giovedì 18 novembre 2010

Il Web Sociale: investimento personale e d'impresa




Ormai è chiaro come nella socialità si sviluppi un confronto totale e giornaliero che  comprende la commistione di pubblico e privato. In termini più specifici, è proprio nel pubblico che si riflette, a livello privato, il rapporto con la marca. Stando infatti ai dati forniti da Econsultancy’s recent Social Media and Online PR Report tramite l’efficace grafico che trovate qui sotto, balza immediatamente all’occhio quale spessore e valore abbiano assunto i Social Media non solo all’interno di una determinata azienda, bensì nel totale panorama del mondo del lavoro:


Osservando attentamente quanto proposto qui sopra, ci si accorge quanto il rapporto azienda/cliente/consumatore non sia più una relazione macchinosa e prevedibile, in cui l’azienda propone e  il cliente (e poi il consumatore) “subisce”, ma, al contrario, si sia raggiunto nel corso del tempo una relazione di tipo sinergico ed integrativo: i tre elementi sono tutti sullo stesso piano ed ognuno gioca un ruolo fondamentale nella determinazione dei processi di marketing prima e di acquisto/consumo dopo.



Ma partiamo dalla presenza della persone sul web attraverso alcuni significativi dati: secondo le pubblicazioni di Audiweb relative al mese di luglio 2010, sono circa“23,835 milioni gli Italiani online, con un incremento del 9,9% rispetto a luglio 2009. Gli utenti attivi nel giorno medio sono 10,8 milioni, navigano in media per 1 ora e 28 minuti al giorno e consultano 166 pagine per persona”. Analizzando quali siano le piattaforme online più clikkate, i dati parlano chiaro: 189 Parent, 370 Brand, 974 Channel e 92 Custom Property (per aggregati o aree tematiche).

La risposta delle aziende nei confronti di questi trends è sempre più in direzione dello user. Egli transita in continuazione dalla sfera virtuale del web, in cui visita non solo i websites di queste, ma conversa con gli altri utenti spesso e sempre più frequentemente esprimendo le proprie opinioni (incidendo, in tal modo, sulla on line  reputation  del marchio, del prodotto o del servizio offerto dall’azienda) all’azione in sé e per sé reale dell’acquisto. Oggigiorno, come spesso si sottolinea, ciascuna azienda deve tenere in considerazione questo processo ed incrementare il suo marketing, rafforzando in primis la on line reputation , in modo da essere competiva, unica e sempre in costante contatto e sinergia con il suo bacino di utenti.

Tornando al grafico, l’83% delle realtà aziendali presenti sul mercato attende e si augura un incremento dei profitti nei prossimi anni proprio attraverso l’utilizzo dei social media: questo va a validare la tesi esposta qualche riga sopra; la maggior parte degli esempi arrivano come sempre dagli Stati Uniti, in particolare dall’industria dell’automobile, settore che sta cercando di riprendersi dalla crisi proprio sfruttando l’interazione con gli utenti/cosumatori/guidatore anche attraverso un miglioramento del proprio Customer Care. Il modello Ford, da noi citato nel blog del 15 novembre, è stato apprezzato ed è ora emulato in vasta scala: per citare un caso, trattiamo quello di Dacia: gli acquirenti si scambiano impressioni e considerazioni sul profilo facebook del brand che vengono analizzate dal CC al fine di ottenere un incisivo guadagno, nella continua ricerca di miglioramento del prodotto e dei servizi offerti.

L’evoluzione della socialità (e della  on line reputation) è davvero la nuova frontiera del mercato.



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