lunedì 4 aprile 2011

Cattivi maestri: Facebook non perdona



Vi ricordate la tanto odiata e odiosa maestra di Tricarico? Beh, pare che la categoria abbia ricevuto una sonora punizione, da Facebook.


Un'insegnante di scuola elementare del New Jersey è stata sospesa dall'incarico per avere postato sulla sua bacheca commenti impietosi verso i suoi allievi dichiarando di "sentirsi un guardiano che passa tutto il giorno a badare a futuri criminali". Immediata la richiesta di licenziamento che si è sollevata dal coro di genitori inferociti.
Ancor più che l'ingenuità della maestra, in questa storia lasciano perplessi le dichiarazioni del suo avvocato: "La mia assistita ha espresso i suoi giudizi durante il suo tempo libero, esclusivamente ai suoi amici. Se i genitori sono tanto preoccupati dei loro bimbi – sostiene l’avvocato – allora pensassero di più a come si comportano in classe, non a cosa dice la maestra nella sua vita privata”."
Una frase che la dice lunga sulla consapevolezza dell'utilizzo di Internet. Facebook naturalmente non coincide con la vita privata di una persona, e non è sinonimo di privacy. Per quanto debba dotarsi e assicurare i suoi utenti attraverso impostazioni che garantiscano la protezione dei dati personali (e per quanto su questo ci siano sempre grandi polemiche e attacchi verso il social network). Il punto è concettuale, non giudiziario: se la gente continua a pensare che la bacheca di Facebook sia come il pianerottolo di casa prorpia, dove si scambiano due chiacchere con il vicino, allora episodi come questi saranno sempre più frequenti. Che qualcuno lo dica all'avvocato della signora!

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