lunedì 14 marzo 2011

I 50 brand del 2010 con la migliore reputazione sui social media

"Social Media è un gioco di serpenti e scale, dove i brand raggiungono il proprio livello di reputazione imparando ed entrando in contatto con la propria audience. Il Social Media Reputation Index di Yomego, prodotto dal tool Alterian's SM", mostra quali aziende stanno vincendo il gioco.
Ogni indice è calcolato sulla base di obiettivi raggiunti, attualità e soddisfazione." Yomego



Provate a confrontare la posizione di alcuni brand in questo biscione con la nostra classifica sulla reputazione on line dei maggiori marchi italiani e internazionali del 2010 sintetizzata dall'indice CERR (calcolato sulla base di rilevanza dei contenuti, importanza del dominio che li ospita e pertinenza della fonte rispetto all'area di business del brand). Attenzione a: Nokia, Microsoft, IBM, Coca Cola e McDonald's.

giovedì 10 marzo 2011

Abitare Sostenibile: Analisi delle Opinioni sul Web

Per iscriverti all'evento clicca qui

Brand Strategies: essere sui social vs essere social

I Brand cominciano a capire che per fare social marketing non basta essere sui Social Media, ma è necessario viverli, esserne parte attiva quotidianamente, e dunque spendere un po' più di tempo e risorse per mettere in atto tutte le tecniche to being social.
Oltre il sito web e la rassegna stampa, quindi oltre una comunicazione a senso unico, alcune aziende cominciano a intuire che esistono dei canali di comunicazione partecipativa, delle communities dove il brand può interagire con il suo target, e anche con chi fino a quel momento non ne faceva parte ma potrebbe diventarlo.

mercoledì 9 marzo 2011

TMT prediction: i nuovi media fuori dalla crisi. Ma c'erano mai stati dentro?

A fine Febbraio Deloitte ha pubblicato il 10° rapporto TMT predictions sugli investimenti previsti quest'anno in nuove Tecnologie, Media e Telecomunicazioni.
La crisi, almeno nel mondo di Facebook, E-bay e Mobile sembra superata: un giro da 5 miliardi di euro quello della pubblicità sui Social Network e più 30% rispetto al 2010 fanno supporre una maggiore predisposizione delle aziende a investire in PR e Reputation Management, spiega Deloitte:

martedì 8 marzo 2011

PMI: Quanto costa essere social

Il 78% delle aziende utilizza i social network per supportare la comunicazione e i servizi ai clienti. Lo dice il sondaggio di Panda Security nel 1° Report Annuale sui Rischi dei Social Media per le PMI.
In questa nutrita fetta di aziende “social” quante si preoccupano anche di prevedere un piano di gestione dei rischi per la sicurezza e la privacy?
I best friends della comunicazione social sembrano essere i primi nemici delle PMI in termini di privacy e sicurezza:
  1. Facebook: 71,6% malware e 73,2% violazioni della privacy
  2. YouTube: 41,2% malware
  3. Twitter: 51% violazioni della privacy

venerdì 4 marzo 2011

La migliore reputazione per Fortune: 1 Apple, 2 Google, 11 Microsoft

Vi anticipo che la settimana prossima confronteremo la classifica di Fortune con un'analisi della reputazione on line di queste tre Big, noi parleremo delle opinioni dei consumatori lato mobile.


La liberazione dell'Egitto vista da Twitter

Ogni nodo è un utente di Twitter e i link sono i retweet dell'hashtag #jan25 (giorno delle dimissioni di Mubarack). Il video è stato realizzato da Andrè Panisson in collaborazione con un progetto di ricerca dell'Università di Torino attraverso il sistema Gephi Graph Streeming. Una bella intervista su VincosBlog.

giovedì 3 marzo 2011

La reputazione è come la moneta

Viviamo in un mondo in cui la visibilità crea opportunità e la reputazione costruisce la fiducia”.
Dalle parole di Dan Schawbel, managing partner di Millenial Brand, “personal branding guru” per NYT e autore di Me 2.0 (Costruire un Brand forte per realizzare una carriera di successo) , è chiaro che esposizione mediatica e reputazione sono due cose molto diverse.

mercoledì 2 marzo 2011

Internet è Facebook?

