martedì 29 luglio 2014

Twesume, il cv 2.0 per attirare gli headhunters in 140 caratteri



Una tendenza in voga già da qualche anno negli Stati Uniti è l'utilizzo di Twitter a scopi lavorativi o per cercare lavoro. Come è noto, ci sono già social network direttamente specializzati in questo, ad esempio Linkedin, che permette di far parte di cerchie lavorative nel proprio settore professionale ed entrare così in contatto con professionisti e risorse umane. Twesume è un'invenzione di un consulente di comunicazione statunitense, Skaare Richard, ed rappresenta la fusione tra le parole Twitter e "resume" (curriculum vitae in inglese), nonché la nuova strategia di chi vuole sfruttare il web per cercare lavoro.
Il concetto alla base di Twitter non è altro che diffondere notizie, pensieri e opinioni su qualunque cosa, anche tramite il retweet, che permette di condividere con i propri follower questi contenuti. Si tratta del passaparola telematico, che si rivela molto utile quando si vuole mettere in mostra il proprio profilo, o meglio la propria immagine digitale. Al di là della capacità di diffondersi ed avere quanta più visibilità possibile, è importante che la propria immagine sia positiva e generi appeal tra i follower attuali e potenziali.


La vera sfida è quella di formulare un twesume accattivante in 140 caratteri, ovvero rispettando la sintesi imposta da Twitter per qualsiasi altro contenuto. Non importa, dunque, quanto sia lunga e complessa la nostra esperienza o la nostra preparazione accademica, la vera abilità sarà quella di presentarsi in maniera chiara ed efficace, generando nei follower l'interesse ad approfondire in altra sede. Meglio privilegiare le esperienze più recenti e significative ed utilizzare degli hashtag per le lingue conosciute o il settore di interesse.
Un esempio di come impostare il nostro twesume ce lo fornisce Babbo Natale o chi lo ha realizzato per lui: "Globe-trotter ed esperto di giocattoli, + di 300 anni di esperienza. In cerca di una posizione nell'industria dell'intrattenimento. #twesume". Non bisogna infatti dimenticare l'hashtag #twesume che rende riconoscibile e rintracciabile il nostro "lancio" professionale, da unire ad altri strumenti come il retweet sul proprio profilo o su quello delle imprese di nostro interesse.

Per la strategia di autopromozione 2.0 su Twitter, non bisogna sottovalutare la piccola biografia che introduce il nostro account, che risulta essere bene in vista nei motori di ricerca, dal momento che Twitter possiede un buon livello di indicizzazione. È bene dunque sfruttare questo vantaggio e partire da Twitter per la costruzione di una buona identità digitale, utile per gli headhunters in cerca di talenti. Completezza, sintesi, hashtag e link al proprio profilo Linkedin: la fusione di questi elementi aiuta a costruire un'ottima reputazione con la quale le possibilità di essere notati sul web aumentano notevolmente, così come le opportunità di lavoro. Non resta che twittare il proprio #twesume ed il gioco è fatto!

sabato 26 luglio 2014

Richieste di rimozione da Google in aumento: 91 mila utenti rivendicano il diritto all'oblio, ma in assenza di linee guida

Google sta iniziando a rispondere alla moltitudine di richieste di rimozione di link, in virtù di quel diritto all'oblio recentemente legittimato dalla sentenza pronunciata lo scorso maggio dalla Corte Europea. Secondo indiscrezioni provenienti dal Wall Street Journal, il colosso di Mountan View ha già processato richieste di "oblio" per un totale di più di 100 mila link dai motori di ricerca europei.

Si tratterebbe di più del 50% delle richieste ineccomiviate dagli utenti, che ad oggi ammontano a 91 mila (per un totale di 328 mila url). La distribuzione vede la Francia al primo posto per numero di richieste (17.500), seguita dalla Germania (16.500), dal Regno Unito (12.000) e dalla Spagna (8.000), mentre l'Italia si attesta sulle 5.500 richieste.
Va specificato che la rimozione non è immediata, nè scontata: una volta ricevuta la richiesta, Goolge invia una notifica alla testata o al sito che riporta il contenuto da rimuovere, aprendo la procedura di cancellazione.
E' proprio in questo passaggio che si sono manifestati i primi evidenti problemi: diverse testate come Bbc e The Guardian, nelle scorse settimane, hanno protestato contro la richiesta di rimozione di alcuni loro articoli riguardanti personaggi pubblici e fatti di interesse collettivo, opponendo il diritto di cronaca. E Google è stato costretto a ripubblicare gli articoli.
Le richieste accolte finora sono servite agli uffici di Mountain View, per comprendere come valutare al meglio le motivazioni degli utenti che richiedono la rimozione delle informazioni associate al loro nome.

