giovedì 30 dicembre 2010

Nei tribunali inglesi via libera ai social media

Il sistema giudiziario britannico (Lord Chief Justice) ha sancito il diritto dei giornalisti ad utilizzare i social media durante i processi per inviare informazioni e aggiornamenti su quando accade in aula.
Al di là della loro funzione sociale e comunitaria, i social media sono dunque riconosciuti a tutti gli effetti come un mezzo di informazione ufficiale.
Infatti, l'informazione diffusa dal giornalista tramite i suoi tweet, sms e e-mail potrà essere diffusa istantaneamente in rete, molto prima che la stampa (magari la stessa redazione del giornlista) pubblichi il suo articolo a riguardo e questo grazie alla rete di relazioni in cui il messaggio viene preso. Ogni contatto del giornalista potrà infatti a sua volta dare eco a quell'informazione e renderla disponibile per altri, agevolando un meccanismo di citizen journalism istantaneo.
Si profila l'ampiamento di uno scenario che è già in atto: l'informazione della stampa sarà sempre più costruita a partire da quella che passa sui social media, filtrata dall'opinione di chi l'ha già consumata.


mercoledì 29 dicembre 2010

Whirpool pesca i suoi giovani talenti su Facebook

“Così pesco i giovani”. Il dottor Pierre Ley, manager Whirpool (ex Ignis elettrodomestici, azienda che ha avuto un ruolo chiave nell’Italia degli anni Sessanta) ha le idee chiare sulle nuove tecniche di recruiting. La sua “caccia ai talenti” non solo dà risultati assai gratificanti, ma è totalmente al passo coi tempi. Dall’headquarter sito a Varese della multinazionale americana Ley ha recentemente rilasciato un’intervista  relativa a questo argomento, spiegando le nuove strategie di ricerca e selezione di giovani talenti da inserire nell’azienda. Nella fattispecie, il manager ha deciso di spalancare le porte della Whirpool alle nuove tecnologie offerte dai tools dei Social Networks, aprendo una pagina Facebook con l’intento di recrutare 200 giovani manager (ingegneri, designer, economisti ma anche psicologi in grado di decifrare le tendenze del consumatore).
A fianco di colleghi appartenenti a ben ventotto nazionalità diverse, Pierre Ley (manager dalle poliedriche esperienze lavorative) ha senz’altro condotto il settore delle human resources in una direzione nuova ed innovativa, rompendo i ponti con un passato decisamente “fordista” e reazionario; le sue parole a proposito sono illuminanti:



martedì 28 dicembre 2010

17 Social Media Marketing Trends per il 2011

Quali evoluzioni della tecnologia nell’ambito dei Social Media dobbiamo aspettarci per il 2011?
Qui troverete una guida dettagliata alle Social media marketing  predictions per l’anno che verrà, il tutto in diciassette, efficaci  punti:
1.     Il pubblico avrà, nei mesi a venire, un ruolo sempre più predominante: questo significa che i brands che il pubblico ama saranno  sempre visibili sui social media.
2.     Monitorare i social media diventerà ancora più importante,  al fine di incrementare le vendite e migliorare la qualità dei servizi.
3.     Sarà necessario avere un rapporto di dialogo più costante e proficuo con i customers.
4.     Organizzare e controllare regolarmente le strategie di marketing anche attraverso i social media sarà uno dei passi fondamentali per la crescita di  un brand.
5.     Il 2011 sarà l’anno in cui molti social media saranno presenti su cellulari e nuove tecnologie, in modo da potersi connettere come e quando lo si desidera.



lunedì 27 dicembre 2010

Non ho Facebook, ma ho dei segreti on line

Una recente inchiesta condotta dalla CNN ha rivelato che, per quanto ci si tenga alla larga da Social Networks come Facebook, Myspace e Twitter , a livello di privacy non ci si possa comunque ritenere tranquilli.
Bastano difatti dei semplici dati – il proprio nome e l’indirizzo email – per poter rivelare e diffondere nel Web un numero scioccante di dettagli estremamente personali: gusti, abitudini, persino informazioni sulla propria famiglia e sulla propria vita privata.

