lunedì 31 gennaio 2011

La Cina cancella l'Egitto dal web

In seguito alla reazione a catena scatenata dalle sommosse scoppiate in Tunisia, anche sull’Egitto, Paese già in subbuglio per le asprissime contestazioni al Presidente Mubarak, è caduta la scure delle censura nei confronti dei social network.
La severa repressione social egiziana è stata poi seguita a ruota dal governo cinese, preoccupato di occultare le notizie relative alla rivolta in Egitto: sono scomparse, infatti, le parole chiave dalle ricerche web e sui social media.
I quotidiani riportano titoli di questo tenore:
“Il controllo del governo cinese sulle notizie si accentua, per il timore di emulazioni”.
Se si trattasse di censura preventiva la situazione si profilerebbe comunque estremamente grave.

venerdì 28 gennaio 2011

Facebook Fan Page: il divertimento è la chiave del successo

Il 2011 è iniziato all’insegna dell’aumento esponziale delle Facebook Fan pages.

Molti brand famosi come Coca-Cola and Starbucks hanno trovato rinnovato successo trasformando le loro Fan Page su Facebook in popular sites con milioni di fans.

Anche i business locali stanno inoltre influenzando il sito stesso, e ciò è percepibile anche dai loro vicini globali.
I business locali hanno conosciuto un trend fortemente positivo, assistendo alla crescita del  17.6% delle Facebook fan pages, secondo quanto rilevato dalla reportistiche finanziarie Wedbush; le aziende, al contrario, sono aumentate del 6.3% , mentre i prodotti si sono assestati al 3%.

Aspetto non meno importante, è che nei primi posti  dell’analisi compaiono anche musicisti e figure pubbliche, come dimostrato nel grafico sottostante:



Starbucks ha raggiunto i 18.5 milioni di  fans nel Novembre 2010; Alexandra Wheeler, direttrice del social marketing, ha rilasciato dichiarazioni al  Marketing Week in terra d’Albione su come il brand Starbucks impiega  Facebook.

giovedì 27 gennaio 2011

Davos su YouTube: un bell'esempio di e-democracy


Il 17 gennaio è stato lanciato sul canale Davos di youtube il primo World Economic Forum chiamato “Ask a leader”.

Il programma Ask a Leader intende spronare il pubblico a sottoporre, proprio su questo canale youtube, le problematiche più rilevanti: il Forum provvederà poi a selezionare quelle più votate e sottoporle agli esperti mondiali che parteciperanno al booth  di Youtube del World Economic Forum Annual Meeting.

In tal modo  si consentirà al pubblico l’accesso diretto al contatto con alcuni dei più influenti business makers e opinion leaders del mondo.
L’ Annual Meeting 2011 si terrà a Davos-Klosters, Svizzera, tra il 26 ed il 30 gennaio, e costituirà, in questo ambito, un evento importante  ed imperdibile.


mercoledì 26 gennaio 2011

Facebook Sponsored Story: un nuovo ossimoro del marketing?

In concomitanza con i recenti tool proposti dagli altri Social Network, arriva dagli Stati Uniti la notizia che anche Facebook ha lanciato un nuovo strumento, chiamato Sponsored Stories.

Sponsored Stories si propone come un nuovo advertising format in grado di trasformare le azioni degli utenti “amici” in contenuto destinato alla promozione.

Sponsored Stories è, sostanzialmente, “un modo per chi si occupa di marketing di sponsorizzare attività effettuate e che appaiono nei nuovi feed,” come ha spiegato il Facebook Product Marketing Jim Squires.

Le aziende possono infatti selezionare alcune azioni degli users — ad esempio i check in oppure le azioni effettuate attraverso gli apps di Facebook — e renderle disponibili ed attive nella colonna a destra delle News Feed.