Microsoft e altri provider di servizi di indicizazzione e consultazione dei contenuti online, stanno attentamente osservando il comportamento di Google e i risvolti del diritto all'oblio, per meglio comprendere ed interpretare la normativa. I rumors attorno a queste statistiche non ufficiali rischiano di incrementare le polemiche da parte di quanti sostengono che la sentenza sul diritto all'oblio violi la libera circolazione delle informazioni in virtù del diritto di privacy. Nelle scorse settimane infatti alcuni casi limite di rimozione dei contenuti dal web sono rimbalzate sui media scatenando una certa preoccupazione tra giornalisti e sostenitori della libertà di espressione. Si pensi a notizie e articoli riguardanti criminali o profili di rilievo pubblico, i cui reati sono stati rimossi e cancellati così dalla memoria pubblica.

Intanto, proprio nella giornata di ieri i Garanti della privacy Ue hanno preso parte al gruppo di lavoro G29 assieme ai rappresentanti dei principali motori di ricerca: Bing, Google e Yahoo, per discutere delle criticità attorno alla questione e stabilire entro l'autunno delle linee guida da seguire per la valutazione delle richieste e le modalità di intervento, anche in caso di rigetto delle richieste e mancata cancellazione dei link. 



venerdì 18 luglio 2014

Francia, foodblogger scrive recensione negativa: Giudice la condanna a modificare il titolo perchè lede reputazione del ristorante

Un recensione negativa può costare molto cara, non solo a chi la subisce ma anche a chi la fa. È successo ad una food blogger francese, Caroline Doudet, rea di aver pubblicato sul proprio blog un articolo dal titolo "Un posto da evitare" riferito ad un ristorante italiano del sud della Francia non di suo gradimento, e costretta a pagare una multa da 2.500 euro, oltre a modificare il titolo del post.

La causa, intentata all'autrice del blog sei mesi fa da parte della proprietaria del ristorante "Il Giardino", si è conclusa con la sentenza del giudice che ha ritenuto il titolo del post lesivo della reputazione del locale.

In realtà, a rendere più severa la sentenza del giudice è stato il posizionamento sui motori di ricerca. Ad alterare infatti la proprietaria del locale è stato lo scoprire che la recensione occupava la quarta posizione nei risultati di ricerca di Google e ciò, secondo l'accusa, avrebbe influenzato il giudizio degli utenti in maniera molto negativa. La sentenza di modificare il titolo del post è stata vista da alcuni come un compromesso del giudice per non ordinare la rimozione del post. Rimozione che però è avvenuta lo stesso, per decisione della stessa autrice, che ha preferito non scendere al compromesso voluto dal giudice.

giovedì 17 luglio 2014

Diritto all'oblio: online anche il modulo di Bing per richiedere la rimozione dei link

Come annunciato quache giorno fa da Microsoft, è arrivato online anche il modulo per richiedere la rimozione dei link da Bing .



Microsoft si adegua con un mese di ritardo rispetto a Google alla sentenza della Corte Europea e, come era facilmente prevedibile, il modulo messo a disposizione risulta molto più dettagliato e chiaro rispetto a quello di Google.
Sono infatti indicati in modo più chiaro i passaggi che l'utente deve seguire per inviare la richiesta e come questa deve essere formulata, anche se naturalmente c'è ancora molto spazio per i fraintendimenti da parte dell'utente che non ha la minima conoscenza del fenomeno e un altrettanto scarsa, per non dire nulla, conoscenza dei motori di ricerca.

mercoledì 16 luglio 2014

Diritto all'oblio: insieme al link, si rischia di rimuovere anche il reato da Google

I sostenitori della libertà di stampa non si arrendono di fronte al diritto all'oblio, sancito ufficialmente a maggio dopo la sentenza pronunciata dalla Corte Europea contro Google a favore di un cittadino spagnolo che ha richiesto la rimozione di contenuti lesivi ed obsoleti dal motore di ricerca.

