lunedì 28 febbraio 2011

Kenneth Cole: uno scandalo su Twitter. E sul resto del web?

Nelle scorse settimane si è parlato molto di un clamoroso caso di marketing virale.

L’episodio ha visto come protagonista il famosissimo stilista Kenneth Cole, etichetta di successo negli Stati Uniti, già curatore d’immagine per attrici come Jessica Alba e Sharon Stone, e proprietario di un lussuoso negozio di profumi e accessori a NYC.

Stando all’accaduto, il signor Cole, o qualcuno interno al suo entourage, proprio nei giorni legati alla rivolta in Egitto ha avuto la scellerata idea di promuovere la sua collezione primaverile, sfruttando la visibilità che l’hashtag #Cairo stava avendo in quei giorni (e che tutt’oggi mantiene),utilizzato dagli utenti per condividere e diffondere preziose aggiornamenti sulla situazione in Egitto.

venerdì 25 febbraio 2011

Sfida all'ultimo ebook: Google vs Amazon

Da circa un anno si parla di Google Editions, sorta di edicola virtuale facente parte del colosso Mountain View, il negozio di libri in competizione con quello creato da Amazon. Il progetto ha stentato a partire causa ritardi e cambiamenti di programma che quasi sembravano aver messo in discussione il fatto che tale progetto fosse reale.

Tuttavia il momento propizio è giunto: il  sito da cui è possibile downloadare milioni di titoli è attivo da Gennaio.

Il lancio è partito dagli Usa, mentre lo start up delle attività su scala internazionale, è stato fissato per il primo trimestre del 2011.

Ora ci si domanda se il negozio di Google sarà, nel futuro, in grado di rivoluzionare il mercato degli ebook, come ad esempio ipotizza il Wsj.
Ma in cosa consiste effettivamente questo mercato, e che scenario offre, in relazione con la domanda degli utenti ?

giovedì 24 febbraio 2011

Forum Nucleare: bocciato lo spot dal Giurì. La rivincita di Greenpeace

"Sono contrario all'energia nucleare, perchè mi preoccupo per i miei figli. Io sono favorevole, perchè tra 50 anni non potranno contare solo sui combustibili fossili... Il nucleare è una mossa azzardata per il paese. O forse è una grande mossa. E tu sei a favore o contro l'energia nucleare? O non hai ancora una posizione?"

Ci è forse capitato di assistere in televisione a questo spot realizzato e promosso dal Forum di energia nucleare, presieduto dal noto dirigente industriale Chicco Testa.



Lo spot, che senza mezzi termini invitava ciascuno di noi a riflettere circa la peculiarità della questione del nucleare, e delle ripercussioni, sia positive che negative, che esso può avere, è stato recentemente non solo bocciato, ma anche ritenuto considerevolemnte ingannevole dal Giurì dell'Autodisciplina Pubblicitaria.
Lo spot lanciato da Forum Nucleare poneva come obiettivo la riapertura nel nostro paese del dibattito sulla spinosa ed attuale tematica nucleare, in concomitanza con l’assai discussa decisione presa dal governo di puntare nuovamente su questa fonte energetica, abbandonata in seguito al referendum, risoltosi con esito negativo nel 1987.

mercoledì 23 febbraio 2011

Welcome Crowdsourcing!

Negli ultimi tempi un nuovo termine è entrato nel vocabolario delle piattaforme social: si tratta del Crowdsourcing, un valido strumento per i programmi di responsabilità sociale (CSR - corporate social responsability), anche se, per ora, viene usato soltanto da circa la metà delle aziende presenti sul mercato internazionale.

Il Crowdsourcing è “un neologismo che definisce un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone non già organizzate in una comunità virtuale. Questo processo avviene attraverso degli strumenti web o comunque dei portali su internet.” (Wikipedia/Crowdsourcing)

Nell’ottobre del 2010, le agenzie PR afferenti a Weber Shandwick e KRC Research hanno stabilito che più di 200 dirigenti aziendali dirigono iniziative di CSR (es.donazione di risorse e profitti ad organizzazioni no profit), con un occhio di riguardo per la responsabilità sociale e il tessuto di relazioni che si vengono a creare all’interno della società.