La giornalista Poppy Harlow, della CNNMoney, ha messo alla prova la sua reputazione on line attraverso un esperimento di web analysis: digitando il proprio nome sui motori di ricerca, aiutata da alcuni analisti di settore, ha scoperto che, nonostante non fosse in possesso di un profilo Facebook né di un account su Linkedln, una moltitudine di informazioni private su di lei circolavano comunque sulla rete: la morte del padre per cancro, la sua fede nella Chiesa Episcopale, persino il fatto che abbia affittato la casa dove abita.



giovedì 23 dicembre 2010

Dall’identità all’eredità digitale

Il concetto di identità digitale pone di fatto il problema della sua eredità futura.

La questione è molto più complessa di quello che possiamo immaginare. In primis, perché per eredità digitale si intende tutta quella serie  di dati che lasciamo sul web per sempre; in seconda istanza, perché questi dati, che siano informazioni, pensieri, fotografie o anche documenti, sono personali.

Evan Carroll e John Romano, due ricercatori statunitensi, hanno da poco pubblicato il prezioso volume Your Digital Afterlife, con l’intento di sensibilizzare e soprattutto rendere consapevole chiunque usi i social network, il web e il computer sull’importanza del tema, senza tabù, anche attraverso i nuovi servizi del Web 2.0 nati a questo scopo, nell’ottica di una sempre più definita tutela della privacy.



Il libro si propone come un percorso chiaro e semplice su quali passi attuare per muoversi senza incertezze in questa direzione: dal censimento delle proprie password all'implementazione di un piano che sarà poi attuato da un esecutore del testamentario digitale, persona che eventualmente avremo provveduto a nominare e contattare preventivamente, o ad uno dei tanti servizi digitali recentemente nati  che si stanno sviluppando proprio a questo scopo.



mercoledì 22 dicembre 2010

Pubblicità 2011: più investimenti sul web che sui giornali

Secondo le stime di eMarketer, la pubblicità condotta su internet ha nettamente sorpassato quella pubblicata sui giornali (sia cartacei che online). Se prima, infatti, venivano raggiunte cifre decisamente alte, ora la situazione è radicalmente cambiata, ed assistiamo ad un calo addirittura del 6%: dai 27,6 miliardi di dollari del 2009 ai 25,7 miliardi odierni, mentre quella sui soli giornali di carta si è fermata a 22,8 miliardi.
L’altra faccia della medaglia, quella relativa all’advertising on line, parla chiaro, con un aumento del 13,9%, accostabile a circa 25,8 miliardi di dollari.
Il grafico riportati qui sotto mostra l’emblematica situazione:




Le analisi pubblicate da eMarketer mostrano chiaramente che  il gap subirà un ulteriore aumento  nel 2011, anno in cui i giornali (cartacei e online) potranno “contare” soltanto su 24,6 miliardi di dollari (di cui 21,4 miliardi di carta stampata), contro i 28,5 miliardi che andranno invece all'advertising online:



martedì 21 dicembre 2010

Medico e paziente non sono amici, soprattutto su Facebook

Please don’t friend me”. Ai tempi di Facebook, i rapporti interpersonali possono arricchirsi di nuovi, a volte insignificanti dettagli e di inaspettate sfumature: amicizie “forzate” da una conoscenza avvenuta in circostanze altrettanto forzate possono nascere o, come nel caso qui trattato, essere negate.
Un articolo statunintense ha riportato infatti un curioso fenomeno, che non mancherà di sucitare polemiche: è il caso di tutti quei pazienti che digitano sui motori di ricerca il nome del loro medico, per poi, una volta scoperto il profilo Facebook del suddetto, chiederne l’amicizia. 

Questo è  alla base di una recente ricerca pubblicata dalla Rouen University Hospital,  in Francia, e condotta dal Journal of Medical Ethics, grazie alla quale sono emersi alcuni dati importanti circa questa tendenza, che pare avere sempre più “follower”. Sullo stesso terreno si è mossa anche Katherine , assistente professoressa di medicina presso la  George Washington University.

Entrambi gli studi, infatti, hanno analizzato il modo in cui il rapporto di fiducia che dovrebbe essere alla base della relazione tra medico e paziente risulta minato se si sposta sull’asse dei social networks; ne è emerso che il medico non si ritiene affatto un amico del paziente, né intende esserlo, almeno nel mondo virtuale di Facebook, Myspace e Twitter.



lunedì 20 dicembre 2010

Foto fantasma rovinano la reputazione di un giovane politico gay

Un altro caso di lesa reputazione on line. I quotidiani britannici riportano a caratteri cubitali la notizia della sospensione dell’incarico di Reace Mcdonell, diciannovenne politico inglese, da sempre apertamente gay, accusato di  aver postato alcune sue foto all’interno di un sito per adulti.

