lunedì 31 gennaio 2011

La Cina cancella l'Egitto dal web

In seguito alla reazione a catena scatenata dalle sommosse scoppiate in Tunisia, anche sull’Egitto, Paese già in subbuglio per le asprissime contestazioni al Presidente Mubarak, è caduta la scure delle censura nei confronti dei social network.
La severa repressione social egiziana è stata poi seguita a ruota dal governo cinese, preoccupato di occultare le notizie relative alla rivolta in Egitto: sono scomparse, infatti, le parole chiave dalle ricerche web e sui social media.
I quotidiani riportano titoli di questo tenore:
“Il controllo del governo cinese sulle notizie si accentua, per il timore di emulazioni”.
Se si trattasse di censura preventiva la situazione si profilerebbe comunque estremamente grave.

Infatti, stando a quanto riportato da diversi osservatori, la parola “Egitto” proprio in queste ore risulta “bloccata” all’interno dei motori di ricerca dei maggiori siti e network sociali cinesi, nello stesso modo in cui così scompare dalle notizie relative ai servizi di news ufficiali e dei media governativi.
Secondo gli analisti, il filtro inserito nelle ricerche Web e il consequenziale blocco dei termini che potrebbero attirare l’utenza appartenente al bacino orientale sono sostanzialmente un approccio di prevenzione nei confronti di un’interpretazione solipsistica della situazione politica che si è profilata in Egitto.
Senza dubbio sono molte le analogie tra le sequenze dei carri armati che sfilano per le strade del Cairo e le proteste del popolo cinese nelle strade durante la rivolta del 4 giugno del 1989.
In Cina si sta dunque assistendo ad una limitazione della diffusione delle notizie riguardanti la rivolta egiziana, relative ai servizi sociali e di strumenti di microblogging come Sina (il Twitter cinese che conta oltre 50 milioni di utenti sparsi nel paese asiatico).
Come contraltare, alcuni blogger cinesi sono tuttavia riusciti ad aggirare la censura caduta sulle notizie e in primis il blocco del termine “Egitto” permettendo in tal modo ai connazionali di essere aggiornati sulla situazione nel paese mediorientale. Ciò è stato possibile trascrivendo e pubblicando i report del canale all news Al Jazeera e degli altri media attivi 24 ore su 24.
Sul web intanto è diffusissimo questo video, che ha già totalizzato più di 83000 visualizzazioni.


Sul fronte Facebook, al contrario, non c’è traccia dell’esistenza di gruppi dedicati alla questione della censura (dato significativo), ma solo note informative che gli utenti hanno iniziato a commentare:


La necessità di informazioni vere unita alla potenza dei social network riuscirà ad abbattere i muro eretto dalla censura? Il mondo civile se lo augura.

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