimento riproponendo contenuti basati sulla popolarità, mettendo in condizione l’utente di non perdersi nulla. Che sia una strategia ottimale o fallimentare è ancora da capire, data anche la fase embrionale del progetto. Se da un punto di vista tecnico non è possibile fare ulteriori riflessioni ed è necessario attendere una versione ufficiale, è invece giusto provare a guardare oltre e capire quali implicazioni reputazionali potrà avere tutto ciò. 
Attualmente un tweet gode di visibilità ridotta, dovuta al carattere volatile della piattaforma, ha una permanenza limitata all’interno della timeline ed è basato sull’immediatezza. Con questo cambio di prospettiva temporale, il tweet acquisisce una maggiore persistenza e assume sicuramente un maggiore valore reputazionale. 
Twitter, quindi, potrà essere considerato un canale sempre più di primaria importanza nel contesto delle analisi reputazionali, basate sulla permanenza dei contenuti on line. Sarà quindi compito degli addetti ai lavori prendere atto di questa nuova evoluzione

lunedì 2 febbraio 2015

Libri e reputazione: il mercato delle recensioni on line aiuta la lettura?

Crediamo più alle recensioni presenti sul web rispetto alle esperienze che viviamo o vediamo con i nostri occhi. La reputazione online e le recensioni sul web hanno un impatto notevole sull’acquisto e sulla percezione di un brand o di un qualsiasi prodotto. Infatti, senza rendercene conto, ceniamo in luoghi in cui non saremmo mai andati solo perchè qualcuno li ha definiti “posti incantevoli”, compriamo un libro che non avremmo mai letto perchè definito “uno dei capolavori dell’ultimo secolo”. In altre parole, le opinioni altrui influenzano il processo decisionale che precede una scelta o un acquisto. Le stelline non mentono. 

Qualcuno ha sperimentato per noi e noi siamo certi che quanto recensito non possa che essere veritiero. Sono sempre di più i consumatori che, prima di acquistare un servizio o un prodotto, si affidano ai giudizi pubblicati in rete dagli altri utenti. Un fenomeno, quello delle recensioni social, in continua crescita da anni, tanto da essere temuto dalle aziende più di una campagna pubblicitaria mal riuscita. Internet influisce in maniera sempre più massiccia sulle abitudini di acquisto delle persone, questo nessuno può negarlo. 
La tesi è supportata da diverse ricerche, come quella svolta da Nielsen già nell’Aprile del 2009, che mostrano come i massimi livelli di trust siano accreditati alle persone che esprimono opinioni on line. O anche in quella di Gartner, dove è stato verificato che i consumatori sono sempre più influenzati dalle reti sociali quando devono effettuare i propri acquisti. 
Ma quanto pesano le recensioni on-line e il giudizio che gli utenti esprimono su siti come Amazon sulle vendite di un libro?

martedì 27 gennaio 2015

Se la reputazione ti lascia a piedi

Se c’è una cosa che accomuna i venti/trentenni di tutto il mondo e di tutte le epoche è il desiderio di fuga. Da casa, dal proprio paese, per 6 mesi o semplicemente per un weekend, il “giovane medio” cova periodicamente dentro di sé una bramosia dell’esotico, che lo spinge a muoversi, lontano o vicino che sia.


Soddisfare tutto ciò, nella nostra epoca più che in passato, richiede uno sforzo economico non indifferente e che mal si sposa, permettendoci una banale generalizzazione, con le possibilità economiche di ognuno di noi. Il viaggio, in quanto tale, viene messo alla fine della lista delle priorità da assolvere causando, nei grandi numeri, drastiche flessioni all’industria del turismo. In questo contesto socio-economico, si sono inserite numerose idee imprenditoriali legate al concetto di condivisione: il “car-sharing”, ad esempio, che rappresenta uno dei primi campi di applicazione dove condivisione e mezzo di trasporto si incontrano ed il “ride-sharing”, con il quale start up come Blablacar o Carpooling hanno fatto molta fortuna.