A provvedere alla sospensione dell’incarico è stata la Youth Parliament, organizzazione di terra d’Albione composta da membri eletti di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, la quale aveva “scovato” la pubblicazione della notizia comparsa sul The Plymouth Herald; azione questa, portata avanti con intransigenza al fine di salvaguardare l’immagine stessa dei ragazzi che lavorano nel gruppo.

La notizia riportata dal quotidiano inglese comprendeva, oltre alle suddette foto, etichettate come osè e comparse, tra l’altro, su siti vietati, anche una lettera di lamentela compilata dalla madre, rimasta anonima, di un ragazzo gay: la donna temeva che la figura e le inclinazioni sessuali del giovanissimo politico potessero costituire un esempio estremamente negativo.



venerdì 17 dicembre 2010

La crescita di Twitter vale 3,7 milioni di dollari

Arriva dagli Stati Uniti la notizia che Twitter, l’ultimo piccolo grande, gigante tra i social networks, ha ottenuto 200 milioni di dollari per incentivare la sua crescita. Questo significa che l’ormai popolare uccellino azzurro riuscirà ad ampliare la sua espansione in rete senza l’aiuto di Wall Street, ma unicamente attraverso le strategie di investimento proposte dalla Kleiner Perkins Caufield & Byers, una delle più famose società della Silicon Valley.

Inoltre, l’aumento dello staff manageriale di Twitter ha portato all’inclusione di due intraprendenti personalità in veste di nuovi direttori:  Mike McCue e David Rosenblatt.
Ma per quale motivo una delle più rinomate società di investimento californiane ha puntato proprio sul social network Twitter, ancora in fase di crescita rispetto al colosso Facebook?

La risposta è insita nella strategia della Kleiner Perkins, la quale ha individuato nella piattaforma social un “moneymaking potential” che deve essere curato e aiutato nell’ottica di poter avere grandiosi risultati. I numeri di Twitter confermano, in effetti, le aspettative di guadagno: sono infatti 65 milioni i messaggi con un testo non superiore ai 140 caratteri che ogni giorno “fuoriescono” dal social per diffondersi nell’intero web.



giovedì 16 dicembre 2010

Il mondo visto da Facebook

L'idea è di Paul Butler, un giovane ingegnere stagista di Facebook, che ha realizzato una mappa del pianeta a partire dalle relazioni di amicizia che legano gli iscritti di Facebook nelle varie parti del mondo.
Come? Applicando la teoria dei grafi alle informazioni relative a un campione di 10 milioni di coppie di amici: ogni iscritto (individuato dalle sue coordinate geografiche) è un nodo della rete le sue relazioni con gli altri iscritti rappresentano gli archi che li congiungono.
Il risultato è una mappa fluorescente dove le aree più luminose rappresentano quelle in cui si concentra il maggior numero di relazioni tra i nodi:



La dimostrazione scientifica di quello che intuitivamente si poteva immaginare: le aree con maggiore densità di popolazione sono quelle che alimentano le relazioni sociali all'interno di Facebook. La sovrapposizione dei due diagrammi (la mappa del mondo e quella di Facebook) permette anche di misurare con esattezza i punti in cui qualcosa sta cambiando (guardiamo ad esempio quelle piccole aree lucenti in Africa) e riflettere sulle sue possibili implicazioni (promuovere delle campagne che stimolino i paesi più luminosi a connettersi con le aree più depresse)

mercoledì 15 dicembre 2010

Digital Death

Sacrificare la propria vita digitale per salvare vite reali.
Lo scopo era raccogliere un milione di dollari per la lotta contro l'Aids.
L'idea è stata promossa dalla fondazione Keep a child, che ha chiamato a raccolta celebrità del calibro di Lady Gaga, Alicia Keys, Justin Timberlake, David La Chapelle e tanti altri mucisti e personaggi famosi.

Dal 1 dicembre sono tutti virtualmente morti, "niente più twitter e facebook per loro" ma i loro fan possono salvare la loro identità digitale comprandola sul sito Buylife.org e al raggiungimento di un milione di dollari, torneranno a vivere sul web.
Il 6 dicembre l'obiettivo è stato raggiunto.




