martedì 21 dicembre 2010

Medico e paziente non sono amici, soprattutto su Facebook

Please don’t friend me”. Ai tempi di Facebook, i rapporti interpersonali possono arricchirsi di nuovi, a volte insignificanti dettagli e di inaspettate sfumature: amicizie “forzate” da una conoscenza avvenuta in circostanze altrettanto forzate possono nascere o, come nel caso qui trattato, essere negate.
Un articolo statunintense ha riportato infatti un curioso fenomeno, che non mancherà di sucitare polemiche: è il caso di tutti quei pazienti che digitano sui motori di ricerca il nome del loro medico, per poi, una volta scoperto il profilo Facebook del suddetto, chiederne l’amicizia. 

Questo è  alla base di una recente ricerca pubblicata dalla Rouen University Hospital,  in Francia, e condotta dal Journal of Medical Ethics, grazie alla quale sono emersi alcuni dati importanti circa questa tendenza, che pare avere sempre più “follower”. Sullo stesso terreno si è mossa anche Katherine , assistente professoressa di medicina presso la  George Washington University.

Entrambi gli studi, infatti, hanno analizzato il modo in cui il rapporto di fiducia che dovrebbe essere alla base della relazione tra medico e paziente risulta minato se si sposta sull’asse dei social networks; ne è emerso che il medico non si ritiene affatto un amico del paziente, né intende esserlo, almeno nel mondo virtuale di Facebook, Myspace e Twitter.




Lo sa bene quella percentuale altissima di medici (l’85%), che, intervistati sull’argomento, si è detta categoricamente decisa a non accettare richieste di amicizia di pazienti o ex pazienti su Facebook; il 40 % di essi, infatti,  ha rivelato di essere profondamente convinta che il rapporto con la persona che hanno avuto o che hanno in cura possa essere alterato, in quanto, come ben sappiamo, i social networks contengono una quantità di dati personali davvero ingente e, a loro modo, pericolosa. Nella fattispecie: abitudini, interessi, curriculum e, non per ultimo, indirizzi che possono essere utilizzati anche in maniera lesiva.

Lo scarso livello di privacy e di tutela dei dati personali che sussiste nei social networks rappresenta in tal modo una possibile causa dell’alterazione del rapporto delicato che esiste tra medici e pazienti: la credibilità dei primi, difatti, può essere messa in discussione dai secondi solamente in base a dati “lasciati” sul web, che si fanno chiavi di lettura positive o negative per i pazienti, contribuendo, lo si può immaginare, ad influenzarli e a minare la sensibile linea di demarcazione  tra la fiducia e le perplessità che nel “curato” possono sorgere.

La delicatezza della questione è oltremodo simbolo dell’enorme potere che facebook in primis ha acquisito tra i suoi iscritti; sembra dunque che l’inchiostro lasciato da ciascuno sul web sia più pregnante di qualsiasi rapporto vise a vise, di qualsiasi chiaccherata o discussione.

Il mondo virtuale sta forse lentamente soppiantando, per forza e condensazione di dati “permanenti” nel web, quello reale, allargandosi a qualunque sfera emozionale e personale della nostra vita?


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