mercoledì 21 gennaio 2015

"Schiscetta" 2.0: la Food Reputation verso Expò 2015

Simonetta Cherubini, Alessia Bianchi, Paola Sucato, Lisa Casali, Claudia Magistro, Ramona Pizzano, Ornella Daricello, Lucia Arlandini, Sandra Salerno, Chiara Maci. Non vi dicono nulla questi nomi? Allora forse sapete cucinare perché quelli appena elencati sono i dieci nomi delle foodblogger più seguite in Italia e a voi non sono serviti i loro blog per cucinare deliziosi manicaretti. Nell’era social per eccellenza tutto cambia, tutto evolve e diventa tecnologico, anche il cibo e la nostra tradizionalissima cucina italiana, che non ha intenzione di cambiare la sua reputazione. 
Anzi. Tutti noi abbiamo amici e parenti che non perdono occasione di fotografare, postare e condividere deliziosi piatti, che siano preparati con le loro mani o che stiano per essere gustati ad una cena, anche romantica: tutto è social, anche il piacere della buona tavola deve essere prima condiviso online, prima di essere assaporato. Questi fenomeni sociali sono diventati sempre più di tendenza, fino a crescere nei social network: Pinterest e Instagram nascono anche come spazio per la condivisione dell’immagine del piatto, mentre il “social eating” è la condivisione del pasto vero e proprio attraverso l’organizzazione di eventi o serate per invitare amici e mangiare insieme.

martedì 20 gennaio 2015

Privacy sui motori di ricerca: Qwant vs Google


C’era una volta un tempo in cui Google non aveva rivali. Ma si sa che ogni leader di mercato deve affrontare sfidanti sempre nuovi e agguerriti, quali Duckduckgo, istella, Quag e Qwant, per citarne alcuni. Le luci della ribalta oggi sono puntate proprio su Qwant.com, motore di ricerca di internet sviluppato dall’omonima azienda francese nel 2013. Consultabile in 12 lingue, tra cui l’italiano, Qwant vuole tenere insieme la “search” tradizionale e i social network, cercando di “riunire universi finora separati”, per usare le parole di Alberto Chalon, membro del board della start-up.

Infatti i risultati delle ricerche vengono mostrati agli utenti organizzati in 5 colonne: web, live (notizie), Qnowledge Graph (con informazioni tratte da Wikipedia - o altre fonti - e direttamente fornite all’utente), social (Twitter, Facebook) e shopping (e-commerce). In alto c’è l’accesso veloce a immagini e video che si aprono in una finestra pop-up senza dover abbandonare la pagina dei risultati. Nella parte social, cliccando sui vari messaggi individuati da Qwant, siano essi post di Facebook o tweet, è possibile interagire con i singoli autori inviando loro una replica o contattandoli.
Facciamo un esempio pratico per capire il funzionamento di Qwant.com: cercando Giorgio Napolitano, nelle prime due colonne di risultati, ovvero web e live, compaiono molte notizie sulle sue dimissioni. Nella terza sono visibili le informazioni, tratte da Wikipedia, relative alla sua carriera politica. Nella quarta colonna troviamo estratti in tempo reale, post di Facebook e tweet. Nell’ultima, i link per acquistare i libri sull’Ex Presidente della Repubblica con i relativi prezzi.
Il punto però è un altro. Il motore di ricerca francese non si differenzia da Google solo per il modo con cui mostra i risultati delle ricerche, ma soprattutto perché vende pubblicità senza tracciare gli utenti. Il che significa che chiunque voglia fare una ricerca su qwant.com vedrà sì tante pubblicità online, ma non sarà tracciato.

martedì 2 dicembre 2014

Diritto all'oblio: pubblicate le linee guida dalle Autorità UE

Nei giorni scorsi le autorità europee che si occupano di tutela della privacy, radunate nel gruppo di lavoro Article 29, hanno pubblicato il documento che contiene le linee guida per applicare il diritto all'oblio, non è rivolto però ai motori di ricerca, bensì pensato come strumento di supporto alle autorità nazionali che si troveranno a gestire le varie richieste.


Ecco per sommi capi le linee guida:

1. I motori di ricerca come titolari del trattamento
La sentenza riconosce i motori di ricerca come responsabili del trattamento dei dati personali, e tale trattamento è distinto da quello di cui sono responsabili gli editori di siti web terzi.

