venerdì 21 gennaio 2011

La Guerra della Reputazione

















L’affare della reputazione on line è ormai diventato una battaglia dove tutti combattono con le stesse armi, ma solo chi sa usarle molto bene vince, e per questo il più piccolo può mettere in seria difficoltà il più grande.

Non è solo una metafora.

La giornalista Leslie Gaines-Ross ha di recente pubblicato su Harvard Business Review  un interessante studio circa la reputazione on line legata alle corporazioni degli interventi di guerra in Afghanistan, ora più che mai minacciate dalle opinioni degli internauti sulle piattaforme dei social networks. La giornalista statunitense parla di “avversari su piccola scala”, a cui queste associazioni a favore del conflitto non erano affatto preparate. Si parla, nello specifico, di blogs, tweets, text messages, petizioni online, siti di protesta nati su Facebook, e video digitali: un piccolo esercito al quale queste corporazioni si sono trovate impreparate.

Alcune aziende avevano già sperimentato i danni che possono essere causati da un singolo utente in assetto di protesta, il quale può scatenare una vera e propria reazione a catena nello scenario di Internet.

Ad esempio, dopo l'esplosione della piattaforma BP di perforazione del petrolio, un certo Leroy Stick (in questo caso uno pseudonimo) ha iniziato a pubblicare i tweet di un fantomatico rappresentante della società stessa, scatenando un vero putiferio da parte degli utenti, disgustati per l’accaduto.

Nello stesso contesto, si inscrive l’intervento del satirico Twitterer contro la BP, il quale, mentre l’olio grezzo stava raggiungendo il Golfo del Messico creando un disastro non solo naturale ma anche economico, lanciava i suoi tweet sulle questioni più disparate nonché più futili: decine di migliaia di utenti seguivano i suoi updates, molto più numerosi di coloro che seguivano il vero profilo Twitter della BP. Questo condusse inevitabilmente ad una sensibilizzazione, da parte del colosso britannico, sull’importanza della sua reputazione online.





I due casi citati da Leslie Gaines-Ross dimostrano che Internet ha dato potere ai singoli, i quali, se uniti, possono competere se non ingaggiare aspre battaglie contro società potenti: quest’ultime, spesso, si trovano a non avere armi adeguate per risponde ad attacchi mediatici (e social) di tale entità.

Ma c’è anche chi si sta organizzando al fine di prevenire situazioni di portata altamente lesiva come queste, coinvolgendo persino il corpo dell’esercito.

Dopo la guerra tra Israele e Hezbollah nel 2006, infatti, la Army War College’s Center for Strategic Leadership, in collaborazione con il Canada’s SecDev Group, ha condotto un’analisi su quello che è stato definito l’“informational warfare”, scoprendo che, al fine di manipolare e convincere le menti dei seguaci, Hezbollah, più debole in termini di equipaggiamento militare, aveva impiegato i nuovi media, tra cui un ruolo di prim’ordine era svolto dai social network, al fine di conquistare la mente e i cuori di tutto il mondo e convincerli alla giustizia della propria causa, gettando discredito su Israele e la sua potenza politica.

Ma, come hanno scritto in uno speciale report intitolato “Bullets and Blogs” (Proiettili e blog) due studenti del Canada’s SecDev, Deirdre Collingse Rafal Rohozinski, “Oggigiorno chiunque, armato di una videocamera digitale da mille dollari e una connessione a Internet, è un potenziale Spielberg o Leni Riefenstahl”.

E sempre più frequentemente assistiamo a casi di questo tipo, dove giovanissimi reporter, animati da coraggio e da desiderio di trasmettere la vera informazione sui fatti del proprio Paese, filmano, registrano e uploadano in rete le loro news, così lontane da quello che i regimi del loro Stato propongono sui media ufficiali come televisione , siti internet o radio.

La rivoluzione dell' informazione è già in atto. Le battaglie combattute dall’esercito del popolo del web sono sempre più frequenti, anche nel nostro paese.

La reputazione on line non è solo un affare di marchi e pubblicità, ma tocca sempre di più le corde di un pensiero democratico che si esprime senza remore sulle Istituzioni.

Articoli correlati per categorie



Nessun commento:

Posta un commento