giovedì 30 dicembre 2010

Nei tribunali inglesi via libera ai social media

Il sistema giudiziario britannico (Lord Chief Justice) ha sancito il diritto dei giornalisti ad utilizzare i social media durante i processi per inviare informazioni e aggiornamenti su quando accade in aula.
Al di là della loro funzione sociale e comunitaria, i social media sono dunque riconosciuti a tutti gli effetti come un mezzo di informazione ufficiale.
Infatti, l'informazione diffusa dal giornalista tramite i suoi tweet, sms e e-mail potrà essere diffusa istantaneamente in rete, molto prima che la stampa (magari la stessa redazione del giornlista) pubblichi il suo articolo a riguardo e questo grazie alla rete di relazioni in cui il messaggio viene preso. Ogni contatto del giornalista potrà infatti a sua volta dare eco a quell'informazione e renderla disponibile per altri, agevolando un meccanismo di citizen journalism istantaneo.
Si profila l'ampiamento di uno scenario che è già in atto: l'informazione della stampa sarà sempre più costruita a partire da quella che passa sui social media, filtrata dall'opinione di chi l'ha già consumata.


mercoledì 29 dicembre 2010

Whirpool pesca i suoi giovani talenti su Facebook

“Così pesco i giovani”. Il dottor Pierre Ley, manager Whirpool (ex Ignis elettrodomestici, azienda che ha avuto un ruolo chiave nell’Italia degli anni Sessanta) ha le idee chiare sulle nuove tecniche di recruiting. La sua “caccia ai talenti” non solo dà risultati assai gratificanti, ma è totalmente al passo coi tempi. Dall’headquarter sito a Varese della multinazionale americana Ley ha recentemente rilasciato un’intervista  relativa a questo argomento, spiegando le nuove strategie di ricerca e selezione di giovani talenti da inserire nell’azienda. Nella fattispecie, il manager ha deciso di spalancare le porte della Whirpool alle nuove tecnologie offerte dai tools dei Social Networks, aprendo una pagina Facebook con l’intento di recrutare 200 giovani manager (ingegneri, designer, economisti ma anche psicologi in grado di decifrare le tendenze del consumatore).
A fianco di colleghi appartenenti a ben ventotto nazionalità diverse, Pierre Ley (manager dalle poliedriche esperienze lavorative) ha senz’altro condotto il settore delle human resources in una direzione nuova ed innovativa, rompendo i ponti con un passato decisamente “fordista” e reazionario; le sue parole a proposito sono illuminanti:



martedì 28 dicembre 2010

17 Social Media Marketing Trends per il 2011

Quali evoluzioni della tecnologia nell’ambito dei Social Media dobbiamo aspettarci per il 2011?
Qui troverete una guida dettagliata alle Social media marketing  predictions per l’anno che verrà, il tutto in diciassette, efficaci  punti:
1.     Il pubblico avrà, nei mesi a venire, un ruolo sempre più predominante: questo significa che i brands che il pubblico ama saranno  sempre visibili sui social media.
2.     Monitorare i social media diventerà ancora più importante,  al fine di incrementare le vendite e migliorare la qualità dei servizi.
3.     Sarà necessario avere un rapporto di dialogo più costante e proficuo con i customers.
4.     Organizzare e controllare regolarmente le strategie di marketing anche attraverso i social media sarà uno dei passi fondamentali per la crescita di  un brand.
5.     Il 2011 sarà l’anno in cui molti social media saranno presenti su cellulari e nuove tecnologie, in modo da potersi connettere come e quando lo si desidera.



lunedì 27 dicembre 2010

Non ho Facebook, ma ho dei segreti on line

Una recente inchiesta condotta dalla CNN ha rivelato che, per quanto ci si tenga alla larga da Social Networks come Facebook, Myspace e Twitter , a livello di privacy non ci si possa comunque ritenere tranquilli.
Bastano difatti dei semplici dati – il proprio nome e l’indirizzo email – per poter rivelare e diffondere nel Web un numero scioccante di dettagli estremamente personali: gusti, abitudini, persino informazioni sulla propria famiglia e sulla propria vita privata.

La giornalista Poppy Harlow, della CNNMoney, ha messo alla prova la sua reputazione on line attraverso un esperimento di web analysis: digitando il proprio nome sui motori di ricerca, aiutata da alcuni analisti di settore, ha scoperto che, nonostante non fosse in possesso di un profilo Facebook né di un account su Linkedln, una moltitudine di informazioni private su di lei circolavano comunque sulla rete: la morte del padre per cancro, la sua fede nella Chiesa Episcopale, persino il fatto che abbia affittato la casa dove abita.



giovedì 23 dicembre 2010

Dall’identità all’eredità digitale

Il concetto di identità digitale pone di fatto il problema della sua eredità futura.

La questione è molto più complessa di quello che possiamo immaginare. In primis, perché per eredità digitale si intende tutta quella serie  di dati che lasciamo sul web per sempre; in seconda istanza, perché questi dati, che siano informazioni, pensieri, fotografie o anche documenti, sono personali.

Evan Carroll e John Romano, due ricercatori statunitensi, hanno da poco pubblicato il prezioso volume Your Digital Afterlife, con l’intento di sensibilizzare e soprattutto rendere consapevole chiunque usi i social network, il web e il computer sull’importanza del tema, senza tabù, anche attraverso i nuovi servizi del Web 2.0 nati a questo scopo, nell’ottica di una sempre più definita tutela della privacy.



