venerdì 18 febbraio 2011

Di chi si fidano i consumatori on line?

Nell’ affollatissimo contesto dei social media e delle recommendations che essi propongono ci si interroga spesso su chi fornisca i consigli più fidati

I social media conferiscono potere al consumatore, fornendo a ciascuno di essi una sorta di pubblica piattaforma dove rendere condivisibili i propri pensieri e  sentimenti in maniera totale.

Naturalmente questo ha alimentato il potere del passaparola, considerato unanimamemente la più fidata forma di marketing; tuttavia il social behaviour sta arrivando ad importanti punti di svolta.

Il “GlobalWebIndex Annual Report 2011”, redatto dalla Trendstream and Lightspeed Research esterna un vero e proprio cambiamento nel comportamento dei consumatori verso i social media, in quanto lo scenario stesso del Web 2.0 sta cambiando.

Collegandoci al discorso già trattato circa la preminenza degli influencer, il report illustra infatti, che sussiste realmente un’attitudine crescente degli utenti social a diffondere contenuti, spesso anche professionali, piuttosto che a crearne di nuovi, attraverso microblogs, social networks e sui canali di video-sharing. E tuttavia tra quanti di quelli che diffondono contenuti professionali si annidano degli influencer?


Com’è intuibile, il fattore della sensibilità umana rimane la chiave finale che permettere di comprendere il meccanismo della fiducia.


Gli internauti di tutto il mondo riportano che la loro fiducia nei confronti dei consigli proposti dai social network è aumentata di circa il 50% nei primi mesi del 2011, grazie ad una personalizzazione dell’offerta, e del 21% verso  i conttatti appartenenenti ai microblogs: un cambiamento sostanziale, se consideriamo che fino a pochi anni fa il ruolo predominante era svolto dalla televisione e dai quotidiani.


 “Trust Barometer” report redatto dalla Edelman’s, mostra che la fiducia che accordiamo al gradimento della marca da parte dei fan (“people like me”) è diminuita sensibilmente (dal 47% del  2009 al 43% del  2011), in concomitanza con la crescia della sum-patia verso gli esperti.

In tale report è ben visibile che i giovani appena usciti dal college si trovano ai primi posti della poll e non sono non solo più influenti nelle scelte, ma anche più “attrattivi” per le strategie di marketing.
Inoltre,  Edelman ha indagato la fiducia dei consumatori nelle fonti ufficiali e tecniche di informazione sull’azienda, una questione totalmente differente dalle recommendations.

Ne è emerso che i consumatori sono maggiormente orientati a seguire i risultati forniti dai report di esperti analisti, piuttosto che le recensioni rilasciate dagli altri utenti o addirittura ciò che constatano di persona.


Resta comunque salda la forma del passaparola, specialmente tra i giovanissimi, che tendono a  fidarsi più di amici, familiari, che costituiscono la loro più importante fonte di informazioni e  consigli; questo trend si rafforza parallelamente alla fiducia verso le analisi fornite dai report in quanto sono cresciute proporzionalmente anche le recensioni efettuate dagli utenti stessi all’interno delle piattaforme social.
Queste ultime, di immediata ricerca e forte impatto garantito da un linguaggio informale e diretto, restano la miglior fonte per i consumatori indecisi.

Tuttavia dobbiamo rilevare che il passaparola, baluardo sventolato nelle campagne di social marketing da tutte le agenzie di comunicazione, da solo non è sufficiente e necessita di essere inscritto in uno scenario più articolato.
Specie se ragioniamo in termini di Influencer non possiamo affidarci unicamente a strategie di comunicazione improntate sul passaparola, più improntate alla visibilità del brand che all’induzione di scelte d’acquisto.

I consumatori sono sempre più informati, proprio perchè sono sempre più social, e in questo quadro le opinioni degli esperti sono ottime candidate al ruolo di Influencer

Pensiamo per esempio al successo dei portali di associazioni come ADUC o ADUSBEF, in grado di orientare concretamente le scelte degli utenti a partire da un’informazione competente sul consumo.

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