Il primo risultato della battaglia contro il "bavaglio al web" è il sito Hiddenfromgoogle.com, creato da un programmatore statunitense, Afaq Tariq, che ha raccolto alcuni dei link rimossi da Google, facendo emergere casi paradossali in cui la tutela del diritto al'oblio va a ledere la libertà di informazione.

Nel sito sono elencati alcuni articoli soggetti alla rimozione, tra cui quello della Bbc riguardante un pedofilo portoghese, Carlos Silvino, condannato a 18 anni di carcere per aver commesso reati su minori. Digitando il nome del criminale nelle versioni europee del motore di ricerca, lo scandalo che lo riguarda viene omesso in virtù del suo diritto ad "essere dimenticato". Il dubbio che sorge riguarda infatti la legittimità che la notizia venga occultata, evitando a possibili future vittime di conoscere la verità sul criminale.

lunedì 14 luglio 2014

Bing si adegua al diritto all'oblio, a breve un modulo online per le richieste degli utenti

Come era prevedibile, la sentenza della Corte Europea sulla tutela del diritto all'oblio, finisce per colpire anche altri provider di consultazione e indicizzazione dei contenuti, nonstante la causa fosse stata intentata contro Google. Anche Microsoft, dunque, aderirà alla legge sul diritto all'oblio, istituendo un proprio form per permettere agli utenti di segnalare i contenuti da rimuovere dal motore di ricerca, perché ritenuti inappropriati e lesivi della privacy e della reputazione.

Microsoft, che opera attraverso il motore di ricerca Bing, negli scorsi giorni ha dichiarato: "Ci vorrà un po' di tempo per implementare un servizio appropriato, ma ci aspettiamo di lanciare in breve tempo un modulo che permetta agli utenti di inoltrate le richieste online".

È ormai trascorso più di un mese dal rilascio del modulo online di Google, mentre Microsoft aderisce al nuovo ordinamento con un po' di ritardo, anche a causa del coordinamento con Yahoo, che pure si appoggia a Bing per la fornitura dei propri servizi di consultazione e indicizzazione dei contenuti online.
Secondo gli esperti, è probabile che il modulo di Microsoft sarà molto simile a quello messo a punto dagli esperti di Mountain View, sebbene i volumi delle richieste avranno proporzioni diverse.


venerdì 11 luglio 2014

Google lancia il dibattito sul diritto all'oblio: una commissione ad hoc valuterà i pro e i contro del questione

All'indomani delle recenti notizie di rimozione di articoli controversi dal motore di ricerca Google, conseguenza della legittimazione del diritto all'oblio decretata dalla Corte Europea lo scorso maggio, il colosso di Montain View non demorde, e rilancia il dibattito sulla questione, tutt'altro che conclusa con il verdetto della Corte.

Google ha annunciato il rilascio di un nuovo sito dove sono descritti i nomi e le biografie dei membri del comitato che studierà i pro e i contro del diritto a "scomparire dal web". Non solo, è già presente online un modulo destinato alla raccolta delle opinioni degli utenti sulla questione, un vero e proprio forum sul tema, per comprendere meglio un ambito che si è rilevato molto controverso per le difficoltà di definire i limiti tra il rispetto per la privacy e la libertà di informazione. Nell'arco di due mesi dall'emanazione della sentenza, Google ha ricevuto più di 70.000 richieste di rimozione per un totale di 250.000 pagine web. Ad inoltrare le richieste ci sono anche criminali che hanno commesso reati gravi, pedofili, medici che hanno ricevuto feedback negativi da parte dei pazienti, solo per citare alcuni casi. Alcuni articoli sono stati rimossi, ma trattandosi di argomenti di interesse pubblico, sono stati presto ripristinati sul motore di ricerca, a conferma che la definizione di ciò che è lecito rimuovere è molto articolata e prevede la valutazione di più fattori.

mercoledì 9 luglio 2014

E-commerce in Italia: gli e-shopper italiani sono giovani e acquistano tramite smartphone e tablet

Conoscere e monitorare i trend relativi all'e-commerce in Italia e nel mondo si rivela sempre più strategico per le aziende e i negozi, sia quelli già attivi nel commercio online, sia quelli che sono ancora legati a metodi di vendita tradizionali attraverso postazioni fisiche.