Il libro si propone come un percorso chiaro e semplice su quali passi attuare per muoversi senza incertezze in questa direzione: dal censimento delle proprie password all'implementazione di un piano che sarà poi attuato da un esecutore del testamentario digitale, persona che eventualmente avremo provveduto a nominare e contattare preventivamente, o ad uno dei tanti servizi digitali recentemente nati  che si stanno sviluppando proprio a questo scopo.



mercoledì 22 dicembre 2010

Pubblicità 2011: più investimenti sul web che sui giornali

Secondo le stime di eMarketer, la pubblicità condotta su internet ha nettamente sorpassato quella pubblicata sui giornali (sia cartacei che online). Se prima, infatti, venivano raggiunte cifre decisamente alte, ora la situazione è radicalmente cambiata, ed assistiamo ad un calo addirittura del 6%: dai 27,6 miliardi di dollari del 2009 ai 25,7 miliardi odierni, mentre quella sui soli giornali di carta si è fermata a 22,8 miliardi.
L’altra faccia della medaglia, quella relativa all’advertising on line, parla chiaro, con un aumento del 13,9%, accostabile a circa 25,8 miliardi di dollari.
Il grafico riportati qui sotto mostra l’emblematica situazione:




Le analisi pubblicate da eMarketer mostrano chiaramente che  il gap subirà un ulteriore aumento  nel 2011, anno in cui i giornali (cartacei e online) potranno “contare” soltanto su 24,6 miliardi di dollari (di cui 21,4 miliardi di carta stampata), contro i 28,5 miliardi che andranno invece all'advertising online:



martedì 21 dicembre 2010

Medico e paziente non sono amici, soprattutto su Facebook

Please don’t friend me”. Ai tempi di Facebook, i rapporti interpersonali possono arricchirsi di nuovi, a volte insignificanti dettagli e di inaspettate sfumature: amicizie “forzate” da una conoscenza avvenuta in circostanze altrettanto forzate possono nascere o, come nel caso qui trattato, essere negate.
Un articolo statunintense ha riportato infatti un curioso fenomeno, che non mancherà di sucitare polemiche: è il caso di tutti quei pazienti che digitano sui motori di ricerca il nome del loro medico, per poi, una volta scoperto il profilo Facebook del suddetto, chiederne l’amicizia. 

Questo è  alla base di una recente ricerca pubblicata dalla Rouen University Hospital,  in Francia, e condotta dal Journal of Medical Ethics, grazie alla quale sono emersi alcuni dati importanti circa questa tendenza, che pare avere sempre più “follower”. Sullo stesso terreno si è mossa anche Katherine , assistente professoressa di medicina presso la  George Washington University.

Entrambi gli studi, infatti, hanno analizzato il modo in cui il rapporto di fiducia che dovrebbe essere alla base della relazione tra medico e paziente risulta minato se si sposta sull’asse dei social networks; ne è emerso che il medico non si ritiene affatto un amico del paziente, né intende esserlo, almeno nel mondo virtuale di Facebook, Myspace e Twitter.



lunedì 20 dicembre 2010

Foto fantasma rovinano la reputazione di un giovane politico gay

Un altro caso di lesa reputazione on line. I quotidiani britannici riportano a caratteri cubitali la notizia della sospensione dell’incarico di Reace Mcdonell, diciannovenne politico inglese, da sempre apertamente gay, accusato di  aver postato alcune sue foto all’interno di un sito per adulti.

A provvedere alla sospensione dell’incarico è stata la Youth Parliament, organizzazione di terra d’Albione composta da membri eletti di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, la quale aveva “scovato” la pubblicazione della notizia comparsa sul The Plymouth Herald; azione questa, portata avanti con intransigenza al fine di salvaguardare l’immagine stessa dei ragazzi che lavorano nel gruppo.

La notizia riportata dal quotidiano inglese comprendeva, oltre alle suddette foto, etichettate come osè e comparse, tra l’altro, su siti vietati, anche una lettera di lamentela compilata dalla madre, rimasta anonima, di un ragazzo gay: la donna temeva che la figura e le inclinazioni sessuali del giovanissimo politico potessero costituire un esempio estremamente negativo.



venerdì 17 dicembre 2010

La crescita di Twitter vale 3,7 milioni di dollari

Arriva dagli Stati Uniti la notizia che Twitter, l’ultimo piccolo grande, gigante tra i social networks, ha ottenuto 200 milioni di dollari per incentivare la sua crescita. Questo significa che l’ormai popolare uccellino azzurro riuscirà ad ampliare la sua espansione in rete senza l’aiuto di Wall Street, ma unicamente attraverso le strategie di investimento proposte dalla Kleiner Perkins Caufield & Byers, una delle più famose società della Silicon Valley.

Inoltre, l’aumento dello staff manageriale di Twitter ha portato all’inclusione di due intraprendenti personalità in veste di nuovi direttori:  Mike McCue e David Rosenblatt.
Ma per quale motivo una delle più rinomate società di investimento californiane ha puntato proprio sul social network Twitter, ancora in fase di crescita rispetto al colosso Facebook?

La risposta è insita nella strategia della Kleiner Perkins, la quale ha individuato nella piattaforma social un “moneymaking potential” che deve essere curato e aiutato nell’ottica di poter avere grandiosi risultati. I numeri di Twitter confermano, in effetti, le aspettative di guadagno: sono infatti 65 milioni i messaggi con un testo non superiore ai 140 caratteri che ogni giorno “fuoriescono” dal social per diffondersi nell’intero web.



giovedì 16 dicembre 2010

Il mondo visto da Facebook

L'idea è di Paul Butler, un giovane ingegnere stagista di Facebook, che ha realizzato una mappa del pianeta a partire dalle relazioni di amicizia che legano gli iscritti di Facebook nelle varie parti del mondo.
Come? Applicando la teoria dei grafi alle informazioni relative a un campione di 10 milioni di coppie di amici: ogni iscritto (individuato dalle sue coordinate geografiche) è un nodo della rete le sue relazioni con gli altri iscritti rappresentano gli archi che li congiungono.
Il risultato è una mappa fluorescente dove le aree più luminose rappresentano quelle in cui si concentra il maggior numero di relazioni tra i nodi:



