venerdì 18 luglio 2014

Francia, foodblogger scrive recensione negativa: Giudice la condanna a modificare il titolo perchè lede reputazione del ristorante

Un recensione negativa può costare molto cara, non solo a chi la subisce ma anche a chi la fa. È successo ad una food blogger francese, Caroline Doudet, rea di aver pubblicato sul proprio blog un articolo dal titolo "Un posto da evitare" riferito ad un ristorante italiano del sud della Francia non di suo gradimento, e costretta a pagare una multa da 2.500 euro, oltre a modificare il titolo del post.

La causa, intentata all'autrice del blog sei mesi fa da parte della proprietaria del ristorante "Il Giardino", si è conclusa con la sentenza del giudice che ha ritenuto il titolo del post lesivo della reputazione del locale.

In realtà, a rendere più severa la sentenza del giudice è stato il posizionamento sui motori di ricerca. Ad alterare infatti la proprietaria del locale è stato lo scoprire che la recensione occupava la quarta posizione nei risultati di ricerca di Google e ciò, secondo l'accusa, avrebbe influenzato il giudizio degli utenti in maniera molto negativa. La sentenza di modificare il titolo del post è stata vista da alcuni come un compromesso del giudice per non ordinare la rimozione del post. Rimozione che però è avvenuta lo stesso, per decisione della stessa autrice, che ha preferito non scendere al compromesso voluto dal giudice.

giovedì 17 luglio 2014

Diritto all'oblio: online anche il modulo di Bing per richiedere la rimozione dei link

Come annunciato quache giorno fa da Microsoft, è arrivato online anche il modulo per richiedere la rimozione dei link da Bing .



Microsoft si adegua con un mese di ritardo rispetto a Google alla sentenza della Corte Europea e, come era facilmente prevedibile, il modulo messo a disposizione risulta molto più dettagliato e chiaro rispetto a quello di Google.
Sono infatti indicati in modo più chiaro i passaggi che l'utente deve seguire per inviare la richiesta e come questa deve essere formulata, anche se naturalmente c'è ancora molto spazio per i fraintendimenti da parte dell'utente che non ha la minima conoscenza del fenomeno e un altrettanto scarsa, per non dire nulla, conoscenza dei motori di ricerca.

mercoledì 16 luglio 2014

Diritto all'oblio: insieme al link, si rischia di rimuovere anche il reato da Google

I sostenitori della libertà di stampa non si arrendono di fronte al diritto all'oblio, sancito ufficialmente a maggio dopo la sentenza pronunciata dalla Corte Europea contro Google a favore di un cittadino spagnolo che ha richiesto la rimozione di contenuti lesivi ed obsoleti dal motore di ricerca.

Il primo risultato della battaglia contro il "bavaglio al web" è il sito Hiddenfromgoogle.com, creato da un programmatore statunitense, Afaq Tariq, che ha raccolto alcuni dei link rimossi da Google, facendo emergere casi paradossali in cui la tutela del diritto al'oblio va a ledere la libertà di informazione.

Nel sito sono elencati alcuni articoli soggetti alla rimozione, tra cui quello della Bbc riguardante un pedofilo portoghese, Carlos Silvino, condannato a 18 anni di carcere per aver commesso reati su minori. Digitando il nome del criminale nelle versioni europee del motore di ricerca, lo scandalo che lo riguarda viene omesso in virtù del suo diritto ad "essere dimenticato". Il dubbio che sorge riguarda infatti la legittimità che la notizia venga occultata, evitando a possibili future vittime di conoscere la verità sul criminale.

lunedì 14 luglio 2014

Bing si adegua al diritto all'oblio, a breve un modulo online per le richieste degli utenti

Come era prevedibile, la sentenza della Corte Europea sulla tutela del diritto all'oblio, finisce per colpire anche altri provider di consultazione e indicizzazione dei contenuti, nonstante la causa fosse stata intentata contro Google. Anche Microsoft, dunque, aderirà alla legge sul diritto all'oblio, istituendo un proprio form per permettere agli utenti di segnalare i contenuti da rimuovere dal motore di ricerca, perché ritenuti inappropriati e lesivi della privacy e della reputazione.

Microsoft, che opera attraverso il motore di ricerca Bing, negli scorsi giorni ha dichiarato: "Ci vorrà un po' di tempo per implementare un servizio appropriato, ma ci aspettiamo di lanciare in breve tempo un modulo che permetta agli utenti di inoltrate le richieste online".

È ormai trascorso più di un mese dal rilascio del modulo online di Google, mentre Microsoft aderisce al nuovo ordinamento con un po' di ritardo, anche a causa del coordinamento con Yahoo, che pure si appoggia a Bing per la fornitura dei propri servizi di consultazione e indicizzazione dei contenuti online.
Secondo gli esperti, è probabile che il modulo di Microsoft sarà molto simile a quello messo a punto dagli esperti di Mountain View, sebbene i volumi delle richieste avranno proporzioni diverse.


venerdì 11 luglio 2014

Google lancia il dibattito sul diritto all'oblio: una commissione ad hoc valuterà i pro e i contro del questione

All'indomani delle recenti notizie di rimozione di articoli controversi dal motore di ricerca Google, conseguenza della legittimazione del diritto all'oblio decretata dalla Corte Europea lo scorso maggio, il colosso di Montain View non demorde, e rilancia il dibattito sulla questione, tutt'altro che conclusa con il verdetto della Corte.

Google ha annunciato il rilascio di un nuovo sito dove sono descritti i nomi e le biografie dei membri del comitato che studierà i pro e i contro del diritto a "scomparire dal web". Non solo, è già presente online un modulo destinato alla raccolta delle opinioni degli utenti sulla questione, un vero e proprio forum sul tema, per comprendere meglio un ambito che si è rilevato molto controverso per le difficoltà di definire i limiti tra il rispetto per la privacy e la libertà di informazione. Nell'arco di due mesi dall'emanazione della sentenza, Google ha ricevuto più di 70.000 richieste di rimozione per un totale di 250.000 pagine web. Ad inoltrare le richieste ci sono anche criminali che hanno commesso reati gravi, pedofili, medici che hanno ricevuto feedback negativi da parte dei pazienti, solo per citare alcuni casi. Alcuni articoli sono stati rimossi, ma trattandosi di argomenti di interesse pubblico, sono stati presto ripristinati sul motore di ricerca, a conferma che la definizione di ciò che è lecito rimuovere è molto articolata e prevede la valutazione di più fattori.

mercoledì 9 luglio 2014

E-commerce in Italia: gli e-shopper italiani sono giovani e acquistano tramite smartphone e tablet

Conoscere e monitorare i trend relativi all'e-commerce in Italia e nel mondo si rivela sempre più strategico per le aziende e i negozi, sia quelli già attivi nel commercio online, sia quelli che sono ancora legati a metodi di vendita tradizionali attraverso postazioni fisiche.

La crescita dello shopping online non è una probabilità ma una realtà di fatto, perché questo settore mostra un legame indissolubile con internet e la tecnologia. Maggiore sarà la penentrazione del web tra la popolazione, maggiore sarà di conseguenza la diffusione delle modalità di acquisto virtuali. Infatti secondo i recenti dati Audiweb, sono circa 25,1 milioni gli italiani connessi soprattutto tramite dispositivi mobili, su cui 17,2 milioni di utenti trascorrono 38 ore e 21 minuti al mese svolgendo svariate attività, tra cui lo shopping.

Tuttavia, l'Italia è ancora indietro su questo fronte rispetto agli altri paesi europei: a trainare lo sviluppo dell'e-commerce in Europa sono soprattutto la Gran Bretagna, la Germania e la Francia, che coprono il 70-80% dell'e-commerce europeo. Secondo il report annuale elaborato da Casaleggio Associati e pubblicato lo scorso aprile, i mercati dell'Europa dell'Est e in particolar modo la Russia stanno assistendo ad un aumento dei consumatori online, segnale che cresce la penetrazione di internet nel Paese, mentre i mercati maturi assistono ad una diversificazione del consumo, con maggiore propensione degli acquirenti a comprare su store e shopping mall virtuali. In totale è prevista una spesa di 24 miliardi di euro per quanto riguarda il mobile commerce. 

martedì 8 luglio 2014

Rischio reputazionale: un asset fondamentale della strategia d'impresa

Un aspetto che tende ancora ad essere sottovalutato dalle aziende, sia di medie che di piccole dimensioni, è la valutazione del rischio reputazionale. Il rapporto di Deloitte "Exploring Strategic Risk" del 2013 dimostra che negli ultimi anni è aumentato l'interesse nei confronti di questo aspetto, che per alcuni è diventato un asset fondamentale del proprio business.
Secondo il rapporto, il tema della reputazione negli ultimi anni è vissuto dalla maggior parte delle aziende come massima area di rischio per impatto strategico. Dal 2010 ad oggi, in particolare, il fattore reputazione ha scalato il "podio" dei fattori di rischio più temuti, guadagnando il primo posto, seguito da "business model" e "economic trends". Al giorno d'oggi, la corporate reputation è soggetta a trend reputazionali determinanti da eventi esterni ed interni; si pensi a chi cerca informazioni online su un brand o una compagnia, come clienti, competitor, addetti stampa, etc. Il valore di una buona reputazione aziendale è ampiamente dimostrato da vari studi nei suoi riscontri positivi sulla fiducia non solo dei consumatori, ma anche degli stakeholders, sulla qualità dei prodotti e della struttura globale dell'impresa.

lunedì 7 luglio 2014

6 mila italiani chiedono a Google la rimozione di contenuti lesivi dal web. Francia prima per numero di richieste

Poco più di un mese è trascorso da quando Google ha predisposto il servizio di richiesta di rimozione dei link lesivi della reputazione personale dai risultati di ricerca. L'opzione messa a punto deriva infatti proprio dalla sentenza della Corte Europea che a maggio ha accolto la richiesta da parte di un cittadino spagnolo per la rimozione di alcuni contenuti relativi a una condanna per debiti ricevuta in passato. La Corte Europea ha infatti così determinato le condizioni per fare valere il diritto di "essere dimenticati sul web".
Ad oggi sono state circa 70 mila in totale le richieste giunte da tutta Europa al provider di consultazione e indicizzazione dei contenuti su internet più famoso e diffuso al mondo, e riguardano la rimozione di circa 267.550 link. Francia e Germania sono i paesi che hanno più a cuore la tutela della propria reputazione online con il numero più alto di richieste, seguiti da Regno Unito, Spagna e infine Italia da cui sono pervenute nell'arco dell'ultimo mese circa 5.934 richieste per 23.321 link da rimuovere. Per fronteggiare la grande mole di lavoro derivante dall'analisi e valutazione di ogn singolo link inviato, Google ha dovuto rimpolpare il team di legali e professionisti in grado di determinare se la richiesta è conforme alla legge. Il dubbio sollevato da molti riguarda infatti le richieste di rimozione di contenuti relativi a crimini, reati gravi e argomenti di interesse pubblico (come frodi ai danni della società, casi di cattiva sanità, etc.). Sebbene la stessa sentenza al punto 99 precisi quali siano i casi esenti alla richiesta di rimozione, quello del diritto all'oblio è un campo di valutazione molto complesso, dove il rischio di tutelare la privacy personale a scapito della libera informazione è spesso all'ordine del giorno, come dimostra la natura di alcune delle richieste accettate.

giovedì 3 luglio 2014

Diritto all'oblio: casi limite tra tutela della privacy e libertà di informazione

La sentenza della Corte Europea che lo scorso maggio ha dichiarato leggittimo il diritto all'oblio sul web, costringendo Google ad assecondare la richiesta di rimozione dei contenuti non graditi da parte di un utente, continua a lasciare strascichi e a destare clamore tra chi si oppone al bavaglio di internet.

Nonostante il verdetto, la questione rimane ancora aperta. Sembra infatti che la sentenza più che risolvere il problema abbia portato alla luce situazioni parossistiche e ai limiti tra il rispetto per la privacy e la libertà di espressione. Google nelle ultime settimane ha ricevuto migliaia di richieste di rimozione dei contenuti, inoltrate tramite l'apposito modulo predisposto online dal colosso statunitense. Tra le richieste di rimozione è stata accolta quella relativa ad un articolo pubblicato dal giornalista della Bbc, Robert Peston, che puntava il dito contro un "lupo" di Wall Street.

L'articolo era stato pubblicato nel 2007 nel pieno della bufera della crisi finanziaria sul blog del giornalista all'interno della testata britannica online, ma i toni critici erano rivolti più che altro verso l'apparato della nota banca di investimenti Merryl Lynch, che aveva portato alle dimissioni il banchiere in questione, allora amministratore delegato, Stanley O'Neal.

 
Ignota l'identità di chi ha inoltrato la richiesta, ma non si è fatta attendere la reazione del giornalista della Bbc che ha dichiarato l'azione di Google contraria al diritto di libertà di stampa. In realtà oltre a ledere il principio della libera circolazione delle notizie, la rimozione dell'articolo si è rivelata inefficace in quanto nel giro di poche ore ed in risposta a Google, il blog di Peston è stato condiviso centinaia di volte su Twitter e rimbalzato sui maggiori social network seguito da commenti di sostegno per il giornalista.

Questo caso pone un ragionevole dubbio su quali siano i limiti della sentenza della Corte Europea in difesa del diritto all'oblio, diritto legittimo per la tutela della privacy, ma circoscritto a determinati casi specifici che necessitano di opportuna ed attenta valutazione. Se la rimozione dei contenuti online compromette la diffusione di notizie di pubblico interesse, come quelle relative a frodi finanziarie, condanne per reati gravi, pedofilia pedofili, o casi di cattiva sanità, etc, allora si comprende bene quale sia la portata della sentenza di maggio contro Google.

