giovedì 23 dicembre 2010

Dall’identità all’eredità digitale

Il concetto di identità digitale pone di fatto il problema della sua eredità futura.

La questione è molto più complessa di quello che possiamo immaginare. In primis, perché per eredità digitale si intende tutta quella serie  di dati che lasciamo sul web per sempre; in seconda istanza, perché questi dati, che siano informazioni, pensieri, fotografie o anche documenti, sono personali.

Evan Carroll e John Romano, due ricercatori statunitensi, hanno da poco pubblicato il prezioso volume Your Digital Afterlife, con l’intento di sensibilizzare e soprattutto rendere consapevole chiunque usi i social network, il web e il computer sull’importanza del tema, senza tabù, anche attraverso i nuovi servizi del Web 2.0 nati a questo scopo, nell’ottica di una sempre più definita tutela della privacy.



Il libro si propone come un percorso chiaro e semplice su quali passi attuare per muoversi senza incertezze in questa direzione: dal censimento delle proprie password all'implementazione di un piano che sarà poi attuato da un esecutore del testamentario digitale, persona che eventualmente avremo provveduto a nominare e contattare preventivamente, o ad uno dei tanti servizi digitali recentemente nati  che si stanno sviluppando proprio a questo scopo.





Il volume è da considerare oltremodo prezioso proprio nell’ottica di una sensibilizzazione non solo verso la nostra famiglia e i nostri successori, ma anche verso i posteri: senz’altro, difatti, ci sono dei dati che non desideriamo vengano condivisi, e  tal proposito Evan Carroll e John Romano spiegano come muoversi. Il punto di partenza segnalato dai due  ricercatori è senza dubbio il censimento di tutti i contenuti, e vale a dire le informazioni e le relative password, che sono attualmente sotto il nostro attuale controllo: documenti e file multimediali e memorie digitali, PayPal e assicurazioni, profili personali su social network, dati di accesso a conti bancari, archivi di file a cui è possibile accedere soltanto dal web.

Una volta completato il censimento, gli autori consigliano di fissare in una tabella tutte queste informazioni, contenenti tra l’altro indirizzi web, nome utente e password per l'accesso, nonché il livello di  privacy che vorremmo queste mantenessero anche dopo la morte.

Carroll e Romano non mancano di sottolineare che il loro volume è strettamente connesso al Web 2.0 e soprattutto ai suoi sviluppi. Sono già attivi, infatti, siti web elaborati per gestire l'eredità digitale, inviare email postume o curare memoriali online: AssetLock e Estate Logic sonodegli esempi.

Un fenomeno che ci fa riflettere ancora una volta sulla complessità del concetto di identità digitale e del suo rapporto con la permanenza dei contenuti nel web che la costringe a fare i conti con un passato che è già futuro.

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