Al contrario, solo il 55% di questi dirigenti ha dichiarato che le aziende in cui lavorano utilizzano il crowdsourcing come parte integrante dei CSR, ed il 95 di queste ha dichiarato che tale strategia è solamente presa in considerazione dall’azienda, ma non completamente messa in atto.

martedì 22 febbraio 2011

I social media e la caduta dei tiranni

Su Quora trova spazio in questi giorni la spinosa questione della Libia, che ha condotto moltissimi utenti ad interrogarsi sul destino di http://bit.ly/, sito di condivisione di links e quindi di notizie, nel caso in cui Gheddafi prendesse la decisione di interrompere l'accesso a Internet a causa delle inamovibili proteste che si stanno scatendando contro il suo governo.
Alcuni utenti hanno impiegato la piattaforma social di Quora per esternare le proprie impressioni a riguardo, come nel caso di Kim Davies, il quale condanna fermamente la decisione, come quella presa da Gheddafi, di generare un Internet shutdown, ovvero un blocco di notizie provenienti oltre i confini dello Stato, rendendo dunque unico solo il flusso mediatico ufficializzato dal regime.
Kim Davies parla quindi di ripercussioni disastrose che questo processo potrebbe avere non solo sulla Libia, ma sull’intero scenario mondiale, recuperando inoltre quanto scritto da John Borthwick, il quale specificava che i server delle autorità libiche (col dominio LY) sono stati installati al di fuori del Paese, e quindi essi non dovrebbero nè potrebbero essere intaccati.

lunedì 21 febbraio 2011

La Reputazione è tutto: il caso di Miss Posoli-Cilli

Se è corretto affermare che la reputazione online è tutto, è possibile che il potere di Internet sia in grado, in alcuni casi, di ucciderla, anziché alimentarla?

Dagli States arrivano alcune considerazioni che possono farci riflettere su questo. Viene infatti citato un caso esemplare di danneggiamento della reputazione online.

Rebecca Posoli-Cilli, presidente della Freestream Aircraft, azienda leader nella costruzione di jet privati, ha affermato che, accanto ad una buona reputazione, spesso si affianca anche una disinformazione rilevante, che, nel suo specifico caso, le è quasi costata il posto di lavoro, nonché l’immagine professionale stessa.
Per capire meglio l’accaduto, possiamo ricordare che quando la signora Posoli-Cilli lasciò  il suo precedente lavoro, i dipendenti si sentirono danneggiati dall’accaduto e decisero di querelarla.
La Corte le diede ragione; Miss Posoli-Cilli conseguentemente pensò che la situazione potesse essere archiviata.

venerdì 18 febbraio 2011

Di chi si fidano i consumatori on line?

Nell’ affollatissimo contesto dei social media e delle recommendations che essi propongono ci si interroga spesso su chi fornisca i consigli più fidati

I social media conferiscono potere al consumatore, fornendo a ciascuno di essi una sorta di pubblica piattaforma dove rendere condivisibili i propri pensieri e  sentimenti in maniera totale.

Naturalmente questo ha alimentato il potere del passaparola, considerato unanimamemente la più fidata forma di marketing; tuttavia il social behaviour sta arrivando ad importanti punti di svolta.

Il “GlobalWebIndex Annual Report 2011”, redatto dalla Trendstream and Lightspeed Research esterna un vero e proprio cambiamento nel comportamento dei consumatori verso i social media, in quanto lo scenario stesso del Web 2.0 sta cambiando.