La dimostrazione scientifica di quello che intuitivamente si poteva immaginare: le aree con maggiore densità di popolazione sono quelle che alimentano le relazioni sociali all'interno di Facebook. La sovrapposizione dei due diagrammi (la mappa del mondo e quella di Facebook) permette anche di misurare con esattezza i punti in cui qualcosa sta cambiando (guardiamo ad esempio quelle piccole aree lucenti in Africa) e riflettere sulle sue possibili implicazioni (promuovere delle campagne che stimolino i paesi più luminosi a connettersi con le aree più depresse)

mercoledì 15 dicembre 2010

Digital Death

Sacrificare la propria vita digitale per salvare vite reali.
Lo scopo era raccogliere un milione di dollari per la lotta contro l'Aids.
L'idea è stata promossa dalla fondazione Keep a child, che ha chiamato a raccolta celebrità del calibro di Lady Gaga, Alicia Keys, Justin Timberlake, David La Chapelle e tanti altri mucisti e personaggi famosi.

Dal 1 dicembre sono tutti virtualmente morti, "niente più twitter e facebook per loro" ma i loro fan possono salvare la loro identità digitale comprandola sul sito Buylife.org e al raggiungimento di un milione di dollari, torneranno a vivere sul web.
Il 6 dicembre l'obiettivo è stato raggiunto.




Alcuni hanno supposto che siano state le stesse celebrità a pagare per la resurrezione digitale, visto che nei primi 5 giorni la campagna non aveva raggiunto i 300.000 dollari e il sesto giorno "miracolosamente" è arrivata all'obiettivo di un milione.


Me lo compri papà? La console è il regalo di natale più ambito, non solo dai bambini

Abbiamo condotto una ricerca su tre grandi marchi di console (Playstation, Xbox e Wii) per Mark Up. Ecco alcuni dati emersi dall'analisi, tratti dall'articolo in edicola questo mese:

"La console per videogiochi non è solo un oggetto di divertimento, ma è ormai diventata parte della vita quotidiana ed elemento che incide sulle relazioni familiari e sociali.
Dall’analisi delle conversazioni on line sui principali marchi di console emerge infatti un quadro molto articolato sui soggetti che le utilizzano e le loro esperienze di gioco.In vista del Natale, tanti genitori utilizzano i forum, sui quali normalmente parlano di altre tematiche, per chiedere consigli sui migliori modelli, divisi tra l’esigenza di risparmiare e quella di accontentare le richieste ossessive dei figli, “perchè gli amici c’è l’hanno già”. Poi nel corso dello scambio capita spesso che il genitore stesso tradisca il desiderio di avere la console e di sceglierla anche in base alle proprie preferenze: vale sia per i papà che per le mamme.
Dal lato dei giovani invece si rileva un elevatissimo livello di competenza tecnica che viene messa al servizio dei meno esperti all’interno di micro-comunità on line: i più capaci rilasciano indicazioni e consigli su problematiche di installazione o aggiornamento e trucchi per migliorare la qualità dei giochi. Un fenomeno diffusissimo è lo scambio di informazioni sui sistemi per “craccare” le console e sui problemi che ne conseguono in termini di funzionamento degli apparecchi.


martedì 14 dicembre 2010

Ora l'identità digitale guida gli investimenti sul web

É recente la notizia, poveniente dagli Stati Uniti,  del lancio di una nuova strategia di investimento : il Mirrored Investing, che non si può esitare a definire emblemticamente figlia dell’era dei social networks. Cos’è, esattamente, il Mirrored Investing? Si tratta di una forma di investimento creata da  Joseph Fox, CEO del la Ditto Trade, società fondata un mese fa appositamente per il lancio di questa nuova operazione, la quale si concretizza attraverso l’investimento del proprio capitale facendo leva su quanto ognuno rivela di sé attraverso le piattaforme dei social networks.

Joseph Fox ha infatti spiegato come la condivisione dei propri dati on line possa effettivamnete mettere in contatto non solo persone, ma anche investitori, rivelando affinità e strategie di investimento del proprio portfolio che possono essere vincenti e, quindi, da esempio per gli altri.

La strategia offerta dalla Ditto Trade, prima vietata all’interno delle leggi di mercato, è ora riconosciuta e sta aprendo diversi account: persino il colosso della TD Amitrade si sta uniformando a questa linea, offrendo ai propri investitori i cosiddetti mirrored investings, sotto il nome di Autotrade.



lunedì 13 dicembre 2010

L’affare della privacy sul web, verso una teoria economica

La tutela della privacy su Internet non è un’affare di sicurezza personale, ma proprio un affare in senso stretto. Privacy ed economia sono legate a filo doppio, e il web è fattore determinante in questo rapporto, soprattutto in termini di rischio legato alle lacune informative di privati e pubblici e all’irrazionalità che guida i comportamenti di consumo.

Se ne occupa da tanti anni Alessandro Acquisti, ricercatore presso la Carnegie Mellon University di Pittsburg e già vincitore di prestigiosi riconoscimenti come il PET e l'IBM Best Academic Privacy Faculty Award.
In una recente video intervista rilasciata al sito web de L’Espresso ha esplicato il modo in cui, nel momento in cui riveliamo tanto –forse troppo – di noi in Internet, diventiamo “Il Grande Fratello di noi stessi”.

