lunedì 26 settembre 2011

Tutela del marchio e reputazione: nuova sentenza della Cassazione

La Cassazione in una recente sentenza ha stabilito una relazione diretta tra l'uso improprio del marchio e il danno alla reputazione, in particolare alla possibilità per il titolare del marchio di mantenere e promuovere la propria reputazione presso i consumatori. La decisione, senza precendenti, è nata da un caso sul web.

La sentenza è infatti arrivata in occasione della vicenda che ha coinvolto la società statunitense Interflora Inc. e la sua concorrente Marks & Spencer, colpevole di aver utilizzato tra le keyword sponsorizzate per i suoi annunci Adword's termini relativi a Interflora, sfruttando quindi la notorietà e la reputazione del concorrente.
Partendo dalla considerazione per cui il marchio non rappresenta solo un mezzo per sponsorizzare i propri prodotti, ma il fulcro di strategie di commerciali per acquisire una reputazione presso i propri clienti, la Cassazione ha osservato che si viola la funzione di investimento quando "l' uso (del marchio) intralcia in maniera sostanziale l'utilizzo, da parte del titolare, del proprio marchio per acquisire o mantenere una reputazione idonea ad attirare i consumatori. In una situazione in cui il marchio gode già di una reputazione, la funzione di investimento è violata quando questo utilizzo compromette la reputazione e ne mette in pericolo la conservazione."

La decisione è un ulteriore passo sulla difficile strada che persegue la protezione dei brand nel contesto digitale, in continua evoluzione.

mercoledì 14 settembre 2011

Anonimato e Identità digitale: il parere degli esperti a confronto dopo le esternazioni di Facebook e Google Plus

Il blogger satirico – esperto e dissacratore del Web 2.0; la giurista; l’ingegnere reputazionale.

La recente presa di posizione sulla questione “anonimato e identità digitale” dei due “grandi dei Social Network”, Facebook e Google Plus, apparentemente convergente all’inizio, pare in realtà delineare due diverse strategie. Facebook si è esposto sulla questione etica, facendo considerazioni esplicitamente negative sul comportamento “medio” degli utenti anonimi, e forse proprio per questo è rimasto al “de iure” e non ha esplicitato chiaramente come intende muoversi.
Google Plus al contrario è passato alle vie di fatto, cancellando gli utenti anonimi. Si è affrancato dalla questione etica, facendone anzitutto una questione di target e di livello di servizio. (…forse può permetterselo perché è agli inizi? Invece, quanto costerebbe a Facebook rimuovere tutti gli utenti anonimi esistenti? Quanta percentuale di Facebook copre l’utenza anonima)?
E’ doveroso riconoscere, per onestà intellettuale, che il Web 2.0 si è costruito sull’anonimato o piuttosto, per meglio dire, sul concetto di “identità virtuale” (coperta da nickname).

lunedì 12 settembre 2011

Il segreto di Twitter: le persone come motori di ricerca?

Nell'ultimo anno abbiamo assistito a decine di sfide tra il colosso del social e il colosso del search, in cui ciascuno cerca di entrare nel campo dell'altro e di sottrargli terreno rifacendo quello che l'altro ha inventato e chiamandolo con un nome diverso. Facebook nel 2009 ha lanciato il suo motore di ricerca, Google quest'anno gli ha risposto con il suo social network (e il nome stesso insegue la vittoria nel principio di accumulazione: plus, sempre di più).
Ma se dovessimo definire in due parole cos'è Facebook e cos'è Google, terremmo conto di tutti questi reciproci aggiustamenti?
Il modo in cui le persone usano le cose non è sempre prevedibile e previsto da chi le costruisce, ma sicuramente rispetta il principio di semplicità.
Torniamo all'origine: le persone usano Facebook per contattare e condividere e usano Google per conoscere.
All'incrocio di queste due esigenze si è inserito un modello più semplice ma più completo: un sistema per contattare, condividere e conoscere.
Su Twitter i nostri contatti sono il nostro motore di ricerca. E la conoscenza è il motore dei nostri contatti. Ciò che mi induce a contattare qualcuno su Twitter, non è la curiosità per la sua storia personale, nè l'amicizia, l'affetto, la nostalgia. E principalmente il desiderio di conoscere di più, condividendo informazione.
Allora mi chiedo: è forse perchè implica la razionalità delle persone, che le aziende ancora non puntano molto su Twitter?

venerdì 2 settembre 2011

Job Profile: i giovani si distinguono sul Web


Dal 2010 abbiamo attivato un osservatorio sull'utilizzo del web da parte dei giovani in relazione alla sfera lavorativa, per capire come la Rete ne influenzi il comportamento nelle diverse fasi. Ne emerge un quadro abbastanza articolato, che mostra come, al di là della ricerca in fase di recruiting, il rapporto tra i giovani lavoratori e Internet implichi una relazione più profonda che continua anche dopo aver trovato un impiego.
Questo mese la testata Espansione ha dato spazio nella sua cover story "Trovare lavoro ai tempi del precariato" ai racconti di giovani candidati, alle inziative delle agenzie interinali e al rapporto con Internet, pubblicando i risultati della nostra ricerca: