mercoledì 24 giugno 2009

Ddl 2.0: quali omologie tra la carta stampata e la Rete?

Spesso il senso dei discorsi complicati si trova nelle parole. L’etimologia ci rivela che Internet è diverso dalla stampa per definizione: dal latino rète indica qualcosa “fatto per contenere e riparare” mentre chartes dal greco charasso vuol dire “scolpisco, incido, perché vi si scrivono e quasi incidono le lettere”.

La Rete è un contenitore dinamico potenzialmente infinito. La carta è una superficie di iscrizione delimitata e statica. La definizione li rende due oggetti profondamente diversi, ai quali è molto difficile applicare lo stesso discorso.

Di recente sono stati discussi in Parlamento due disegni di legge sulla gestione delle informazioni su Internet, che si vorrebbe omologare il più possibile a quella su carta.

L’11 giugno la Camera dei Deputati ha approvato il ddl 1415A in materia di intercettazioni, in cui il comma 28 dell’art. 1 prevede per il responsabile di qualsiasi “sito informatico” lo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell'8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche.

Intanto aspetta di essere discussa anche la proposta dell’on. Carolina Lussana “finalizzata a riconoscere ai cittadini, gia` sottoposti a processo penale,il cosiddetto « diritto all’oblio » su internet, cioe` la garanzia che – decorso un certo lasso temporale – le informazioni (immagini e dati) riguardanti i propri trascorsi giudiziari non siano piu` direttamente attingibili da chiunque.” (Camera dei Deputati N.2455).

Anche in questo caso l’intenzione è quella di estendere alla Rete un diritto che vale già di fatto per la stampa:

Prima della nascita di internet, l’eco delle vicende giudiziarie di una persona imputata in un processo penale finiva per esaurirsi in tempi accettabili, finche´ non si fosse spento nella stampa locale e nazionale l’interesse per quel determinato fatto di cronaca. Oggi, invece, qualsiasi fatto puo` essere destinato a restare perennemente in rete prima di una cancellazione o di una modifica da parte del gestore delsito web. (Camera dei Deputati N.2455)

Le due proposte sono oggetto di numerose e accese discussioni in Rete (http://www.guidoscorza.it/ ) perché, pur nelle differenze di merito, riguardano la stessa questione: quali conseguenze produce sulle attuali possibilità di comunicare dei cittadini l’omologazione di diritti e doveri su Web e carta stampata?

Nello specifico gli internauti hanno individuato due problemi principali:

-l’estendibilità dei provvedimenti a soggetti e contenuti costituzionalmente diversi

-rendere decidibile quali fatti sono condivisibili per sempre da una memoria collettiva e quali meritano di cadere nell’oblio

Il primo punto si traduce in un eccesso di normazione: la dicitura “qualsiasi sito informatico” in merito all’obbligo di rettifica sottopone ai medesimi doveri e sanzioni un blog amatoriale e una testata giornalistica soggetta all’obbligo di registrazione in base all’art.5.

Questo significa che un blogger, al pari dell’editore di una testata, si troverebbe a gestire tutte le richieste di rettifica arrivate per ciascun singolo contenuto pubblicato sul suo sito personale nell’arco di 48 h, rischiando altrimenti di incorrere in una sanzione di 12.000 euro che in termini reali equivale alla chiusura del blog.

Nel secondo caso si rischia al contrario una pericolosa semplificazione: la proposta di cancellare “decorso un certo lasso temporale” (deciso da chi e in base a quali parametri?) i contenuti che riferiscono su trascorsi procedimenti penali, contraddice l’identità costitutiva della Rete, ma anche lo stesso obbligo di rettifica discusso in precedenza.

E’ proprio in questi casi infatti che si rende opportuno l’obbligo di aggiornare, e in caso di errori rettificare, il nuovo stato delle vicende per produrre una corretta informazione, piuttosto che cancellare da Internet e dalle menti l’intera vicenda, come se non fosse mai accaduta, come troppo spesso vediamo fare su giornali e tv. E’ esattamente questa la forza di Internet e al contempo la debolezza degli altri media.

Al contrario nelle situazioni previste dalle proposte discusse si produrrebbe una situazione paradossale: le testate giornalistiche potranno cancellare dai loro archivi, “decorso un certo lasso di tempo” dalla pubblicazione, gli articoli lesivi più datati e non rispondenti allo stato di cose attuale, il piccolo blogger dovrà rettificare ogni minimo contenuto contestato sul suo sito, subendo una forte limitazione della sua attività comunicativa.

L’impressione generale è quella che nei contesti istituzionali, nonostante si faccia un gran parlare di web 2.0, nuove frontiere della comunicazione e social network, sussista la tendenza a non riconoscere l’identità specifica di queste forme di espressione e l’opposizione di una ostinata resistenza all’incidenza effettiva del virtuale sul corso degli eventi.

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