martedì 8 febbraio 2011

Politica 2.0: dai proclami ai tweets

Da una recente analisi è emerso che ad essere sempre più  "Twitter oriented" sono, sorprendentemente, i leader mondiali.

Pare che tra essi, infatti, si sia sviluppata una comune inclinazione alla trasparenza, sia nei confronti dei loro elettetori  che nell’azione politica stessa: in tal modo i loro punti di vista vengono sostenuti in in modo diretto.

A quanto pare l’era di Lindon Johnson, di Richard Nixon e, in primis, di Ronald Reagan, basata su una proiezione del capo di stato nel proprio universo quotidiano grazie alla potenza ed alla preminenza dei discorsi e dibattiti televisivi, è stata implementata dal massiccio impiego dei social network,  che si rivelano essere la vera arma mediatica di questa epoca.


Ora i leader mondiali hanno adottato lo stesso linguaggio che le piattaforme social richiedono, vale a dire: messaggi brevi e incisivi che prendono spunto da un fenomeno, un fatto, una tendenza, e tutto questo in inglese.

«Più della metà dei capi di Stati membri del G-20 hanno un account ufficiale su Twitter» ha affermato Matthias Lüfkens, direttore associato per i digital media al World Economic Forum, l'organizzazione no-profit il cui leader è Klaus Schwab e che ogni anno tiene un summit annuale nelle nevi di Davos.

Ma la contemporaneità e la rapidità sulle piattaforme social non sono certo peculiari a tutti: infatti, se Barack Obama ha 6,5 milioni di followers altri, come il presidente della UE Josè Manuel Barroso, ne contano solo 6.500.


I restanti leader che hanno partecipato al G-20 si collocano in questo limbo, tuttavia nessuno di loro "tweetta" personalmente. Essi infatti ricorrono ad un "twitter ghost writer”, una sorta di  collaboratore di fiducia che compila i tweet al posto loro.

Secondo Matthias Lüfkens,  sono sessanta i  governi, per un totale di centotrenta in tutto il mondo, che attualmente ricorrono  ai social network in maniera sistematica ed energica  usando il loro account su Twitter.

Per Lufkens non si tratta di una moda passeggera: l’esempio del presidente Usa Barack Obama, il quale si è rivelato il migliore fin’ora, che fin dalla sua  campagna elettorale (vi ricordate lo slogan "yes, we can") impiegò Twitter per promuovere la sua politica (avevamo parlato del suo sciame virtuale) per contattare e per mobilitare i giovani, mentre ora ha circa 6,5 milioni di seguaci su Twitter. Se gli interventi su Twitter del Presidente Obama si sono rivelati un successo,  il presidente russo Dmitri Medvedev ha dato vita, esattamente, nel giugno scorso, ad  un account in inglese e un altro in russo, entrambi molto "smart" per conferire alla sua immagine un tocco più occidentale e trendy alla sua presidenza. L’ultimo ad aver aperto un account su Twitter è stato il Presidente Sarkozy.

Lufkens ritiene che i politici più attivi siano il neopresidente brasiliano Dilma Rousseff, il presidente argentino Cristina Kirchner e il presidente cileno Sebastian Piñera: menti capaci e in grado di “usare un tocco personale nella comunicazioen di 140 battute”.

Quante possibilità ci sono che nel nostro Paese si verifichi un fenomeno analogo?


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