martedì 25 gennaio 2011

InMaps colora l'identità professionale su Linkedin

Anche Linkedin saluta l’anno appena iniziato con una’importante novità, vale a dire il lancio di InMaps, strategico tool che permette ai propri utenti di visualizzare il proprio “Business Network”.
InMaps si propone come uno strumento sperimentale capace di creare una stupefacente visualizzazione delle connessioni intrecciate dal proprio business sulle reti dei social network, analizzandole e rilevando tutte le relazioni esistenti tra esse, ed infine raggruppandole in diversi insiemi di network.
Ad esempio, LinkedIn è in grado di suddivere i network frequentati da ciascun user in otto categorie, includendo i contatti appartenenti alla sfera tecnologica e dei social media, quella afferente al Mashable network, quella ancora legata ai gruppi di persone che hanno frequentato la stessa scuola.
Questa analisi viene tramutata in codici colorati in modo tale che i sistemi siano collegati tra loro: si potrà pertanto verificare la profondità delle proprie connessioni in una sola interfaccia.




lunedì 24 gennaio 2011

Social media e mobile phones: nuovi compagni di viaggio?

Secondo alcune recenti reportistiche, Facebook, Twitter, gli iPhone, i Social networks, gli smart phones, i travel apps, i mobile phones con GPS e videocamera incorporata sono i nuovi compagni dei viaggiatori di tutto il mondo.

Oltremodo chiamati “The travel social fans”, questi viaggiatori sono stati stimati essere, negli USA, il 52% dei 152 milioni di viaggiatori (vale a dire 79 milioni di persone): queste le stime di Laura Mandala, managing director della Mandala Research con base negli Stati Uniti, presenti all’interno dell’ ITB Travel Trends report 2010-2011.
Secondo la Mandala, i viaggiatori che usano i social media, all’interno del contesto statunitense, generano circa $102.9 billioni di dollari per il turismo “locale” negli States, confrontati con i $69.5 billioni degli utenti che non utilizzano i social. Si è stimato che primi, i quali vengono definiti dalla Mandala TSFs (Travel Social Fans), sfruttino la comunicazione sulle piattaforme social per ottenere informazioni, dettagli o chiarimenti dai propri amici e conoscenti circa informazioni di viaggio di ogni tipo.

Tuttavia, le analisi condotte da Expedia mostrano che il settore turistico sta continuamente sviluppando delle strategie orientate sul social media marketing: al momento, solo pochi Stati tra cui Paesi Bassi, Austria, New Hampshire e Virginia stanno promuovendo il turismo nel proprio Paese attraverso i social media. La Virginia ha inoltre vinto, proprio l’anno scorso, un premio per la promozione del turismo a carattere enologico condotta su Twitter.
Nel contesto delle compagnie aeree, la AirAsia ha dichiarato di aver guadagnato il 13% dei suoi introiti proprio grazie alla Fan Page creata su Facebook, che conta ora più di un milione di affezionati followers.


venerdì 21 gennaio 2011

La Guerra della Reputazione

















L’affare della reputazione on line è ormai diventato una battaglia dove tutti combattono con le stesse armi, ma solo chi sa usarle molto bene vince, e per questo il più piccolo può mettere in seria difficoltà il più grande.

Non è solo una metafora.

La giornalista Leslie Gaines-Ross ha di recente pubblicato su Harvard Business Review  un interessante studio circa la reputazione on line legata alle corporazioni degli interventi di guerra in Afghanistan, ora più che mai minacciate dalle opinioni degli internauti sulle piattaforme dei social networks. La giornalista statunitense parla di “avversari su piccola scala”, a cui queste associazioni a favore del conflitto non erano affatto preparate. Si parla, nello specifico, di blogs, tweets, text messages, petizioni online, siti di protesta nati su Facebook, e video digitali: un piccolo esercito al quale queste corporazioni si sono trovate impreparate.

Alcune aziende avevano già sperimentato i danni che possono essere causati da un singolo utente in assetto di protesta, il quale può scatenare una vera e propria reazione a catena nello scenario di Internet.

Ad esempio, dopo l'esplosione della piattaforma BP di perforazione del petrolio, un certo Leroy Stick (in questo caso uno pseudonimo) ha iniziato a pubblicare i tweet di un fantomatico rappresentante della società stessa, scatenando un vero putiferio da parte degli utenti, disgustati per l’accaduto.

