lunedì 3 gennaio 2011

Pop economy, quando i soldi non fanno la ricchezza

Abbiamo parlato qualche tempo fa di NeighborGoods e delle nuove forme di commercio partecipativo on line, ispirate all'antico principio del baratto. La rivista Wired ha dedicato la copertina di Dicembre alla "Pop Economy", fenomeno analizzato nel dettaglio dall'economista Loretta Napoleoni.
L'esperta conferma un trend di cui ci stiamo rendendo conto più o meno direttamente tutti: dal modello individualista di consumo degli anni 80-90 siamo passati ad un economia popolare e partecipativa. Meno beni, più servizi. Meno acquisti, più scambi. Soprattutto, fa notare la Napoleoni, il consumatore è attivo e partecipa perchè gli conviene: perchè comprare da soli quando si può entrare in un gruppo di acquisto e ottenere un notevole risparmio? perchè comprare una macchina quando si può affittarla a consumo? I prodotti condivisibili sono quelli a lunga durata, il cui bisogno viene continuamente reiterato. Su questi beni, spiega l'economista, si fonda l'economia capitalista.
Lungi dall'essere una pratica alternativa, che alcuni giudicano difficile da pensare come sistema ecomico efficace, la pop economy è una realtà che riguarda moltissime persone e che apre a un modello di consumo dove le vecchie concezioni di potere d'acquisto e proprietà avranno sempre meno ossigeno.
Pensiamo ad esempio al concetto di copyright: la velocità della comunicazione e la caratteristica condivisibilità dei contenuti prodotta dal web rendono sempre più debole il concetto di proprietà intellettuale. Lo sottolinea con chiarezza la Napoleoni in risposta ad un lettore:






"il copyright è una costruzione occidentale che molti paesi non riconoscono, in Iran ad esempio non esiste. Per valere il copyright deve essere ratificato dal Parlamento. La proprietà intellettuale e' una costruzione occidentale e moderna; io faccio la scrittrice e ci vivo però ammetto che l'idea che ciò che io scrivo debba rimanere per 75 anni di proprietà di chi l'acquista - il mio editore - non mi piace. La durata è troppo lunga in una società che si evolve tanto velocemente. Il copyright va riformato per funzionare altrimenti sarà infranto".

Una riforma che a quanto pare riguarda il concetto stesso di proprietà e il suo rapporto con la ricchezza, che non sembra più così scontato.

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