2. Giusto equilibrio tra i diritti della persona e gli interessi fondamentali della comunità
Nella sentenza della Corte di giustizia europea, i diritti della persona prevalgono come regola generale rispetto all'interesse economico del motore di ricerca e a quello degli utenti di avere accesso alle informazioni personali attraverso il motore di ricerca. Tuttavia deve sussistere l'equilibrio tra i diritti del singolo alla privacy e quelli della comunità a conoscere informazioni di interesse pubblico, che sarà significativamente maggiore se la persona ha un ruolo pubblico.

3. Impatto limitato della de-incizzazione sull'accesso alle informazioni
Se l'interesse pubblico ad avere accesso alle informazioni prevale sui diritti della persona, la de-indicizzazione  del contenuto non potrà essere applicata.

4 Nessuna informazione viene eliminata dalla fonte originale
La sentenza stabilisce che l'oblio si applica solo ai risultati ottenuti dalla ricerca del nome della persona interessata, ma il contenuto non verrà rimosso dalla sua fonte originale quindi resterà accessibile direttamente o attraverso altri termini di ricerca.

5 Nessun obbligo per gli interessati di contattare la fonte originale
Le persone non sono obbligate a contattare direttamente la fonte del contenuto per richiedere la rimozione dai motori di ricerca, in quando quest'ultimo è considerato direttamente responsabile del trattamento dei dati personali.

6 Diritto degli interessati alla richiesta di de-indicizzazione
In base al diritto comunitario ogni individuo ha diritto alla protezione dei dati, per cui il diritto all'oblio riguarda tutti i cittadini dell'UE.

7 Effetti territoriali della de-indicizzazione
Per dare pieno effetto ai diritti del soggetto relativamente ai suoi dati personali così come stabilito dalla sentenza della Corte, le decisioni di de-indicizzazione devono essere implementate in modo da garantire l'effettiva e completa protezione dei diritti relativi ai dati personali e che le leggi dell'UE non vengano aggirate. In questo senso limitare la de-indicizzazione ai risultati a cui gli utenti accedono attraverso le versioni nazionali del motore di ricerca, non può essere considerata una soluzione sufficiente per garantire i diritti in accordo alla sentenza. Questo vuol dire che in ogni caso la de-indicizzazione dovrà riguardare tutti i domini, incluso il .com.

8 Informazioni al pubblico sulla de-indicizzazione dei link specifici
La pratica di informare gli utenti sul fatto che l'elenco dei risultati che stanno visualizzando non è completo, non è obbligatoria in base alla normativa di protezione dei dati personali. Questa pratica sarebbe accettabile solo se le informazioni sono presentate in modo tale che gli utenti non possono in ogni caso concludere che un particolare individuo ha chiesto la de-indicizzazione di risultati che lo riguardano.

9 Comunicazione al sito web sulla de-indicizzazione dei link
I motori di ricerca non dovrebbero informare il dominio interessato della avvenuta de-indicizzazione, non c'è alcuna base giuridica per tale procedura di comunicazione ai sensi del diritto UE sulla protezione dei dati. In alcuni casi il motore di ricerca potrebbe voler contattare l'editore per chiedere informazioni aggiuntive prima di prendere la decisione di applicare o meno la de-indicizzazione. Tenendo conto del ruolo importante che i motori di ricerca svolgono nella diffusione e accessibilità delle informazioni pubblicate su Internet e le legittime aspettative che i webmaster possono avere per quanto riguarda l'indicizzazione e la presentazione di informazioni in risposta alle richieste degli utenti, il gruppo di lavoro Articolo 29 incoraggia fortemente i motori di ricerca a fornire i criteri di de-indicizzazione che utilizzano e di fornire statistiche più dettagliate disponibili.

Attraverso queste linee guida le autorità sottolineano ulteriormente rispetto a quanto fatto finora la diretta responsabilità del motore di ricerca, che secondo questa impostazione rimane il protagonista di tutta la questione.
In particolare il punto 7 rappresenta la vera novità rispetto a quanto emerso finora: le autorità europee preposte vogliono che nel caso in cui si applichi la de-indicizzazione questa venga estesa a tutti i domini del motore di ricerca, anche al .com per evitare di nullificare l'effetto della rimozione.