mercoledì 4 maggio 2011

Diffamazione on line, la sentenza della Cassazione

Sul Quotdiano di Informazione Giurdica è stata recentemente pubblicata la sentenza della Cassazione del 26 aprile 2011 sul Giudice competente in materia di diffamazione via Internet.

Per individuare la competenza del reato di diffamazione on line secondo la Cassazione sono "inutilizzabili criteri oggettivi unici, quali, ad esempio, quelli di prima pubblicazione, di immissione della notizia nella rete, di accesso del primo visitatore” e non sarebbe
“neppure utilizzabile quello del luogo in cui è situato il server, in cui il provider alloca la notizia”.

Inoltre nella sentenza si legge che:

“Il reato di diffamazione è un reato di evento, inteso quest’ultimo come avvenimento esterno all’agente e causalmente collegato al comportamento di costui. Si tratta di evento non fisico, ma, per così dire, psicologico, consistente nella percezione da parte del terzo (rectius dei terzi) della espressione offensiva, che si consuma non al momento della diffusione del messaggio offensivo, ma al momento della percezione dello stesso da parte di soggetti che siano “terzi” rispetto all’agente ed alla persona offesa"

Per cui il reato di diffamazione diventa effettivo solo quando viene percepito da un terzo.

Ma come ci si regola quando si tratta di diffamazione via internet? Come si fa a stabilire quando una terza persona (diversa dalla vittima) è entrata in contatto con il contenuto diffamatorio e pertanto la diffamazione è in atto?
Questo naturalmente accade anche con la diffamazione su altri mezzi, ma immaginiamo l'implicazione più pesante che questo passaggio può avere su Internet dove i contenuti possono essere continuamente ripresi, generando cosi un effetto moltiplicatore potenzialmente in grado di aumentare la lesività della diffamazione stessa.

La questione è spinosa e il dibattito aperto.

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2 commenti:

  1. Effettivamente la questione è molto complessa, anche perchè il controllo del messaggio diffamatorio online è quasi impossbile, fa parte del fascino maledetto della rete che nulla dimentica, anche se, sono sicura che se la diffamazione riguarda qualche personaggio pubblico "molto" in vista, il modo di percepirne l'effetto diffamatorio e di conseguenza di dimostrarne la lesività si trova!!

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  2. Vero, sicuramente esiste il modo per rilevare i casi di diffamazione di marchi o persone sul Web e anzi questo è un ambito in forte espansione per chi si occupa di comunicazione digitale. Però il punto è che questo avviene a partire dalla denuncia della parte lesa, o comunque dal fatto che sia venuta a conoscenza della diffamazione. Per le grandi aziende e personaggi pubblici famosi non è difficile venire a conoscenza dei contenuti diffamatori che li riguardano, con tutti di mezzi di comunicazione che hanno a disposizione. Più complicato è per un privato quando viene diffamato su Internet e lo ignora...nel frattempo se qualcuno cerca informazioni sul suo conto verrà influenzato da quei contenuti nel farsi un'opinione sulla sua reputazione

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