giovedì 4 marzo 2010

Analisi della reputazione nella pubblica amministrazione

Reputazione e trasparenza dell’ICT sembrano essere le nuove carte da giocare nella partita contro la corruzione nella pubblica amministrazione.
Il 2 Marzo il Parlamento ha approvato in via preliminare il disegno di legge anticorruzione sulla pubblica amministrazione. Le intenzioni espresse dal Ministro Brunetta in conferenza stampa
sono essenzialmente tre:
- La costituzione di un organo centrale di controllo della corruzione nella pubblica amministrazione (piano generale anticorruzione a partire dai piani emessi dai singoli enti)
- L’osservatorio sulla corruzione: attività di monitoraggio dei rischi e individuazione dei reati contro la PA
- Trasparenza informativa nelle PA e nella gestione degli appalti pubblci

Come nota Carlo Mochi Sismondi nella sua analisi puntuale del disegno, l’obbligo di trasparenza riguarda due procedimenti e in prima istanza due grandi tematiche: ICT e reputazione.



Da un lato è evidente l’obbligo e l’opportunità per le PA di sfruttuare l’ICT per comunicare in modo trasparente con il cittadino, pubblicando sui siti istituzionali le informazioni relative ai procedimenti amministrativi “secondo criteri di facile accessibilità, completezza e semplicità di consultazione”
D’altro canto l’obbligo di trasparenza si impone nella gestione degli appalti per le stazioni appaltanti e per l’AVCP (Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici) che dovrà integrare nel sistema di qualificazione per l’assegnazione dei contratti “parametri reputazionali oggettivi, basati sulla valutazione del comportamento tenuto dalle imprese nell’esecuzione del contratto e, sulla scorta di tali parametri, predisporre schemi di valutazione utilizzabili anche dalle altre amministrazioni appaltanti”
Si pone a questo punto una questione metodologica: come si costituisce un Osservatorio sulla trasparenza e la reputazione basato su parametri oggettivi?
Esiste già un territorio da osservare, dove ogni giorno i cittadini condividono informazioni, problematiche e lacune dei servizi offerti dalle PA: è il Web. Pensiamo ad esempio ai numerosi e frequentatissimi portali di associazioni dei consumatori, risorsa cui il cittadino ricorre sempre più spesso per risolvere problematiche nel reperire informazioni che invece dovrebbero essere facilmente accessibili nei luoghi istituzionali.
Oppure pensiamo a quante conversazioni vertono sulle irregolarità nella gestione locale dei sistemi di subbapalto.
Gli strumenti tecnologici deputati all’analisi delle conversazioni digitali, già ampiamente utilizzati da aziende private per conoscere la percezione dei consumatori, possono diventare un’efficacissimo strumento di ricognizione e mononitoraggio della reputazione di aziende e amministrazioni coinvolte nella cosa pubblica: i parametri oggettivi per valutare se le aziende sono qualificate ad ottenere un appalto comprederebbero già testimonianze ed opinioni dei cittadini sul comportamento di tali aziende, in altri termini terrebbero conto della loro reputazione. Non di meno questo valore reputazionale sarebbe il risultato di un'analisi strutturata sorretta da indicatori scientifici, anziché il riflesso di un'analisi di sentiment basata su un approccio meramente interpretativo.
Allo stesso modo le problematiche relative alla trasparenza della comunicazione nelle PA, alla difficoltà di accedere alle informazioni, piuttosto che alla lacunosità di determinate aree possono essere rilevate in tempo reale, interrogando i canali in cui i cittadini si confrontano spontaneamente su questi temi.
Politica e burocrazia ci hanno da sempre abituato ad un atteggiamento miope e arretrato rispetto all’integrazione delle nuove tecnologie nei processi amministrativi: speriamo sia la volta buona affinchè qualcosa cambi.

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