La crescita dello shopping online non è una probabilità ma una realtà di fatto, perché questo settore mostra un legame indissolubile con internet e la tecnologia. Maggiore sarà la penentrazione del web tra la popolazione, maggiore sarà di conseguenza la diffusione delle modalità di acquisto virtuali. Infatti secondo i recenti dati Audiweb, sono circa 25,1 milioni gli italiani connessi soprattutto tramite dispositivi mobili, su cui 17,2 milioni di utenti trascorrono 38 ore e 21 minuti al mese svolgendo svariate attività, tra cui lo shopping.

Tuttavia, l'Italia è ancora indietro su questo fronte rispetto agli altri paesi europei: a trainare lo sviluppo dell'e-commerce in Europa sono soprattutto la Gran Bretagna, la Germania e la Francia, che coprono il 70-80% dell'e-commerce europeo. Secondo il report annuale elaborato da Casaleggio Associati e pubblicato lo scorso aprile, i mercati dell'Europa dell'Est e in particolar modo la Russia stanno assistendo ad un aumento dei consumatori online, segnale che cresce la penetrazione di internet nel Paese, mentre i mercati maturi assistono ad una diversificazione del consumo, con maggiore propensione degli acquirenti a comprare su store e shopping mall virtuali. In totale è prevista una spesa di 24 miliardi di euro per quanto riguarda il mobile commerce. 

martedì 8 luglio 2014

Rischio reputazionale: un asset fondamentale della strategia d'impresa

Un aspetto che tende ancora ad essere sottovalutato dalle aziende, sia di medie che di piccole dimensioni, è la valutazione del rischio reputazionale. Il rapporto di Deloitte "Exploring Strategic Risk" del 2013 dimostra che negli ultimi anni è aumentato l'interesse nei confronti di questo aspetto, che per alcuni è diventato un asset fondamentale del proprio business.
Secondo il rapporto, il tema della reputazione negli ultimi anni è vissuto dalla maggior parte delle aziende come massima area di rischio per impatto strategico. Dal 2010 ad oggi, in particolare, il fattore reputazione ha scalato il "podio" dei fattori di rischio più temuti, guadagnando il primo posto, seguito da "business model" e "economic trends". Al giorno d'oggi, la corporate reputation è soggetta a trend reputazionali determinanti da eventi esterni ed interni; si pensi a chi cerca informazioni online su un brand o una compagnia, come clienti, competitor, addetti stampa, etc. Il valore di una buona reputazione aziendale è ampiamente dimostrato da vari studi nei suoi riscontri positivi sulla fiducia non solo dei consumatori, ma anche degli stakeholders, sulla qualità dei prodotti e della struttura globale dell'impresa.

lunedì 7 luglio 2014

6 mila italiani chiedono a Google la rimozione di contenuti lesivi dal web. Francia prima per numero di richieste

Poco più di un mese è trascorso da quando Google ha predisposto il servizio di richiesta di rimozione dei link lesivi della reputazione personale dai risultati di ricerca. L'opzione messa a punto deriva infatti proprio dalla sentenza della Corte Europea che a maggio ha accolto la richiesta da parte di un cittadino spagnolo per la rimozione di alcuni contenuti relativi a una condanna per debiti ricevuta in passato. La Corte Europea ha infatti così determinato le condizioni per fare valere il diritto di "essere dimenticati sul web".
Ad oggi sono state circa 70 mila in totale le richieste giunte da tutta Europa al provider di consultazione e indicizzazione dei contenuti su internet più famoso e diffuso al mondo, e riguardano la rimozione di circa 267.550 link. Francia e Germania sono i paesi che hanno più a cuore la tutela della propria reputazione online con il numero più alto di richieste, seguiti da Regno Unito, Spagna e infine Italia da cui sono pervenute nell'arco dell'ultimo mese circa 5.934 richieste per 23.321 link da rimuovere. Per fronteggiare la grande mole di lavoro derivante dall'analisi e valutazione di ogn singolo link inviato, Google ha dovuto rimpolpare il team di legali e professionisti in grado di determinare se la richiesta è conforme alla legge. Il dubbio sollevato da molti riguarda infatti le richieste di rimozione di contenuti relativi a crimini, reati gravi e argomenti di interesse pubblico (come frodi ai danni della società, casi di cattiva sanità, etc.). Sebbene la stessa sentenza al punto 99 precisi quali siano i casi esenti alla richiesta di rimozione, quello del diritto all'oblio è un campo di valutazione molto complesso, dove il rischio di tutelare la privacy personale a scapito della libera informazione è spesso all'ordine del giorno, come dimostra la natura di alcune delle richieste accettate.