lunedì 27 dicembre 2010

Non ho Facebook, ma ho dei segreti on line

Una recente inchiesta condotta dalla CNN ha rivelato che, per quanto ci si tenga alla larga da Social Networks come Facebook, Myspace e Twitter , a livello di privacy non ci si possa comunque ritenere tranquilli.
Bastano difatti dei semplici dati – il proprio nome e l’indirizzo email – per poter rivelare e diffondere nel Web un numero scioccante di dettagli estremamente personali: gusti, abitudini, persino informazioni sulla propria famiglia e sulla propria vita privata.

La giornalista Poppy Harlow, della CNNMoney, ha messo alla prova la sua reputazione on line attraverso un esperimento di web analysis: digitando il proprio nome sui motori di ricerca, aiutata da alcuni analisti di settore, ha scoperto che, nonostante non fosse in possesso di un profilo Facebook né di un account su Linkedln, una moltitudine di informazioni private su di lei circolavano comunque sulla rete: la morte del padre per cancro, la sua fede nella Chiesa Episcopale, persino il fatto che abbia affittato la casa dove abita.




Ma l’analisi non si fermava a questo: rivelava infatti, in maniera allarmante, come algoritmi automatizzati presenti su alcuni siti web associassero il nome della giornalista (di cui Poppy è un diminutivo) all’uso di droga, frode bancaria e altri elementi totalmente falsi ma estremamente lesivi per la sua reputazione on line, e per questo assai pericolosi.

Alla fine è stato compilato un dossier sull’attività di ricerca svolta per Poppy Harlow: tutti i dati trovati sulla Rete e a lei riferiti erano ovviamente nascosti, ma assolutamente accessibili per tutti gli informatici desiderosi di indagare sul suo conto.

Si pone una riflessione nuova: i tools di web monitoring, che consentono la raccolta delle informazioni on line usati dal consumatore per conoscere e tutelare la sua reputazione sul web, potrebbero avere dei gemelli cattivi, ovvero strumenti simili utilizzati allo scopo di danneggiare la persona oggetto di monitoraggio, vendendo le informazioni raccolte a concorrenti e detrattori.

L’esperimento condotto su di sé da Poppy è oltremodo rivelatore di un’altra situazione: se la sua identità digitale, così accuratamente tutelata nel corso degli anni ha svelato invece una quantità incredibile di dati personali circolanti sulla rete, qual è l’opposto scenario, e cioè quello afferente al numero sempre crescente di individui che, spalmati tra Facebook e altri Social Networks riversano quasi totalmente la propria vita privata sul Web?





Articoli correlati per categorie



Nessun commento:

Posta un commento