giovedì 30 dicembre 2010

Nei tribunali inglesi via libera ai social media

Il sistema giudiziario britannico (Lord Chief Justice) ha sancito il diritto dei giornalisti ad utilizzare i social media durante i processi per inviare informazioni e aggiornamenti su quando accade in aula.
Al di là della loro funzione sociale e comunitaria, i social media sono dunque riconosciuti a tutti gli effetti come un mezzo di informazione ufficiale.
Infatti, l'informazione diffusa dal giornalista tramite i suoi tweet, sms e e-mail potrà essere diffusa istantaneamente in rete, molto prima che la stampa (magari la stessa redazione del giornlista) pubblichi il suo articolo a riguardo e questo grazie alla rete di relazioni in cui il messaggio viene preso. Ogni contatto del giornalista potrà infatti a sua volta dare eco a quell'informazione e renderla disponibile per altri, agevolando un meccanismo di citizen journalism istantaneo.
Si profila l'ampiamento di uno scenario che è già in atto: l'informazione della stampa sarà sempre più costruita a partire da quella che passa sui social media, filtrata dall'opinione di chi l'ha già consumata.





Questo passaggio oggi è realizzato in una modalità assolutamente miope: quante volte ci accorgiamo che quanto leggiamo su un quotidiano è identico a quanto letto molto tempo prima su Interent?
Stare al passo con il web, non significa copiarlo.
Per la carta il successo del Web sarà uno svantaggio solo se non saprà svolgere quella necessaria funzione di sintesi, approfondimento e ri-orientamento dei punti di vista, necessaria anche per aggirare il rischio dell'omologazione inevitabile legata alla viralità della rete.
La forza del web è diffusione+condivisione+velocità. Il giornalismo tradizionale dovrebbe iniziare a portare in chiaro questa forza e stringere una proficua alleanza, anziché snobbarla ufficialmete e cibarsene ufficiosamente.
Come insegna la giustizia britannica, si tratta di vederci lungo.

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