giovedì 1 dicembre 2011

Facebook: condivido, ergo sum?

Essere sui social media, significa voler condividere tutto con tutti? Facebook sembra dare per scontato che sia così, e sta pensando di attivare un sistema automatico che condivida al posto nostro quello che ci piace. La nuova idea di Zuckerberg si chiama "frictionless sharing" ("condivisione senza attrito"): tutto quello che leggiamo, la musica che ascoltiamo, i video che guardiamo sarà condiviso con i nostri amici, senza bisogno di clicckare sul pulsantino "condividi". Senza il bisogno di scegliere di condividere.
L'obiettivo naturalmente è quello di rendere sempre più pervasiva la tracciabilità del comportamento degli utenti per poi sfruttare questi dati a fini commerciali.

In questo lungo e interessante articolo pubblicato ieri sul nuovo magazine Lettura del Corriere.it, Evgeny Morozov si chiede se si stia profilando il rischio di indebolire la capacità critica delle persone, di annullare l'espressione di un giudizio consapevole e la possibilità di assegnare un valore diverso a quello che ci piace. In definitiva si chiede che fine farà la nostra identità e di conseguenza anche la nostra reputazione, perchè in un un mondo in cui tutti mettono in comune tutto allo stesso modo, non ci si aspetterà più un giudizio personale su un determinato contenuto.

D'altro canto proprio in questi giorni, secondo la Stampa britannica, la Commisione Europea sta lavorando ad un aggiornamento delle normative sulla privacy per impedire ai social network di vendere ai privati i dati di navigazione degli utenti a fini pubblicitari. Per il momento sembra quindi che a livello normativo si stia cercando di limitare la tracciabilità degli utenti, e questo lascia supporre che l'idea del "frictionless sharing" non avrà la strada spianata.

La preoccupazione sociologica di Morozov è tuttavia legittima, e forse già attualizzata più di quanto egli stesso delinei nel suo articolo. Gli strumenti per condividere sono diventati così onnipresenti che ormai condividere è diventato un gesto automatico. Detto questo però è anche importante non guardare tutto esclusivamente dalla lente dei Social Network.

(R)esistono ancora molti contesti in cui la condivisione non è un indicatore primario, almeno non nelle relazioni tra le persone. Ma il valore più importante è il confronto attorno ad un argomento, un'idea, un'esperienza, ma anche un prodotto o una marca. Nel web esistono tanti eco-sistemi che vivono indipendentemente dal tasto "mi piace" (pensiamo a tutti i forum frequentati ogni giorno da migliaia di persone che attivamente scelgono di discutere su un argomento che li appassiona) e all'interno dello stesso Facebook esistono infinite realtà in cui la produzione di contenuti e il confronto di opinioni sono l'elemento centrale, e condividere significa stimolare un'azione, fare qualcosa all'esterno di quel contesto. Pensiamo a tutte le iniziative sociali e le mobilitazioni nate in Rete, che hanno avuto un seguito nel mondo.

Possiamo quindi dire che il Web sia abbastanza grande e variegato per garantirci il diritto di essere, prima ancora di condividere?

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2 commenti:

  1. Sono d'accordo e ne ho un pò di paura. Si prova ad essere sempre su più canali per raggiungere più persone e contatti, e per farlo ci si affida alle condivisioni automatiche.
    Questo però limita tantissimo la comprensione del canale e impedisce di seguire l'andamento e gli sviluppi.
    Non si considera che il tempo risparmiato con tutte queste connessioni automatiche si perde in possibili relazioni e contatti che non si avrà mai il tempo di seguire.
    Anche sul web dovrebbe valere la regola, fai quello che riesci e fallo bene.

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  2. Facebook non è errato, e neppure l'uso che permette. Come ogni altra società sono errate le intenzioni che incanalano e forzano le azioni degli individui, le loro parole, così come le loro azioni. Dato che è il social più utilizzato è ovvio che è quello che racchiude più antioprogresso degli altri, per conseguenza probabilistica. Ha perciò una responsabilità enorme riguardo all'utilizzo e alla diffusione che permette; come in un isolato abitativo chi ha il miglior vestito sociale corporeo è chi ha più responsabilità per quanto riguarda il trasformare il male in bene. Come su facebook anche nella vita oltre Facebook esiste chi fa uso ingiusto e violento di parole e azioni, nascondendo di solito il tutto dietro azioni comuni della vita quotidiana, per poi additare il tutto a isolati casi di esasperazione che meritano tutta la violenza non propria che rigettano. Il risultato è la formulazione di individui senza scrupoli vestiti di santità plastificata.

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