lunedì 13 dicembre 2010

L’affare della privacy sul web, verso una teoria economica

La tutela della privacy su Internet non è un’affare di sicurezza personale, ma proprio un affare in senso stretto. Privacy ed economia sono legate a filo doppio, e il web è fattore determinante in questo rapporto, soprattutto in termini di rischio legato alle lacune informative di privati e pubblici e all’irrazionalità che guida i comportamenti di consumo.

Se ne occupa da tanti anni Alessandro Acquisti, ricercatore presso la Carnegie Mellon University di Pittsburg e già vincitore di prestigiosi riconoscimenti come il PET e l'IBM Best Academic Privacy Faculty Award.
In una recente video intervista rilasciata al sito web de L’Espresso ha esplicato il modo in cui, nel momento in cui riveliamo tanto –forse troppo – di noi in Internet, diventiamo “Il Grande Fratello di noi stessi”.

Il ricercatore, considerato uno dei più reputati esperti a livello internazionale nell’ambito della sicurezza e della privacy sulla rete, ha infatti dimostrato come a partire da dati non sensibili e “apparentemente innoque” diffusi dagli utenti sui social Network sia possibile, attraverso le evoluzioni del data mining, ricostruire dati estremamente sensibili.







Ha dimostrato ad esempio come è possibilie ricostruire il codice fiscale (social security number) di svariati cittadini americani unicamente attraverso la data e luogo di nascita rivelati su social network come Facebook, Myspace o Twitter. Lo svelamento dei nostri dati privati, ha spiegato Acquisti, ci rende non solo sensibili ad una identificazione precisa e rigorosa dei nostri gusti e inclinazioni, ma anche, cosa più pericolosa, più vulnerabili.

Il secondo step è stato approfondire l’analisi del modo in cui le persone, una volta presenti sulla rete, prendono decisioni circa loro privacy; secondo Acquisti, una buona percentuale di esse non dimostra una completa razionalità, né possiede un’informazione completa e olistica su quello che succederà ai propri dati. Inoltre, il fattore dell’influenzabilità è decisamente alto, esponenzialmente contiguo alla sempre in crescita percentuale di persone che si iscrive ai social networks solo perché amici, parenti e conoscenti lo hanno fatto.

A cosa conduce tutto questo? Come Acquisti sostiene nella video intervista, il consumatore basa le sue scelte d’acquisto su una gratificazione immediata (es. ottenere un certo bonus) e pospone il costo di quella scelta al sè futuro (rischio per i dati personali rilasciati durante la transazione).
Nel momento in cui si conclude un’operazione che implica il rilascio di dati personali, si dà dunque poca importanza a quel passaggio cruciale, e gli eventuali rischi che potrebbero accorrere in un futuro restano una preoccupazione latente.

Gli effetti di questo processo sono simili a reazioni a catena. Da un lato, le aziende fanno leva su questo meccanismo di engagement del consumatore, dall’altro, tuttavia, non tutte si dotano degli strumenti necessari per garantire la sicurezza dei dati personali a lungo termine. Questo è, avverte Acquisti, un fenomeno  da studiare e di cui occuparsi seriamente nel prossimo futuro.


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