Collegandoci al discorso già trattato circa la preminenza degli influencer, il report illustra infatti, che sussiste realmente un’attitudine crescente degli utenti social a diffondere contenuti, spesso anche professionali, piuttosto che a crearne di nuovi, attraverso microblogs, social networks e sui canali di video-sharing. E tuttavia tra quanti di quelli che diffondono contenuti professionali si annidano degli influencer?

giovedì 17 febbraio 2011

Forum della Comunicazione Digitale 2011 Reputation Manager

Forum della Comunicazione Digitale 2011: il peso specifico dei contenuti sul Web

Ieri eravamo al Forum della Comunicazione digitale a Milano, in Piazza Affari. La partecipazione è stata sicuramente alta, un po' meno l'organizzazione dell'evento, soprattutto per quanto riguarda la scelta delle sale per i vari workshop. Nella Sala gialla, dove anche noi abbiamo parlato, il rapporto tra lo spazio disponibile e gli occupanti era di 1: 10 e le lamentele non sono mancate...
In ogni caso tra uno spintone e l'altro, Andrea è riuscito a parlare per 20 min. di On line Brand Reputation, trovate qui la presentazione e qui un breve video. Come ha detto un simpatico amico su Twitter lo speach di Andrea è stato "un misto di branding, filosofie orientali, seo, social media": in effetti il focus dell'intervento è il concetto di multicanalità e multidimensionalità dei contenuti che strutturano la reputazione di un Brand in rete. L'idea cioè che la reputazione on line non possa essere appiattita (Flatland) su un'unica dimensione di analisi, ma che i numerosi aspetti che la compongono siano parte di un mosaico articolato dove ogni tassello ha le sue proprie specificità e necessita di un trattamento ad hoc, sia in termini di analisi sia in termini di strategie performative di intervento.

mercoledì 16 febbraio 2011

Who’s more influential on Twitter?

Una recente analisi condotta da HP rivela che i media tradizionali possiedono un impatto decisamente maggiore su ciò che diventerà un trending topic su Twitter, seguendo un vero e proprio ranking atto a stabilire chi è “immediatamente popolare”.

Piuttosto che essere determinata da personalità o da frequenza, lo studio ha rilevato che "è decisamente determinante soprattutto in relazione allo specifico soggetto trattato nel tweet”

Lo studio ha infatti dimostrato che “quando i topics generano attrattiva, il social medium agisce proprio come un filtro in grado di amplificare lo standard prodotto dai media stessi e a contribuire a creare i meccanismi di attrazione”

HP sostiene inoltre che questo è vero anche quando i media leaders possiedano meno “followers” rispetto alla Golden top di Twitter, come nel caso di Ashton Kutcher e Lady Gaga.

“The HP team raccoglie i dati da API, ricerca condotta da Twitter, focalizzata su un periodo di 40 giorni , effettuato nell’autunno 2010” ha affermato HP all’interno di un post dedicato a questa analisi.

“Dal risultato raccolto da circa 16.32 milioni di tweets, è emerso che 22 users erano la fonte che retweettava i contenuti considerati ‘trending’. Di questi il 22, 72% entrano poi a far parte delle notizie lanciate da CNN, the New York Times, El Pais e BBC.”

Il quadro che ne emerge fa subitaneamente apparire Twitter come una significativa fonte di notizie, anche se si hanno dubbi sul fatto che il suddetto social network possa effettivamente innestare una rivoluzione sul modo di fare giornalismo, o, almeno, di accelerarlo.

Twitter funziona più come una sorta di gargantuesco telegrafo di notizie, opinioni, e, ovviamente, di trend.

Relativamente a questo, sono proprio i Treending Topics ad assumere una rilevanza significativa.

“Dimostreremo empiricamente il modo in cui fattori particolari, come l’attività di ciascun user o il numero di followers, non contribuiscano affatto a diffondere creazioni, idee e a propagarle. Al contrario, troviamo che la risonanza del contenuto sia, da sola, in grado di avere un impatto maggiore nella genesi di trend”, hanno affermato gli autori dello studio.