Il ricercatore, considerato uno dei più reputati esperti a livello internazionale nell’ambito della sicurezza e della privacy sulla rete, ha infatti dimostrato come a partire da dati non sensibili e “apparentemente innoque” diffusi dagli utenti sui social Network sia possibile, attraverso le evoluzioni del data mining, ricostruire dati estremamente sensibili.



venerdì 10 dicembre 2010

NeighborGoods e il ritorno al baratto sul web





Pochi giorni fa ci è giunta dall’America una notizia che, dal punto di vista umano ed economico, ha una potenza di innovazione sconvolgente, sebbene le sue radici affondino addirittura nella preistoria. Micki Krimmel, giornalista, appassionata di pattinaggio e ambientalista, collaboratrice di Al Gore, ex vicepresidente degli Stati Uniti, nel documentario «Una scomoda verità», ha creato infatti una rete di scambio tra vicini totalmente gratuita, una sorta di community dal nome emblematico di NeighborGoods, che risultata incentrata sulla condivisione di oggetti presenti in una bacheca online e in una rete di prestito o baratto continuamente in sinergica espansione. Tra gli oggetti che compaiono nella bacheca si può trovare di tutto: dagli utensili da cucina agli attrezzi di lavoroo, fino a cellulari, dvd o addirittura televisori: oggetti che, di partenza, hanno range di prezzo e valore totalmente differenti, ma che vengono prestati all’interno di una rete di persone il cui unico requisito è abitare a pochi chilometri di distanza.

Accedere a questa community ha soltanto una quota di ingresso estremamente bassa e perciò accessibile a chiunque, del valore di cinque dollari, richiesta per alcuni prestiti che implicano, prevalentemente, l'utilizzo di oggetti costosi. Essa costituisce per ora l'unica fonte di guadagno tale da garantire la sostenibilità economica dell’intera community.



giovedì 9 dicembre 2010

La pubblicità negativa di DecorMyEyes.com finisce dietro le sbarre

E’ di un paio di giorni fa la notizia dell’arresto a Brooklyn di Vitaly Borker, trentaquattrenne fondatore del sito web per l’ecommerce DecorMyEyes.com, di cui abbiamo parlato nel post del 29 Novembre DecorMyEyes.com: l'importante è che se ne parli...su Google!”.

Il proprietario di uno dei siti più cliccati e visitati è stato tratto in arresto in seguito ad accuse di violenza verbale e minacce nei confronti dei clienti. Questo era solo una parte della strategia di Borker, strategia che per lungo tempo si è rivelata vincente: il proprietario di Decormyeyes.com, difatti, si guadagnava una sempre maggior fama sfruttando lo scontento e le lamentele dei clienti. In che modo, è semplice immaginarlo.

Gli utenti, dopo aver acquistato lussuosi occhiali di marche celebri attraverso il sito (e a cifre per nulla vantaggiose), si vedevano recapitare a casa il prodotto desiderato contraffatto, taroccato. Alle mail di lamentela da parte dei clienti si contrapponeva la politica attuata da Borker e dai suoi collaboratori, i quali controbattevano prima con insulti, poi con vere e proprie minacce, dichiarando di non voler emettere rimborsi. Avevamo citato il caso di Miss Rodriguez, ma lo stesso trattamento era stato riservato ad altre centinaia di consumatori: le loro parole di rabbia e amarezza, riversate su blog, forum e social network avevano contribuito a far balzare DecorMyEyes.com nella golden top dei siti più visualizzati (e quindi più visibili) su Google, in quanto il link al sito “maledetto” era costantemente riportato. Ed era esattamente questo ciò a cui aspirava Vitaly Borker, il quale ora rischia una condanna a diversi anni di carcere.


lunedì 6 dicembre 2010

A caccia di evasori fiscali nei social network

Da qualche tempo il Fisco può contare su un nuovo, famigerato ed efficace alleato: Facebook. Il celeberrimo social network, infatti, è diventato ormai un fidato strumento nelle mani dell’Agenzia delle entrate, la quale ha deciso di ricorrervi per monitorare i movimenti sul web dei presunti evasori fiscali, sorvegliando i loro spostamenti e acquisti. In questo modo non viene controllato costantemente solo il profilo su Facebook del soggetto in questione, ma anche un ampio range di altri siti dove è possibile scambiarsi informazioni e dove si generano le discussioni tra i diversi utenti.

Discorso parallelo e speculare è quello che si può fare per eBay, una piattaforma già conosciuta per l’ingente traffico di scambi e di affari in nero che gli utenti portano avanti quotidianamente; gli agenti convogliano poi i dati raccolti in appositi software, dove è possibile confrontare tutti gli elementi ricavati da questi siti con il reddito dichiarato dai soggetti monitorati. Senz’altro eBay rappresenta inoltre un nervo scoperto anche dal lato dei marchi che sempre più spesso divengono oggetto e simbolo di contraffazione  moltissimi utenti, infatti, dopo aver acquistato capi di moda su eBay a prezzi bassissimi, si sono resi conto, al momento della cosegna, che quanto ordinato e comprato era un clamoroso falso. Sono nati dei gruppi su Facebook per avvertire altri utenti di questo.



venerdì 3 dicembre 2010

L'onda Wikileaks

Come sta reagendo il popolo del Web circa l’ondata di notizie sul caso Wikileaks?

Girovagando per la rete, salta immediatamente all’occhio la massiccia presenza di commenti dei milioni di utenti “spalmati” tra social networks, forum e blog che hanno spostato l’asse degli argomenti delle discussioni proprio sulla notizia delle rivelazioni che la piattaforma creata da Julian Assange sta fornendo.

Dal grafico che segue è evidente come l’onda sia cavalcata dall’opinione dei blogger, ma considerevole è anche la percentuale di contenuti ripresi o creati in modo inedito dagli utenti sui social network, in particolare Twitter e Facebook, molto più attivi dei siti news:


Rispetto ai contenuti possiamo dire , prendendo in considerazione soprattutto i social network, che le reazioni degli internauti sono suddivisibili in due macro categorie.
Il gruppo più consistente è quello che supporta a gran voce la fuga di notizie riservate scatenata da Wikileaks, come dimostrano alcuni estratti dei post:

La Cina ha bloccato l'entrata a Wikileaks. Sempre più censure! Abbiamo il Diritto di essere informati.