Nello stesso contesto, si inscrive l’intervento del satirico Twitterer contro la BP, il quale, mentre l’olio grezzo stava raggiungendo il Golfo del Messico creando un disastro non solo naturale ma anche economico, lanciava i suoi tweet sulle questioni più disparate nonché più futili: decine di migliaia di utenti seguivano i suoi updates, molto più numerosi di coloro che seguivano il vero profilo Twitter della BP. Questo condusse inevitabilmente ad una sensibilizzazione, da parte del colosso britannico, sull’importanza della sua reputazione online.


giovedì 20 gennaio 2011

I gruppi d'acquisto e il successo di Groupon

Luca Conti, giornalista per il Sole 24 Ore, ha di recente pubblicato un interessante articolo che riguarda l’efficacia di una costante e significativa  presenza sul web di parte dei gruppi d’ acquisto.

Se questa tendenza, soprattutto relativa ad attività commerciali di carattere locale, si era già fatta conoscere nell’anno appena passato, nel 2011 potremmo assistere ad una sostanziale diffusione su scala non solo nazionale, ma anche internazionale.

Una delle realtà più attive e interessanti appartenenti al panorama dei gruppi d’acquisto è senz’altro quella di Groupon, che, grazie alla sua massicia presenza sui social network e tramite il passaparola, potrebbe rivelarsi come società leader in questo ambito.

Nel dettaglio, Groupon si propone come entità rivoluzionante in fatto di promozione e marketing territoriale, tenendo testa ai servizi geolocalizzati di Foursquare, ma anche a determinate e consolidate directory come Yelp, Pagine Gialle o Qyte. Questo grazie ad un business roccioso, ad una inimitabile e più che appetibile visibilità per le imprese partecipanti, il tutto unito – come si può ben comprendere – a vantaggi incredibili ed immediati destinati agli utenti che ne fruiscono.

Dopo aver rinunciato a ben cinque miliardi di dollari offerti da Google, Groupon è oggigiorno in cammino verso la quotazione, con una iniziale stima di capitalizzazione pari a 15 miliardi di dollari.
Il successo di Groupon, con quartier generale a Chicago, Illinois,  risiede nell’uso e nell’analisi dei dati, nonché nei capitali (strabilianti) delle aziende che hanno deciso di investire su di lei: si parla di assegni per 950 milioni di dollari.



mercoledì 19 gennaio 2011

La mappa del controllo della reputazione 2000-2010



Ritrovata su Minimarketing, bellissima!

Opinion leader e low sentiment, l’America sul web è spaccata in due

C’è un fenomeno, sulla rete, che pare non conoscere né crisi né momenti negativi: è il caso della partecipazione sempre più massiccia degli utenti di internet a communities, forum, gruppi su Facebook o sul altri Social Hub.

Ogni giorno raddoppia il numero di users coinvolti in organizzazioni o gruppi attivi su Internet, qui nati e proliferanti. Questo, almeno, negli Stati Uniti: in realtà questo fenomeno è fortemente radicato anche nel Vecchio Continente.

Una statistica recente condotta su tutti gli USA e stilata dalla Pew Research Center’s Internet & American Life Project ha mostrato che il 75% dei cittadini americani adulti partecipa ad alcuni voluntary groups presenti sulla rete, e sono proprio gli internauti ad essere più propensi al volontariato rispetto ad altre persone; l’80% degli utenti, infatti, è iscritta a gruppi, confrontata con il 56% di popolazione che, al contrario, non utilizza internet.
D’altra parte, i social media sono il terreno migliore per essere “attivi”: l’82% degli iscritti e l’85% degli users di Twitter, ad esempio, fanno parte di gruppi.

Kristen Purcell, direttrice delle ricerche presso la Pew e co autrice del report, ha affermato:
“Una delle constatazioni più strabilianti che emerge da questi dati è quanto propositiva diventa la gente quando entra a far parte di questi gruppi. Molti amano la dimensione del coinvolgimento insita nei social networks, ma quello che realmente desiderano è avere un certo impatto, e quindi seguito. La maggior parte di coloro che fanno parte di un gruppo si sentono orgogliosi della loro partecipazione; la loro gratificazione parte dalla passività del ruolo che inizialmente assumono”.


martedì 18 gennaio 2011

Marketing vuol dire fidelizzare, che vuol dire customer care

"Fedeltà" è una sorta di slogan commerciale particolarmente caldo in questo periodo dell’anno, stando a quanto riportano i magazines statunitensi.