In che modo, dunque, la politica dell’istantaneo “botta e riposta” tra gli utenti risulterà incisiva per una diffusione di uno sviluppo o di un miglioramento contenuti in un quadro, come quello odierno, costituito da un affastellamento di dati e da una frantumazione dei tradizionali canali di notizie?

martedì 15 febbraio 2011

Anche i commercialisti hanno una Reputazione: licenziati in Italia per colpa di Facebook

Un uso malsano di Facebook può portare al licenziamento? A quanto risulta da alcuni fatti accaduti recentemente, parrebbe di sì.

Al contrario di quanti molti hanno scritto, non è la prima volta in Italia che si registra un caso di licenziamento dovuto ad un uso sconsiderato del social network. Ricordiamo infatti la discussa vicenda della dipendente dell’azienda Danieli, che fece da apripista un paio di anni fa.

Questi episodio è stato seguito, di lì a pochi giorni,  da un evento opposto: una faccenda simile era infatti accaduta negli USA, ma il dipendente è stato reintegrato con la motivazione che il diritto ad una personale libera espressione delle proprie opinioni è del tutto inviolabile.

lunedì 14 febbraio 2011

How to become influential

Su Quora sono sempre più numerose le domande poste dagli utenti su come poter divenire più influenti nell’ambito dei social network.

Esponenzialmente alla quantità di domande generate, crescono anche i suggerimenti su come poter divenire più preminenti all’interno delle piattaforme social.

Ecco, elencati, alcuni significativi passaggi evidenziati su Quora:

1. Realizzare qualcosa di straordinario. Questo significa accrescere la propria notorietà proponendo un evento, una dimensione sociale ed artistica che si ponga come facilmente condivisibile da tutti, e che contribuisca alla nascita di discussioni e flussi di dati, vitali per i social network.

2. Sviluppare competenze di livello mondiale su un tema interessante. Gli altri utenti si sentiranno attratti e dunque coinvolti nel progetto e nelle competenze che da esso possono derivare.

3. Esprimere intuizioni premonitrici. Questo condurrà, senza ombra di dubbio, ad accrescere l’interesse suscitato dalla nostra persona e dalle nostre parole, divenendo rapidamente punto di riferimento per gli altri utenti/amici.

4. Divenire indispensabili nell’aiutare gli altri a realizzare le proprie ambizioni. Il filantropismo è un valore alla base delle piattaforme social, che costantemente puntano a rinnovarlo. Aiutare gli altri si traduce in una chiara esternazione delle capacità intrinseche che possediamo, raffigurandoci come soggetti rilevanti.

5. Essere capaci di trasformare concetti complicati in qualcosa di fruibile a tutti. La verbosità è totalmente estranea alla dimensione social, la quale punta invece ad una comprensione istantanea di contenuti condivisi. L’abilità di saper sfruttare questo concetto ci renderà figure chiave all’interno delle piattaforme social, portando il nostro messaggio a tutti.

Le discussioni nate su Quora attorno a questo argomento hanno tuttavia portato alla luce una tendenza che viene spesso biasimata: alcuni utenti nella speranza di divenire più “influential”, si limitano a copiare e ad incollare sul proprio profilo i contenuti di altri users, dimostrando non solo una totale incapacità di generare contenuti inediti rilevanti, ma peccando anche di scorrettezza nei confronti delle loro fonti.

venerdì 11 febbraio 2011

Da eBay a Boutiques.com: il Fashion sfila sui social media

Google ha da poco tempo lanciato un nuovissimo tool.
Si chiama Boutiques.com, ed è, sostanzialmente,  una vetrina aperta su internet che si affaccia sul settore dell'alta moda: una vera e propria catwalk  di immagini, tutta da sfogliare e da cui trarre ispirazione per acquisti ed outfits. L’esempio, neanche a dirlo, arriva da Facebook e da altri social network. In concomitanza con la  "Fashion Week" che è  appena iniziata a New York , un famoso sito, Trend Analytics, presenta proprio i punti forte di Boutiques, in una carrellata di stili, colori, abbinamenti che sono l’elemento chiave  per capire, con un colpo di click,  le tendenze dominanti tra gli scaffali digitali.