Abbiamo il diritto di essere informati



giovedì 2 dicembre 2010

Social Web e le aziende: verso un’inevitabile evoluzione

Sulle piattaforme dei maggiori social network, ed in primis Facebook, le marche sono sempre più rappresentative. I brand risultano infatti estremamente attivi, e lo sono tramite svariate tipologie di approcci e, conseguentemente, di risultati. 
Si hanno quindi due poli: da una parte, gli utenti, i quali cercano costantemente di dialogare, attraverso i social network, con i rappresentanti dei brand preferiti; dall’altra le aziende, in particolare quella cerchia che ha compreso quanta importanza abbia la conversazione con i consumatori/utenti, molta più, certo, della mera trasmissione di messaggi pubblicitari.
Sappiamo bene come questi canali presentano caratteristiche differenti e assolutamente non omogeneo è il loro risultato; ad esempio, mentre la tradizionale mailing list permetteva all’azienda di raggiungere soltanto chi vi fosse iscritto, Facebook, Myspace e Twitter possiedono al contrario un potere olistico ragguardevole, che genera, inoltre, continui e sinergici scambi di contenuti, di dati e di considerazioni.



mercoledì 1 dicembre 2010

Black Friday: quando il passaparola on line travolge il consumatore

Il Black Friday è un giorno che tutti i cittadini degli USA, in vista delle festività natalizie, attendono con ansia. Nell’ultimo venerdì del mese di Novembre, infatti, grandi magazzini e negozi che trattano qualunque genere di prodotti aprono le proprie porte dopo aver segnalato sconti e riduzioni di prezzo mozzafiato sui canali più diversi: tramite i consueti cartelloni pubblicitari, gonfaloni, ma sfruttando anche sempre più frequentemente i tam tam mediateci, che vanno dai siti internet ai social network più frequentati, come Facebook, Myspace e Twitter. L'associazione dei commercianti americani (Nrf) ha rilevato  che sono stati circa 212 milioni i consumatori a presentarsi nei negozi o che hanno consultato siti di vendita e social network tra il giovedi' del Thanksgiving e domenica sera: persino l'8,7% in piu' rispetto al 2009.

Si è stimato che il compratore medio, sempre secondo il sondaggio della Nrf, abbia speso 365,64 dollari: il 6,4% in piu' dell'anno scorso, azzerando, in tal modo, lo spettro della crisi, che in occasioni come questa pare non fare più paura.



martedì 30 novembre 2010

Twitter, micro-communities e recommendations

Quando si parla di Social Network la nostra mente va immediatamente a Facebook, e, in seconda istanza, a Myspace. Tuttavia, negli ultimi tempi, un’altra piattaforma si sta facendo strada, con continuità e sorprendente efficacia: è Twitter, contraddistinto dall’ormai celebre uccellino azzurro.

Ebbene, le aziende non si stanno facendo sfuggire la consistente affermazione di conversazioni qui presenti; sotto l’apparenza del social network, Twitter si sta spingendo sempre più verso una direzione ben precisa: creare, in termini più specifici, un vero e proprio meccanismo (attraverso l’applicazione “find people”) che induca i suoi utenti a seguire i propri interessi, passioni ed inclinazioni. E in che modo è semplice immaginarlo: portando gli iscritti a inserirsi all’interno di piccoli circuiti costituiti da persone rilevanti per chi le segue, sia da un punto di vista della comunicazione che dell’ informazione e dei trend.



lunedì 29 novembre 2010

DecorMyEyes.com: l'importante è che se ne parli...su Google!

“Ciao, sono di DecorMyEyes.com e volevo ringraziarvi per tutte queste lamentele, sappiate che più ne pubblicate, più visite riceviamo sul sito e più soldi e vendite ci aiutate a fare. Noi amiamo la  PUBBLICITA' NEGATIVA. Ci avete spinto in vetta ai risultati dei motori di ricerca, e stiamo facendo più soldi adesso che mai prima d'ora. Non abbiamo mai fatto tanti affari. Grazie, grazie a tutti, siamo in paradiso."

E’ di pochi giorni la notizia di una sconcertante disavventura accorsa a una cittadina newyorkese. Clarabelle Rodriguez, residente a Chelsea, NY, aveva difatti deciso di soddisfare uno suo grande desiderio: acquistare un paio di occhiali da vista di una prestigiosa marca francese, la Lafont. Dopo aver provveduto all’ordine e al pagamento via Web, attreverso il sito DecorMyEyes.com (uno dei siti presenti nella Golden top di Google, e quindi tra quelli più cliccati),  viene contattata il giorno seguente da Mr Russo proprio da questo sito Internet, il quale le comunica l’esaurimento scorte delle lenti correttive da lei aggiunte all’acquisto. Al disappunto per questa notifica, si aggiunge per Clarabelle Rodriguez lo sconcerto di vedersi recapitati, pochi giorni dopo, i suoi agognati Lafont FALSI. DecorMyEyes.com le addebita inoltre sul conto $487, e cioè  $125 in più di quanto le era stato comunicato al momento del pagamento.



venerdì 26 novembre 2010

Myspace e il Mash up con Facebook

Quello che i milioni di utenti iscritti a myspace  senza troppe riserve  si aspettavano infine è successo. Dopo aver visto cambiare l’inter-faccia del primo, autentico social network in un brevissimo arco di tempo ed in maniera così radicale  è arrivata la notizia della tanto sospettata fusione con Facebook.


In effetti la creatura di Tom Anderson, ideata e lanciata nel 2002 insieme al suo socio Chris De Wolfe, dopo aver perso via via sempre più colpi, ha dovuto fronteggiare la resa dei conti con il rivale Facebook, che, nato nel 2004, non ci ha messo molto non solo a raggiungerlo, ma anche a superarlo in termini di utenti iscritti (circa 16 milioni solo in Italia).