Alcuni hanno supposto che siano state le stesse celebrità a pagare per la resurrezione digitale, visto che nei primi 5 giorni la campagna non aveva raggiunto i 300.000 dollari e il sesto giorno "miracolosamente" è arrivata all'obiettivo di un milione.


Me lo compri papà? La console è il regalo di natale più ambito, non solo dai bambini

Abbiamo condotto una ricerca su tre grandi marchi di console (Playstation, Xbox e Wii) per Mark Up. Ecco alcuni dati emersi dall'analisi, tratti dall'articolo in edicola questo mese:

"La console per videogiochi non è solo un oggetto di divertimento, ma è ormai diventata parte della vita quotidiana ed elemento che incide sulle relazioni familiari e sociali.
Dall’analisi delle conversazioni on line sui principali marchi di console emerge infatti un quadro molto articolato sui soggetti che le utilizzano e le loro esperienze di gioco.In vista del Natale, tanti genitori utilizzano i forum, sui quali normalmente parlano di altre tematiche, per chiedere consigli sui migliori modelli, divisi tra l’esigenza di risparmiare e quella di accontentare le richieste ossessive dei figli, “perchè gli amici c’è l’hanno già”. Poi nel corso dello scambio capita spesso che il genitore stesso tradisca il desiderio di avere la console e di sceglierla anche in base alle proprie preferenze: vale sia per i papà che per le mamme.
Dal lato dei giovani invece si rileva un elevatissimo livello di competenza tecnica che viene messa al servizio dei meno esperti all’interno di micro-comunità on line: i più capaci rilasciano indicazioni e consigli su problematiche di installazione o aggiornamento e trucchi per migliorare la qualità dei giochi. Un fenomeno diffusissimo è lo scambio di informazioni sui sistemi per “craccare” le console e sui problemi che ne conseguono in termini di funzionamento degli apparecchi.


martedì 14 dicembre 2010

Ora l'identità digitale guida gli investimenti sul web

É recente la notizia, poveniente dagli Stati Uniti,  del lancio di una nuova strategia di investimento : il Mirrored Investing, che non si può esitare a definire emblemticamente figlia dell’era dei social networks. Cos’è, esattamente, il Mirrored Investing? Si tratta di una forma di investimento creata da  Joseph Fox, CEO del la Ditto Trade, società fondata un mese fa appositamente per il lancio di questa nuova operazione, la quale si concretizza attraverso l’investimento del proprio capitale facendo leva su quanto ognuno rivela di sé attraverso le piattaforme dei social networks.

Joseph Fox ha infatti spiegato come la condivisione dei propri dati on line possa effettivamnete mettere in contatto non solo persone, ma anche investitori, rivelando affinità e strategie di investimento del proprio portfolio che possono essere vincenti e, quindi, da esempio per gli altri.

La strategia offerta dalla Ditto Trade, prima vietata all’interno delle leggi di mercato, è ora riconosciuta e sta aprendo diversi account: persino il colosso della TD Amitrade si sta uniformando a questa linea, offrendo ai propri investitori i cosiddetti mirrored investings, sotto il nome di Autotrade.



lunedì 13 dicembre 2010

L’affare della privacy sul web, verso una teoria economica

La tutela della privacy su Internet non è un’affare di sicurezza personale, ma proprio un affare in senso stretto. Privacy ed economia sono legate a filo doppio, e il web è fattore determinante in questo rapporto, soprattutto in termini di rischio legato alle lacune informative di privati e pubblici e all’irrazionalità che guida i comportamenti di consumo.

Se ne occupa da tanti anni Alessandro Acquisti, ricercatore presso la Carnegie Mellon University di Pittsburg e già vincitore di prestigiosi riconoscimenti come il PET e l'IBM Best Academic Privacy Faculty Award.
In una recente video intervista rilasciata al sito web de L’Espresso ha esplicato il modo in cui, nel momento in cui riveliamo tanto –forse troppo – di noi in Internet, diventiamo “Il Grande Fratello di noi stessi”.

