lunedì 6 dicembre 2010

A caccia di evasori fiscali nei social network

Da qualche tempo il Fisco può contare su un nuovo, famigerato ed efficace alleato: Facebook. Il celeberrimo social network, infatti, è diventato ormai un fidato strumento nelle mani dell’Agenzia delle entrate, la quale ha deciso di ricorrervi per monitorare i movimenti sul web dei presunti evasori fiscali, sorvegliando i loro spostamenti e acquisti. In questo modo non viene controllato costantemente solo il profilo su Facebook del soggetto in questione, ma anche un ampio range di altri siti dove è possibile scambiarsi informazioni e dove si generano le discussioni tra i diversi utenti.

Discorso parallelo e speculare è quello che si può fare per eBay, una piattaforma già conosciuta per l’ingente traffico di scambi e di affari in nero che gli utenti portano avanti quotidianamente; gli agenti convogliano poi i dati raccolti in appositi software, dove è possibile confrontare tutti gli elementi ricavati da questi siti con il reddito dichiarato dai soggetti monitorati. Senz’altro eBay rappresenta inoltre un nervo scoperto anche dal lato dei marchi che sempre più spesso divengono oggetto e simbolo di contraffazione  moltissimi utenti, infatti, dopo aver acquistato capi di moda su eBay a prezzi bassissimi, si sono resi conto, al momento della cosegna, che quanto ordinato e comprato era un clamoroso falso. Sono nati dei gruppi su Facebook per avvertire altri utenti di questo.




Il carattere gratuito e totalemente free dell’iscrizione a tali siti (come a molti altri, ovviamente) porta gli elementi competenti all’Agenzia delle entrate ad un massiccio utlizzo di questi ultimi; in questo modo, l’incremento di utenti/presunti evasori è in vertiginosa crescita, con un netto aumento soprattutto verso il passato, caratterizzato da strumenti “tradizionali” di monitoraggio.

Questo ci porta ad una inevitabile riflessione: Facebook, eBay e, in generale, i websites ad iscrizione gratuita e poco rigida, dimostrano di avere un enorme handicap: la mancanza assoluta di privacy. Questo permette, per l’appunto, ad un organo “estraneo” al mondo dei social network di penetrare nell’immenso cosmo degli iscritti e di controllare letteralmente ogni loro mossa, al fine di scovare non solo possibili evasori ma anche altri soggetti ritenuti degni di essere incessantemente monitorati.

Il 1984 di George Orwell è dunque sempre più vicino?




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