Tuttavia, il trait d’union tra haute couture e informatica non era affatto scontato; dopo complesse analisi, i  ricercatori di Google hanno infatti elaborato complicate formule logiche in grado di analizzare gli interessi del pubblico  di internet, ma non solo: gli utenti possono anche “costruire” una loro vetrina partendo proprio  dagli elementi (abiti, calzature, accessori) esposti su Boutiques.com.
In tal modo essi creano una personalissima vetrina, specchio della loro personalità e  dei loro gusti, sempre all’insegna della personalizzazione di ciò che vogliono mostrare di sé. Tra l’altro sono proprio loro scelte a contribuire ai trend del momento.
Dal punto di vista più prettamente informatico, ciò che viene selezionato dagli utenti diventa parte dei suggerimenti del motore di ricerca, permettendo di ridurre in maniera sensibile il tempo speso a sfogliare svariati siti alla ricerca dell’elemento desiderato.
Inoltre, questo mastodontico shop online che viene a definirsi risulta ispirato a un altro social network, Twitter, in cui gli utenti potevano già  seguire le indicazioni di designer e stilisti. 

giovedì 10 febbraio 2011

Accomodiamoci sui social network: idee dalla Social Media Week

Qual'è l’entità dell’ impatto hanno avuto i social network sulla vita quotidiana di ogni persona e dei relativi stili di vita, al di là delle differenze di età, classe sociale, professione, cultura? I social network modificano i nostri spazi, condizionano le nostre scelte, azioni, persino desideri?
Sono queste le domande a cui si è cercato di dare risposta durante la giornata del Social Media Week di Roma.
Le discussioni si sono imperniate proprio su questi argomenti, considerata la tematica dei social network quanto mai attuale nei primi mesi del 2011. L'evento è stato organizzato in collaborazione con Reti spa, società di lobbying e pubblic affairs. Il moderatore dell'incontro era Massimo Micucci, presidente di Reti.
Stando agli studi effettuati, pare che le nostre esistenze ruotino sempre di più attorno ad un luogo virtuale ideale, incarnato dal social network, le cui caratteristiche valoriali sono ormai parte integrante delle nostre vite.
Monica Fabris, presidente di GPF (società di ricerca sociologica), ha identificato “due valori cruciali per lo sviluppo della piccola e media impresa nell'era del web 2.0, ovvero il territorio - la cui valorizzazione costituisce un'opportunità all'interno del mercato globale - e la persona - la possibilità cioè di presentarsi al cliente non come impresa ma come persona fisica”.


mercoledì 9 febbraio 2011

Aziende e Brand Monitoring: vari gradi di coscienza

Quanto è importante il monitoraggio dei social media? Secondo studi condotti nelle ultime settimane  il monitoraggio costante di quanto viene detto sulla propria azienda risulta importantissimo, persino vitale, anche nel caso in cui una società sia poco presente nelle piattaforme social; le conversazioni portate avanti dagli utenti/consumatori possono infatti raccontare una grande storia.

Secondo il report redatto dalla InformationWeek Analytics, un numero consistente di compagnie stanno investendo sulle low-tech solutions nell’approccio della questione circa il monitoraggio dei social media.

Più nel dettaglio, la maggior parte delle aziende ricorre a strumenti come Google Alerts per controllare le discussioni generate in rete sul proprio brand, e per verificare i competitors, come è visibile nella sottostante tabella:







Solo il 16% si rivolge a società esterne specializzate nel brand monitoring.

martedì 8 febbraio 2011

Politica 2.0: dai proclami ai tweets

Da una recente analisi è emerso che ad essere sempre più  "Twitter oriented" sono, sorprendentemente, i leader mondiali.

Pare che tra essi, infatti, si sia sviluppata una comune inclinazione alla trasparenza, sia nei confronti dei loro elettetori  che nell’azione politica stessa: in tal modo i loro punti di vista vengono sostenuti in in modo diretto.