Il ricercatore, considerato uno dei più reputati esperti a livello internazionale nell’ambito della sicurezza e della privacy sulla rete, ha infatti dimostrato come a partire da dati non sensibili e “apparentemente innoque” diffusi dagli utenti sui social Network sia possibile, attraverso le evoluzioni del data mining, ricostruire dati estremamente sensibili.



venerdì 10 dicembre 2010

NeighborGoods e il ritorno al baratto sul web





Pochi giorni fa ci è giunta dall’America una notizia che, dal punto di vista umano ed economico, ha una potenza di innovazione sconvolgente, sebbene le sue radici affondino addirittura nella preistoria. Micki Krimmel, giornalista, appassionata di pattinaggio e ambientalista, collaboratrice di Al Gore, ex vicepresidente degli Stati Uniti, nel documentario «Una scomoda verità», ha creato infatti una rete di scambio tra vicini totalmente gratuita, una sorta di community dal nome emblematico di NeighborGoods, che risultata incentrata sulla condivisione di oggetti presenti in una bacheca online e in una rete di prestito o baratto continuamente in sinergica espansione. Tra gli oggetti che compaiono nella bacheca si può trovare di tutto: dagli utensili da cucina agli attrezzi di lavoroo, fino a cellulari, dvd o addirittura televisori: oggetti che, di partenza, hanno range di prezzo e valore totalmente differenti, ma che vengono prestati all’interno di una rete di persone il cui unico requisito è abitare a pochi chilometri di distanza.

Accedere a questa community ha soltanto una quota di ingresso estremamente bassa e perciò accessibile a chiunque, del valore di cinque dollari, richiesta per alcuni prestiti che implicano, prevalentemente, l'utilizzo di oggetti costosi. Essa costituisce per ora l'unica fonte di guadagno tale da garantire la sostenibilità economica dell’intera community.



giovedì 9 dicembre 2010

La pubblicità negativa di DecorMyEyes.com finisce dietro le sbarre

E’ di un paio di giorni fa la notizia dell’arresto a Brooklyn di Vitaly Borker, trentaquattrenne fondatore del sito web per l’ecommerce DecorMyEyes.com, di cui abbiamo parlato nel post del 29 Novembre DecorMyEyes.com: l'importante è che se ne parli...su Google!”.

Il proprietario di uno dei siti più cliccati e visitati è stato tratto in arresto in seguito ad accuse di violenza verbale e minacce nei confronti dei clienti. Questo era solo una parte della strategia di Borker, strategia che per lungo tempo si è rivelata vincente: il proprietario di Decormyeyes.com, difatti, si guadagnava una sempre maggior fama sfruttando lo scontento e le lamentele dei clienti. In che modo, è semplice immaginarlo.

Gli utenti, dopo aver acquistato lussuosi occhiali di marche celebri attraverso il sito (e a cifre per nulla vantaggiose), si vedevano recapitare a casa il prodotto desiderato contraffatto, taroccato. Alle mail di lamentela da parte dei clienti si contrapponeva la politica attuata da Borker e dai suoi collaboratori, i quali controbattevano prima con insulti, poi con vere e proprie minacce, dichiarando di non voler emettere rimborsi. Avevamo citato il caso di Miss Rodriguez, ma lo stesso trattamento era stato riservato ad altre centinaia di consumatori: le loro parole di rabbia e amarezza, riversate su blog, forum e social network avevano contribuito a far balzare DecorMyEyes.com nella golden top dei siti più visualizzati (e quindi più visibili) su Google, in quanto il link al sito “maledetto” era costantemente riportato. Ed era esattamente questo ciò a cui aspirava Vitaly Borker, il quale ora rischia una condanna a diversi anni di carcere.


lunedì 6 dicembre 2010

A caccia di evasori fiscali nei social network

Da qualche tempo il Fisco può contare su un nuovo, famigerato ed efficace alleato: Facebook. Il celeberrimo social network, infatti, è diventato ormai un fidato strumento nelle mani dell’Agenzia delle entrate, la quale ha deciso di ricorrervi per monitorare i movimenti sul web dei presunti evasori fiscali, sorvegliando i loro spostamenti e acquisti. In questo modo non viene controllato costantemente solo il profilo su Facebook del soggetto in questione, ma anche un ampio range di altri siti dove è possibile scambiarsi informazioni e dove si generano le discussioni tra i diversi utenti.