“Beh lo sanno tutti che Internet è Facebook”. Circa un anno fa ho sentito pronunciare questa frase dalla responsabile della comunicazione di una grande azienda italiana (di cui ovviamente non faccio il nome). Mi ricordo che pensai, peccando forse di superbia, “che ingenua” (per usare un eufemismoJ).
Poco fa ho letto che Facebook sta per integrare un’applicazione per diventare a tutti gli effetti un motore di ricerca: un sistema basato su iframe per correlare alla ricerca per nome all’interno di Facebook pagine esterne associate a quel nome. In pratica se cerco “Reputation Manager” su Facebook non uscirà solo la pagina Fan o il Gruppo (ecc…) ma anche il sito www.reputazioneonline.it e tutti i siti ad esso collegati. Google praticamente.
E allora sono tornata a riflettere su quella frase, che mi era sembrata così superficiale. Facebook sta davvero mangiando il Web?
La notizia in Italia è stata pressoché ignorata (io l’ho saputo su Linkedin dal post di Paola, che ringrazio per lo spunto), se ne parla solo qui. E anche cercando tra le pagine in inglese non si ottengono molte informazioni in più.
Staremo a vedere. Però la "soffiata" mi basta per riflettere su una cosa: forse non siamo di fronte ad una rivoluzione, ma piuttosto ad un cambiamento in atto da tempo nel magico mondo di Zuckerberg.
I Like, le Note, i Link, l'integrazione dei video, a cui ormai siamo assuefatti, andavano tutte silenziosamente nella direzione di portare il Web dentro Facebook.
Naturalmente da qui a dire che Facebook coincide con Internet ce ne passa, ma chiedo virtualmente scusa per quel pensiero frettoloso e un po’ snob. Lei forse aveva intuito qualcosa di tangibile e io no.

martedì 1 marzo 2011

Google aggiorna l’algoritmo: tempi duri per le Content Farm!

Associated Content (Yahoo) ha perso l’87% di visibilità, Slideshare perde il 56% e crollano Technorati (-89%) e Wikio (-94%). E’ il bollettino di vittime stilato da Sistrix dopo che Google ha aggiornato il suo algoritmo di indicizzazione. Wikipedia e Amazon invece guadagnano posizioni. Per ora le variazioni riguardano solo gli Stati Uniti, ma presto impatteranno anche i risultati multilingua.

Una sforbiciata che taglia le gambe a diverse tipologie di portali: dai canali di condivisione di documenti come Slideshare, a motori di ricerca come Technorati e Wikio. Ma il vero bersaglio (non dichiarato!) di Google sono le content farm, quei siti che generano un’elevata quantità di contenuti di scarso valore col solo scopo di scalare le SERP del motore di ricerca. Il dibattito sulla selezione dei risultati da parte dei motori di ricerca è in corso da tempo, e in prima linea contro spam e contenuti di scarsa utilità sono scesi i blogger dopo le riviste specializzate.

Il nuovo calcolo dovrebbe avere un impatto considerevole su circa il 12% dei risultati di ricerca negli Stati Uniti .Una strada che il Gigante aveva già intrapreso qualche settimana fa, integrando al browser Chrome la funzionalità che consente all’utente di filtrare determinati domini nella SERP del motore di ricerca: pare che l’84% dei siti filtrati dagli utenti venga penalizzato dal nuovo algoritmo (che pure non è basato direttamente su questi dati a dimostrazione del fatto che la modifica apportata sta dando i suoi buoni frutti).

Nelle prossime settimane potremo effettivamente testare l’efficacia di questo algoritmo, per il momento facciamo più attenzione a come promuoviamo i nostri contenuti!