A quanto pare l’era di Lindon Johnson, di Richard Nixon e, in primis, di Ronald Reagan, basata su una proiezione del capo di stato nel proprio universo quotidiano grazie alla potenza ed alla preminenza dei discorsi e dibattiti televisivi, è stata implementata dal massiccio impiego dei social network,  che si rivelano essere la vera arma mediatica di questa epoca.


lunedì 7 febbraio 2011

Il tempo della reputazione on line è sempre più reale

Un oramai abusato aforisma, “Tutto e subito” è senza alcun dubbio la nuova parola d’ordine nel mondo del web, ma non solo: è il principio assoluto di questo nuovo anno, e, senz’altro, anche una sintesi della nuova frontiera che i social network hanno raggiunto. In un recente articolo Luca Conti ha fatto rilevare quanta importanza abbia acquisito “il passaggio verso l'immediatezza nello scambio e nel consumo di informazioni”, introdotto per la prima volta da Twitter, e oramai punto d’incontro per le piattaforme social più disparate.

Quella che Luca Conti definisce in maniera ottimale “un’accelerazione del modo di stare online” ha, senza ombra di dubbio, strutturato in modo diverso non solo la concezione del mondo del web come risorsa sempre disponibile a tutti, ma ha anche sensibilmente cambiato e trasfigurato il rapporto venditore e il consumatore finale, che ormai si identifica con lo user.

Se tempo fa le lettere di lamentele seguivano i canali preferenziali della posta o della mail, ora gli utenti si trovano a criticare un’azienda o un marchio che li ha delusi all’interno del sistema delle piattaforme social: tutto ciò è opera esclusiva del processo istantaneo e globale innescato dal Web 2.0.
In termini di reputazione online, a cosa può portare questa trasformazione?

venerdì 4 febbraio 2011

Università e analisi dei consumatori: l'esempio della Wharton School



Una delle Università più importanti della Pennsylvania, la Wharton School, ha da poco dato il via ad una iniziativa rivoluzionaria, che permetterà alle aziende di accostarsi in maniera accurata al proprio target di consumatori in base alle esperienze analizzate che studi effettuati sugli stessi hanno fatto emergere.
La così definita “Wharton Customer Analytics Initiative” (WCAI), sarà poi integrata come parte del curriculum scolastico di ogni studente.
La WCAI opera in modo da analizzare i dati afferenti ad ogni consumatore per ottimizzare i profitti derivanti. Il WCAI co-Director, Peter Fader, ha dichiarato infatti che questa iniziativa risulta diversificarsi enormemente dalle altre condotte in precedenza,  in quanto si profila come customer-oriented.
Sin dal  2006, la WIMI ha proposto qualcosa di simile, ma il recente inglobamento della WIMI da parte della WCAI ha reso l’iniziativa “ancor più focalizzata sui giovani non ancora laureati e, quindi, più attraente” come ha detto  il  co-director Eric Bradlow. “Le persone coinvolte verranno “flaggate” in base alle applicazioni utilizzate”.
Sempre secondo Bradlow,  i laureandi della Wharton che amano i giochi numerici potranno dunque avere l’opportunità di trovare lavoro direttamente presso società di finanza, rivoluzionando, in questa maniera, le proposte stesse fatte fin’ora dalla scuola in termini di corsi di studio.
Shawndra Hill, assistente professore in Operations and Information Management, sta difatti sperimentando un nuovo corso, il “Business Analytics”, destinato ai laureandi, convinta che tali cambiamenti non possano che essere ottimali per l’inserimento degli studenti nel mondo professionale.

giovedì 3 febbraio 2011

I forum come finestra sul mercato. Un piccolo grande caso di successo

Le piccole imprese sono state capaci di ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto nel mondo del web. Il successo del loro operato deriva dalla capacità che alcune di esse hanno dimostrato nel sapere creare e gestire una sorta di "spazio virtuale" nel contesto di Internet, vale a dire forum, fan pages, blog; tale spazio, totalmente low cost, ha mostrato di far fruttare a ciascuna piccola azienda un notevole capitale, grazie alla differenziazione e personalizzazione della proposta e delle strategie di vendita prescelte.