Discorso parallelo e speculare è quello che si può fare per eBay, una piattaforma già conosciuta per l’ingente traffico di scambi e di affari in nero che gli utenti portano avanti quotidianamente; gli agenti convogliano poi i dati raccolti in appositi software, dove è possibile confrontare tutti gli elementi ricavati da questi siti con il reddito dichiarato dai soggetti monitorati. Senz’altro eBay rappresenta inoltre un nervo scoperto anche dal lato dei marchi che sempre più spesso divengono oggetto e simbolo di contraffazione  moltissimi utenti, infatti, dopo aver acquistato capi di moda su eBay a prezzi bassissimi, si sono resi conto, al momento della cosegna, che quanto ordinato e comprato era un clamoroso falso. Sono nati dei gruppi su Facebook per avvertire altri utenti di questo.



venerdì 3 dicembre 2010

L'onda Wikileaks

Come sta reagendo il popolo del Web circa l’ondata di notizie sul caso Wikileaks?

Girovagando per la rete, salta immediatamente all’occhio la massiccia presenza di commenti dei milioni di utenti “spalmati” tra social networks, forum e blog che hanno spostato l’asse degli argomenti delle discussioni proprio sulla notizia delle rivelazioni che la piattaforma creata da Julian Assange sta fornendo.

Dal grafico che segue è evidente come l’onda sia cavalcata dall’opinione dei blogger, ma considerevole è anche la percentuale di contenuti ripresi o creati in modo inedito dagli utenti sui social network, in particolare Twitter e Facebook, molto più attivi dei siti news:


Rispetto ai contenuti possiamo dire , prendendo in considerazione soprattutto i social network, che le reazioni degli internauti sono suddivisibili in due macro categorie.
Il gruppo più consistente è quello che supporta a gran voce la fuga di notizie riservate scatenata da Wikileaks, come dimostrano alcuni estratti dei post:

La Cina ha bloccato l'entrata a Wikileaks. Sempre più censure! Abbiamo il Diritto di essere informati.


Abbiamo il diritto di essere informati



giovedì 2 dicembre 2010

Social Web e le aziende: verso un’inevitabile evoluzione

Sulle piattaforme dei maggiori social network, ed in primis Facebook, le marche sono sempre più rappresentative. I brand risultano infatti estremamente attivi, e lo sono tramite svariate tipologie di approcci e, conseguentemente, di risultati. 
Si hanno quindi due poli: da una parte, gli utenti, i quali cercano costantemente di dialogare, attraverso i social network, con i rappresentanti dei brand preferiti; dall’altra le aziende, in particolare quella cerchia che ha compreso quanta importanza abbia la conversazione con i consumatori/utenti, molta più, certo, della mera trasmissione di messaggi pubblicitari.
Sappiamo bene come questi canali presentano caratteristiche differenti e assolutamente non omogeneo è il loro risultato; ad esempio, mentre la tradizionale mailing list permetteva all’azienda di raggiungere soltanto chi vi fosse iscritto, Facebook, Myspace e Twitter possiedono al contrario un potere olistico ragguardevole, che genera, inoltre, continui e sinergici scambi di contenuti, di dati e di considerazioni.



mercoledì 1 dicembre 2010

Black Friday: quando il passaparola on line travolge il consumatore

Il Black Friday è un giorno che tutti i cittadini degli USA, in vista delle festività natalizie, attendono con ansia. Nell’ultimo venerdì del mese di Novembre, infatti, grandi magazzini e negozi che trattano qualunque genere di prodotti aprono le proprie porte dopo aver segnalato sconti e riduzioni di prezzo mozzafiato sui canali più diversi: tramite i consueti cartelloni pubblicitari, gonfaloni, ma sfruttando anche sempre più frequentemente i tam tam mediateci, che vanno dai siti internet ai social network più frequentati, come Facebook, Myspace e Twitter. L'associazione dei commercianti americani (Nrf) ha rilevato  che sono stati circa 212 milioni i consumatori a presentarsi nei negozi o che hanno consultato siti di vendita e social network tra il giovedi' del Thanksgiving e domenica sera: persino l'8,7% in piu' rispetto al 2009.

Si è stimato che il compratore medio, sempre secondo il sondaggio della Nrf, abbia speso 365,64 dollari: il 6,4% in piu' dell'anno scorso, azzerando, in tal modo, lo spettro della crisi, che in occasioni come questa pare non fare più paura.