E, dopo aver assistito ad una sempre più massiccia migrazione di utenti ( e anche di communities) su Facebook, Tom Anderson ha dovuto cedere: la fusione, che risale a poche settimane fa, segna una indelebile vittoria da parte di Mark Zuckenberg, padre di Fb; si è pertanto arrivati ad un accordo, apparentemente soddisfacente per entrambe le parti: le due società, infatti, si sono formalmente impegnate a condividere i reciproci dati utente attraverso un programma noto come "Mashup with Facebook".



giovedì 25 novembre 2010

The Social Network: la trama dell'identità digitale

“Su Internet le parole non sono scritte a matita ma con l’inchiostro”. (The Social Network)

The Social Network è forse la prima biografia in cui tutti gli spettatori si riconoscono, anche se descrive un mondo e un obiettivo irraggiungibile dalla maggior parte delle persone.
La stessa visione del film infatti, mette in scena il potere più grande di Facebook: la costruzione di un’identità.
Facebook, e il discorso può estendersi al web in generale, è l’idea che le relazioni sociali si alimentino attraverso l’esposizione di sè, la commistione totale tra privato e pubblico, dove le azioni che si compiono in un mondo hanno un effetto irreversibile sull’altro.

Il film inizia con la fine di una storia sentimentale: la ragazza di Zuckerberg lo lascia perchè stanca della sua ossessione per la popolarità (nella fattispecie per una confraternita di Harvard molto ambita). Il giudizio della ragazza è spietato, troppo per affrontarlo da “solo”. E’ così Mark si vendica insultandola pubblicamente sul suo blog, come a sancire davanti a tutti, la brutta immagine di sè intimamente riflessa da lei (“non rimarrai solo perchè sei un nerd, ma perchè sei uno stronzo”).

E così trasforma un sentimento privato in fama, reputazione.


mercoledì 24 novembre 2010

I minori sul web: tutela di soggetti in crescita

Secondo l’ Annuario statistico italiano 2010, il rapporto tra gli italiani e i social networks si sta rafforzando esponenzialmente, nonostante la presenza sul territorio nazionale di infrastrutture non certo all’avanguardia e nonostante le divarità che sussiste tra le varie regioni. Dividendo l’Italia nelle macro aree del Nord e del Sud, è comunque evidente che, a livello olistico, il Meridione si sta uniformando al Settentrione: sono il 47% circa gli internauti del Sud contro i 55% del Nord.
Più nel dettaglio, stando ai dati forniti dall’ISTAT, diffatti, emerge una situazione chiara e un segno inequivocabile della trasformazione della nostra società: innanzitutto, sono aumentati gli italiani che utilizzano un computer (51%, rispetto al 47,5% del 2008), appartenenti a ceti diversi e anche a fasce d’età differenti; gli internauti sono addirittura il 48,9%, contro il 44,4% di due anni fa.
Due aspetti di questo report sono illuminanti: da una parte, si riscontra un incremento da parte  degli adolescenti, (di età compresa tra i 15 e i 17 anni), addirittura con un picco che raggiunge il 91,7%,. Dall’altra, quasi l’altra faccia di Giano Bifronte, troviamo gli over 65, dei quali  si è registrato  un progressivo aumento  nella percentuale, passata dal 9,9% al 13,7% in soli dodici mesi. Sopra i 75 anni, è significativo notare che solo il 2,7% fa impiego delle nuove tecnologie.



martedì 23 novembre 2010

Google Hotpot per geolocalizzare la qualità: le vie della reputazione sono infinite

Proprio di questi giorni è la notizia del lancio, da parte di Google, di un nuovissimo tool:Hotpot.
Hotpot si propone come un’utile e user friendly interfaccia che permette non soltanto di rovare tramite google maps ristoranti o luoghi da visitare, ma anche e soprattutto di inserire le proprie recensioni a riguardo. Ma non è tutto qui. Questa nuova piattaforma è destinata ad ottenere larghi consensi, in quanto è una guida decisamente a portata di tutti, tra l’altro accessibile anche dagli smartphone (dai quali si prevede l’utilizzo maggiore). La grande differenza rispetto a qualsiasi altra guida, sarà il fatto che Hotpot verrà costantemente creata e aggiornata proprio dagli utenti, cioè da coloro che cercheranno informazioni su Google circa ristoranti, luoghi da visitare, hotel o locali.



lunedì 22 novembre 2010

Email marketing e social network: la nuova coppia del social media marketing




Stando ai dati presenti all’interno di uno studio condotto da Ecircle, gli utenti dei social networks (in primis quelli di Facebook, seguiti poi dal popolo di di Twitter) utilizzano l’email e le piattaforme social per interagire ed entrare in contatto in maniera più diretta e sempre più approfondita con i brand e le aziende su cui desiderano raccogliere informazioni, e, conseguentemente, anche la loro reputazione on line.
Partendo dai numeri che abbiamo a disposizione, circa il 78% della popolazione ha un profilo su un social network, al quale si connette numerose volte al giorno. In particolare, durante il tempo di connessione, ciascuno di questi utenti non solo si relaziona con gli amici, ma interagisce con i brand o i servizi a cui è interessato attraverso una conversazione, andando, lo sappiamo bene, ad incidere con le sue considerazioni/recensioni, sulla reputazione on line a cui si approccia.
Nel dettaglio, un iscritto a Facebook o a Twitter cerca di reperire informazioni sulle aziende o sui prodotti (circa il 50%), mentre altri si etichettano come follower di una determinata compagnia o di una marca, di cui tentano di non perdere alcuna nuova eventuale promozione o sconti (circa il 41%), e delle quale discutono tra di loro scambiandosi impressioni e consigl: elementi, questi, che un’azienda  deve tenere in considerazione in maniera basilare.





venerdì 19 novembre 2010

Il Venerdì di Repubblica sperimenta la web reputation, ma non è un gioco


Il Venerdì di Repubblica si è sottoposto ad un esperimento di Web Reputation con l’aiuto di Reputation Manager e lo ha rivelato sul numero di oggi ai suoi lettori nell’articolo “Come Rifarsi la reputazione on line”
Abbiamo analizzato l’immagine del settimanale di Repubblica nel Web 2.0 e il risultato è più che soddisfaciente: il 74% dei commenti è positivo. I lettori apprezzano soprattutto gli approfondimenti dedicati alla cultura e alla storia, e i giovanissimi dedicano intere discussioni nei forum alle recensioni sui loro beniamini.
Questione di gusti potremmo dire. La reputazione di un giornale è fatta non solo di gusto ma anche dalla fama dei suoi autori.


