lunedì 17 gennaio 2011

I furti di identità sul web e lo strano caso del cane dietro lo schermo

Recentissima è la legge approvata in California riguardante il furto di identità digitale. Questo significa: stop ai profili inventati su Facebook, stop ai falsi account, stop alla pratica di assumere identità fasulle, quantomeno in California.


La legge sull’appropriazione illecita di identità online è stata difatti appena approvata, e rappresenta un importantissimo nonché cruciale passo avanti nell’universo spesso indisciplinato del Web. La legge istuitisce infatti interventi severissimi nei confronti di chi si “spaccia” sul web  per qualcun altro. In tal modo l’impostore deve pagare, nel nome della protezione della privacy.


D’ora in poi, registrarsi sulle piattaforme social come Julia Roberts o Robert De Niro sarà aspramente perseguito.
La legge SB 1411, promossa dal democratico Joe Simitian, ha stabilito punizioni nei confronti della pratica diffusa dell’impersonificazione online; chi viene smascherato dovrà subire una multa fino a 1000 dollari o, in alternativa, persino un anno di prigione.


Il reato che si configura in questi casi si chiama, per la legge californiana, furto d’identità ed è una seria questione.
«Il bello di Internet è che nessuno sa che sono un cane»







Questa vignetta, raffigurante un cagnolino che chattava sul web, tempo fa era molto popolare sul web, e sintetizzava in maniera perfetta la confusione di identità digitali circolante in rete, specialmente sui social networks.  Alcuni anni fa, l’anonimato virtuale era sinonimo di libertà, in alcuni casi addirittura di gioco: era la prima età di Internet, da alcuni considerata The Golden Age.

Tuttavia, col passare del tempo, e sopratutto con l’aumento dei  fenomeni di furto virtuale, la rete è cambiata, e drasticamente sono mutati gli approcci a queste problematiche; dapprima blandi provvedimenti, ora severissime punizioni. Queste licenze (ma chiamiamole anche clonazioni) non vengono più permesse.

Compito dei giudici sarà inoltre  distinguere il caso del teenager “giocherellone” da chi invece si spaccia per altre persone mosso da uno scopo lesivo se non criminale, considerando comunque che la legge californiana non contempla affatto come reati la parodia e la satira, inserite cerentemente in una categoria a sé stante.

L’avvocato di San Francisco Erica Johnstone, specializzato in furto d’identità, sostiene: «Molti sono i reati di questo tipo rimasti impuniti, con conseguenze pesanti ai danni delle persone clonate in termini di reputazione, mortificazione, dolore, sofferenza, perdita economica».

La clonazione delle identità digitali nonchè la condivisione illecita di altrui dati personali rappresenterà, d’ora in poi, un elemento ancor più grave della diffamazione: le pene relative a questo si stanno già moltiplicando, sintomo di un malessere del web che pare non arrestarsi in tempi brevi.

Sempre dagli Stati Uniti arrivano, e precisamente da Kim Komando, presentatrice di talk show alla radio e autrice di articoli su queso argomento, alcuni consigli su come gestire la propria privacy sui social networks.
Kim Komando suggerisce di non scrivere mai:
1.     il proprio nome completo
2.     la propria data di nascita (da cui è possibile ricostruire l’identità)
3.      il nome della propria madre da nubile (sistema di risposta segreta spesso usato dalle banche)
4.      l’indirizzo della propria abitazione (specialmente quando si “comunica” sul web che si sta partendo per le vacanze
5.     non pubblicare foto dei propri bambini
6.     non pubblicare alcun tipo di contenuto che potrebbe essere frainteso (specialmente da colleghi o datori di lavoro), o ritenuto offensivo e pruriginoso

Nei prossimi mesi assisteremo ad una drastica diminuzione dei casi di furto di identità digitale (proprio grazie alla legge SB 1411) e quindi ad una maggiore pulizia del Web? Il popolo dei social network seguirà questi semplici ma efficacissimi passi descritti da Kim Komando come utili per la tutela della propria privacy?
Inevitabilmente, con la costante evoluzione della rete, compariranno altri fenomeni di furto di identità?

I mesi a seguire ci forniranno le risposte adeguate.



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