Il motore di ricerca più grande del mondo non ha voluto fornire nessuna dichiarazione riguardo la cancellazione dell'articolo sul banchiere, il che fa destare sospetti che Google con questa azione abbia voluto lanciare un segnale polemico proprio nei confronti della decisione della Corte Europea. Non si tratta probabilmente dell'ultimo caso "limite" relativo all'applicazione del diritto all'oblio, al contrario si prevede l'aumento di notizie di questo genere, che forniranno ulteriori spunti per dibattiti e riflessioni sulla questione. 

mercoledì 2 luglio 2014

Dati Audiweb: più di 25 milioni gli italiani connessi al mese, cresce il mobile

Sempre più forte è il connubio tra internet e vita quotidiana, molte delle attività che prima si svolgevano "offline" si sono spostate sulle piattaforme online, dalla comunicazione verbale allo shopping, all'intrattenimento in genere. A favorire la transizione verso l'online è stata l'introduzione dei dispositivi mobili sul mercato, che hanno permesso all'utente di navigare anche lontano dalla postazione fissa.

A conferma di questa ascesa del mobile arrivano i dati di Audiweb sulla Total Digital Audience presentati il 1° luglio 2014 durante il convegno "Iab Seminar Mobile Marketing & Advertising". I dati rivelano le quote di penetrazione di internet presso la popolazione italiana per il primo trimestre del 2014 sia su dispositivi fissi che mobili (smartphone e tablet).

Il dato che sorprende riguarda la quota di utenti che navigano attraverso piattaforme mobili, e la media del tempo di navigazione degli utenti. Si tratta di 17,2 milioni di italiani che si connettono a internet dai propri cellulari o tablet nell'arco di un mese, che diventano 14,5 milioni se consideriamo invece la media giornaliera.

Audiweb ha esteso l'analisi anche ai pc, utilizzati per accedere ad internet da 12,5 milioni di utenti al giorno e 24 milioni di utenti al mese. Il totale dei netizen italiani sia su piattaforme fisse che mobili arriva a 25,1 milioni al mese e 19,8 milioni al giorno, per una media di 46 ore e 15 minuti al mese di navigazione, e una media giornaliera di 1 ora e 53 minuti.


Di certo la disponibilità di navigare "in movimento" consente agli utenti di impiegare maggior tempo su internet attraverso device mobili (38 ore e 21 minuti al mese e 1 ora e mezza al giorno) mentre il tempo impiegato diminuisce per quanto riguarda i fissi. D'altronde sono 7,4 milioni gli italiani che navigano solo da cellulare o smartphone contro i 5,3 milioni che prediligono le postazioni fisse. Un totale di 7,2 milioni accede da entrambe le piattaforme.

Le fasce d'età degli italiani che preferiscono il mobile browsing comprendono i giovani tra i 18 e i 34 anni (52%), a cui fanno seguito gli italiani tra 35-54 anni (42%). Il rapporto di Audiweb riporta anche dettagliate informazioni sui picchi di consumo di internet durante la giornata: i livelli di utilizzo maggiori si concentrano nelle ore pomeridiane, tra le 15 e le 18 e coinvolgono prevalentemente le postazioni fisse, mentre la navigazione mobile si mantiene alquanto stabile nel corso della giornata.

Per quanto riguarda le attività svolte su internet, la gran parte del tempo sui dispositivi mobili viene trascorso sui social network (59%), per consultare siti e cercare informazioni sul mondo dei cellulari (73%) e per attività di intrattenimento (71%), mentre l'utilizzo del pc è preferito per consultare le notizie (79%) e la posta elettronica (86%).

La predilezione per il mobile non è una caratteristica dell'uso di internet esclusivamente italiana. Data la facilità di accesso e l'offerta sul mercato a fasce di prezzo medio-basse, gli smartphone e i tablet si configurano quale mezzo più usato per la navigazione su internet anche in molti altri paesi. Se prendiamo ad esempio la Cina, contesto con caratteristiche numeriche molto diverse da quello italiano, gli utenti "connessi" raggiungono i 618 milioni, 53,58 milioni in più rispetto all'anno precedente, di cui ben 500 milioni accedono ad internet tramite device mobili. Il cellulare rappresenta dunque la forza trainante della crescita di internet in Cina. Nonostante le diversità numeriche e culturali dell'utilizzo di internet, questi dati si rivelano strategici per chi opera nel settore digitale e non solo. La platea dei consumatori è sempre più in movimento e l'offerta di servizi online deve essere sempre più orientata a soddisfare proprio questa modalità di navigazione.