Un esempio, in tal senso, può essere d’aiuto.
La Roland DG Mid Europe, realtà con sede ad Acquaviva Picena (AP), può vantare un fatturato di 30 milioni di euro, ottenuto tramite la commercializzazione di  macchinari e plotter destinati all'industria grafica, impiegati in particolare nelle stampe speciali di grande formato, applicati poi a tram, autobus o metropolitane, e, persino, ai frontoni che compaiono nei musei. La Roland DG Midi Europe ha iniziato la sua rapida scalata al successo proprio grazie al social marketing intrapreso e portato avanti con coerenza e continuità, dopo che nel 2004, Giovanni Re, oggi Community Manager, aveva aperto una  lista Yahoo nell’ottica della ricerca di personale specializzato nel settore della creatività applicata alle nuove tecnologie.


mercoledì 2 febbraio 2011

Profumo di vittoria per il social media marketing

Sempre più aziende stanno improntando le proprie strategie di vendita sulle piattaforme social, e grazie ad esse ottengono un incredibile successo. I social media si rivelano essere il contesto di marketing più competitivo nel 2011. 

Queste compagnie, le quali includono soprattutto le aziende che sono cresciute più velocemente,  si sono realmente avvalse di un mix di vere e proprie tattiche differenti, tra cui spicca senz’altro l’uso di Facebook.
Secondo gli studi pubblicati a Gennaio  2011 dalla University of Massachusetts Dartmouth Center for Marketing Research, il 71% delle aziende ha fatto un impiego di  Facebook massiccio nel  2010, cresciuto del 61% rispetto al 2009.
Twitter, si stabilizza invece al 59% nel  2010, e i blogging al 50%, com’è visibile nella lista sottostante:

Se un’azienda ha fatto uso dei social media all’interno delle sue strategie di vendita, alla stessa azienda questo utilizzo ha arriso il successo, come le analisi dimostrano. L’85% delle compagnie ha una visione di Facebook come tool di successo, con un significativo incremento del 54% rispetto al 2009.
L’uso dei messaggi privati e delle bulletin boards ha riportato un successo del 93%. Anche Foursquare ha conosciuto un notevole aumento di tattiche di questo tipo.

Dal momento che i social media sono divenuti così prevalenti e polivalenti all’interno delle strategie di vendita, la percezione di essi è mutata. Molte aziende, infatti, hannno dichiarato di considerare i social media assai importanti, indicandoli come l’86% della rilevanza delle loro campagne di vendita, rispetto al 79% identificato nel 2009:

martedì 1 febbraio 2011

Parobook, il social network dei disoccupati

Parobook, “cugino” di Facebook, ha da poco visto la luce: tutto merito di quattro intraprendenti spagnoli (Carlos Ayuso, Iñigo González, José González e Ramirez Sarmiento Antuan) che hanno deciso di creare una nuovissima piattaforma social allo scopo di aiutare il disoccupato, sostendendolo nella ricerca  e nella risoluzione della propria situazione precaria.


Complice di questo intervento è senza dubbio la crisi che, dopo alcuni anni di apparente sviluppo con l’elezione di Zapatero, è tornata ad aggirarsi in maniera preoccupante in Spagna, raggiungendo quota 20%.
L’idea dei quattro intraprendenti spagnoli è davvero semplice: permettere a tanti disoccupati di comunicare tra loro.
Quello che a prima vista sembrerebbe un emulo di Facebook (a differenza del colore rosso che identifica la schermata) è in relatà un piattaforma social di incredibile umanità e di disperazione.
Ad esempio, Ianthe, di Malaga, nel proprio status, ha riportato:
 “cerco lavoro in riparazione di computer e manutenzione”.
Ianthe spera che il suo appello venga ascoltato non solo da tutti coloro che condividono con lui la precarietà di una vita senza impiego fisso, ma anche da datori di lavoro, aziende, o privati in cerca di un tecnico o di un sistemista.