BTO a Firenze: la reputazione on line è il nuovo driver del turismo




Si può dire che il turismo stia seguendo di pari passo le evoluzioni del Web: gli albergatori che si erano appena abitutati alla gestione di un sito web, si ritrovano oggi a fare i conti con l’immagine restituita dai propri clienti su una infinità di piattaforme, quali blog, forum e social network. Tenere insieme immagine e reputazione è la nuova sfida per il turismo, e gli operatori sembrano averne preso coscienza.
Lo conferma il successo della III edizione della BTO (Buy Tourism Online), organizzata  dalla BTO Educational (coordinata da Giancarlo Carniani) con il sostegno di Regione Toscana, Camera di Commercio, Apt e Provincia di Firenze, che fa incontrare operatori turistici ed esperti del web e che si tiene presso la Stazione Leopolda di Firenze. Il fenomeno del Turismo 2.0 è senz’altro in forte ascesa, stando ai dati forniti in relazione alla fiera: 4000 partecipanti, 50 relatori, 40 espositori tra le più note aziende.
A presenziare con i propri stand alla BTO ci sono proprio tutti: albergatori, aziende di pacchetti turistici, portali frequentatissimi come Expedia, Hotel.info, nonché i numerosi bloggers che imperniano i loro post proprio sulla qualità dei servizi e dei prodotti offerti da ristoratori ed alberghi realtivi alla mete vacanze.

giovedì 18 novembre 2010

Il Web Sociale: investimento personale e d'impresa




Ormai è chiaro come nella socialità si sviluppi un confronto totale e giornaliero che  comprende la commistione di pubblico e privato. In termini più specifici, è proprio nel pubblico che si riflette, a livello privato, il rapporto con la marca. Stando infatti ai dati forniti da Econsultancy’s recent Social Media and Online PR Report tramite l’efficace grafico che trovate qui sotto, balza immediatamente all’occhio quale spessore e valore abbiano assunto i Social Media non solo all’interno di una determinata azienda, bensì nel totale panorama del mondo del lavoro:


Osservando attentamente quanto proposto qui sopra, ci si accorge quanto il rapporto azienda/cliente/consumatore non sia più una relazione macchinosa e prevedibile, in cui l’azienda propone e  il cliente (e poi il consumatore) “subisce”, ma, al contrario, si sia raggiunto nel corso del tempo una relazione di tipo sinergico ed integrativo: i tre elementi sono tutti sullo stesso piano ed ognuno gioca un ruolo fondamentale nella determinazione dei processi di marketing prima e di acquisto/consumo dopo.



mercoledì 17 novembre 2010

La reputazione on line dal supermercato a Facebook: GreenGiant e Farmiville






Cosa c’entra Farmville con la on line reputation? C’entra eccome, da quando una famosissima ditta di vegetali surgelati, la GreenGiant ,con sede a Le Suer, nel Minnesota, ha avuto un’idea non solo geniale, ma anche assai proficua: utilizzare la fama di Farmville per unirla al suo brand. A tutti coloro che hanno un account su Facebook sarà senz’altro capitato se non di giocare perlomeno di notare la simpatica applicazione di Farmville, lanciata dal social network stesso. Farmville, per i pochi che ne fossero all’oscuro, è un divertente e coinvolgentre on line game sviluppato dalla software-house californiana Zynga. Il gioco simula la vita reale di un agricoltore, consentendo ai giocatori di piantare, far crescere e raccogliere piante e alberi e di allevare animali, il tutto all’interno di una fattoria virtuale.

Per dare un’idea del suo successo della campagna, i dati forniti sono di un aumento notevole della distribuzione dei prodotti (ora presenti in più di 4000 supermercati su tutto il territorio federale) . In aggiunta a questo, basti pensare che questa applicazione, la più famosa e cliccata su Facebook, ha raggiunto i circa 83 milioni di utenti attivi al mese, e la sua reputation è in continua crescita.

martedì 16 novembre 2010

Welcome, videocurriculum! Come trovare lavoro con una semplice webcam.

C’è chi ha detto addio alle consuete tecniche di candidatura. Non che il buon, vecchio curriculum cartaceo (o in formato elettronico) non venga più impiegato, ma proporsi per una posizione di lavoro, o per sostenere un provino non ha più soltanto una strada a senso unico.
Sul web si registra infatti una costante crescita di talenti che, agguerriti e muniti semplicemente di fiducia in sé stessi, si piazzano davanti alla telecamera e mostrano i propri skills, raccontando di sé e delle proprie esperienze lavorative. E lo fanno in maniera convincente, studiata, arricchita da un bagaglio di frasi ad effetto unito ad un efficace e sapiente snocciolamento delle proprie competenze.
C’è da chiedersi se queste persone non vadano semplicemente ad aumentare il numero esorbitante di utenti che amano mostrarsi, per vanità o per ricerca di facili ed immediati consensi. Nient’affatto.
Questi giovani (perché la stragrande maggioranza sono, in effetti, di età compresa tra i 18 ed i 30 anni) hanno capito che YouTube offre una immediatezza di risultati che conta pochi rivali. Ecco perché, quando qualcuno di questi candidati decide di realizzare un video, o meglio, un videocurriculum, sa già a cosa punta, e si gioca il 100% delle probabilità di ottenere un determinato posto di lavoro a cui è interessato. Ma non è un mero elenco di capacità acquisite il loro.

lunedì 15 novembre 2010

On line reputation e opinion makers: tempi bui brechtiani o età illuminata?

Lo abbiamo detto più volte: il consumatore sempre più spesso passa dal web prima di varcare la soglia di un negozio, reale o virtuale. E ritorna sul web, se il prodotto, il servizio fruito non lo soddisfano per condividere la sua esperienza con il popolo della rete. Il consumatore è selettivo: sa che ci sono i portali dei consumatori per azioni di reclamo, e i forum tematici e i portali di recensioni per influire sulla massa attraverso la sua opinione.


E’ l’azienda? Come valuta l’eco delle opinioni che amplifica positivamente o negativamente il suo nome in rete? E’ consapevole che le opinioni non hanno tutte lo stesso peso? E che solo in alcuni casi è opportuno scendere in campo, mentre in altri evitarlo significa perdere un’opportunità e più semplicemente e drammaticamente clienti su clienti? Oggigiorno, i casi in cui un’azienda si affaccia sul mondo del social networks o dei blogs per comunicare con i propri utenti si sono moltiplicati e sono oggetto di esempio per altre realtà: alcune società non si sono limitate a “controllare” cosa dicevano gli utenti, o, nel peggiore dei casi, a cancellare i commenti negativi o a minacciare i bloggers dal linguaggio e dalla verve critica inopportuna, ma sono letteralmente scese in campo per capire le problematiche legate ad una delusione e per creare un rapporto collaborativo con i propri fruitori, al fine di migliorare le prestazioni e l’immagine del proprio prodotto.

lunedì 8 novembre 2010

Conversational Marketing a Iab Forum 2010

Il Customer Care on line è la nuova area di sviluppo offerta alle aziende dal Web 2.0. L'importanza di investire in questo settore strategico è stata discussa da Andrea Barchiesi a Iab Forum 2010 durante il workshop del 4 novembre. Ecco di cosa si è parlato, buona lettura!

La reputazione e il prezzo degli hotel sul web


(Teleborsa ) - Roma, 8 nov - La distribuzione tariffaria online ha cambiato le regole del gioco per gli Hotel italiani, portando le tariffe per pernottamento a frequenti up/down sul costo di pernottamento. E' quanto emerge da una analisti del comparatore prezzi degli hotel www.trivago.it, nel suo recente studio tHPDI (trivago hotel price disparity rate) sulle tariffe praticate da quasi 8 mila strutture ricercate, ha osservato la media dei prezzi per categorie alberghiere in Italia e il livello di dinamicita' dei prezzi, indice conosciuto come "disparity rate".
Dalla ricerca trivago emerge che i prezzi praticati online dagli alberghi presentano una forte dinamicità e aumentano in relazione alla reputazione online della stessa struttura e alle tariffe praticate sul web dalla concorrenza. La classificazione alberghiera diventa sempre meno rilevante per i prezzi di listino, soprattutto nelle categorie più basse, dove i prezzi seguono fasce di prezzo molto simili.

lunedì 11 ottobre 2010

Consumatore online più consapevole, attento all'etica

Identikit italiano


Quattro click sul web. E poi via a fare la spesa tra gli scaffali del supermercato. Scaffali spesso digitali. È questo il profilo del nuovo consumatore consapevole tratteggiato dai Reputation manager di Act Value che hanno condotto una ricerca di alcuni mesi monitorando, grazie ad un sistema software specialistico, le opinioni e le discussioni online di migliaia di utenti in Rete sulle grandi catene di distribuzione. Sotto esame sono finiti 64 fra i più rappresentativi blog, forum, siti di news, video on line, siti di Enti e di Associazioni e Portali tematici setacciati in profondità in migliaia e migliaia di pagine utilizzando un criterio di acquisizione dei contenuti innovativo progettato per ricalcare il comportamento naturale degli utenti sulla rete, il cosiddetto Human Search e i cui risultati sono poi stati validati da un’apposita redazione.

Il risultato? Per molti versi assolutamente inatteso. Come quando si è scoperto che sulla decisione del consumatore di servirsi di questa o di quella catena della grande distribuzione pesano, e non poco, gli aspetti etici, in qualche caso addirittura più del rapporto prezzo-qualità. Le opinioni altrui, di altri consumatori, contano. E anzi contano moltissimo soprattutto sul web dove la forza del passaparola digitale suggerisce fortemente alle aziende di considerarlo un importantissimo valore di ascolto. Ma non è solo questo. La variabile del tempo dedicato alla spesa gioca un ruolo sempre più fondamentale. E dunque si fa largo non solo la spesa online ma anche un interessante esperimento tra vecchio e nuovo: la spesa ’drive-in’, che consente di ordinare e ritirare poi gli acquisti direttamente presso il punto vendita. Per chi ancora resiste all’acquisto virtuale ma non disdegna la possibilità di risparmiare tempo, energie e denaro.


martedì 14 settembre 2010

Facebook: tutela della privacy o dell'irresponsabilità?



“Don't expose yourself on line” è il refrain intonato a più voci quando si parla di Facebook e tutela della privacy on line.
Genitori che si propongono ai figli come amici virtuali per spiarli, bande di ladri che monitorano i movimenti delle loro prossime vittime, controlli a tappeto sui candidati prima del colloquio di lavoro.
Esempi come questi si sprecano e le persone in rete, sempre più preoccupate per la propria esposizione mediatica, continuano a lanciare domande e a chiedere rassicurazioni sul funzionamento delle impostazioni della privacy su Facebook.