Infatti, se l’ obiettivo di ogni azienda è quello di guadagnarsi e soprattutto mantenere i propri clienti fedeli, si profila come estremamente necessario, per ogni brand, conoscere ed approfondire le tendenze che fanno capo al marketing di fidelizzazione.


lunedì 17 gennaio 2011

I furti di identità sul web e lo strano caso del cane dietro lo schermo

Recentissima è la legge approvata in California riguardante il furto di identità digitale. Questo significa: stop ai profili inventati su Facebook, stop ai falsi account, stop alla pratica di assumere identità fasulle, quantomeno in California.


La legge sull’appropriazione illecita di identità online è stata difatti appena approvata, e rappresenta un importantissimo nonché cruciale passo avanti nell’universo spesso indisciplinato del Web. La legge istuitisce infatti interventi severissimi nei confronti di chi si “spaccia” sul web  per qualcun altro. In tal modo l’impostore deve pagare, nel nome della protezione della privacy.


D’ora in poi, registrarsi sulle piattaforme social come Julia Roberts o Robert De Niro sarà aspramente perseguito.
La legge SB 1411, promossa dal democratico Joe Simitian, ha stabilito punizioni nei confronti della pratica diffusa dell’impersonificazione online; chi viene smascherato dovrà subire una multa fino a 1000 dollari o, in alternativa, persino un anno di prigione.


Il reato che si configura in questi casi si chiama, per la legge californiana, furto d’identità ed è una seria questione.
«Il bello di Internet è che nessuno sa che sono un cane»



venerdì 14 gennaio 2011

I brand più social del 2010

I dati relativi alle prime statistiche di inizio anno mostrano chiaramente una situazione di assoluta supremazia di alcuni brand nel panorama delle piattaforme social. Infatti, se la popolarità di un marchio appare sempre più costantemente determinata dalla presenza dello stesso online, lo scenario offerto da Facebook, Twitter e persino Youtube appare chiaramente e massicciamente dominato da pochi grandi nomi, tra cui spicca senza dubbio quello di Apple, cliccatissimo e veramente pop.

Si può ben comprendere dunque quale ruolo fondamentale giochino i social network in questo delicato e sinergico processo, determinando progressivamente la celebrità di un’ azienda, di un servizio o di un singolo prodotto.
Ma vediamo più specificamente la situazione che si dipana nei primi giorni del 2011. Ai vertici del settore industriale è senza dubbio la tecnologia a farla da padrone, con iPhone e Blackberry, già vincitori nel 2010; i due colossi sono seguiti dalla Disney (terzo posto), Mtv (ottavo) e Coca-Cola (nono). Si aggiungono anche il settore della moda, dei media e, non ultimo, quello delle auto, da sempre estremamente presente in Italia.

Situazione allarmante è invece quella dello sport, che perde via via sempre più terreno: Nba (- 18%), Hockey su ghiaccio (-19%), football americano (-24%), Nascar (-30%); per il baseball il tracollo è persino tragico (-39%).
A livello di nazionalità, la vittoria arride agli Stati Uniti, ma l’ Italia si difende nella top 100 con Ferrari al ventisettesimo posto, Gucci al quarantunesimo, Prada all'ottantunesimo e Armani al novantatreesimo.

Più nel dettaglio, viene mostrato come alcuni marchi abbiano incontrato una forte fase di crescita, come quella dell'operatore telefonico At&t e Visa (entrambi con un +45%), General Motors (+31%) ed Lg (+30%).

On line Reputation: Get ready for war!

giovedì 13 gennaio 2011

Le 11 leggi del Reputation Management per il 2011

Continuiamo con le liste di consigli . Oggi tocca al nostro tema preferito, la reputazione on line.
Dagli Usa ecco 11 suggerimenti in pillole (link a notizia) (ma chiamiamole pure leggi, come vengono definite dai giornalisti statunitensi) su come gestire e sviluppare in maniera efficace la propria reputazione online. Vediamoli in dettaglio.



Legge n.1: Ognuno di noi ha una reputazione on line



Tutti noi abbiamo una reputazione on line da mantenere, facilmente visibile anche solo se inseriamo il nostro nome sul motore di ricerca di Google. Nel 2011 ciascuno dovrà necessariamente preoccuparsi di ciò che trova “scritto” su di sé su internet sia qualcosa di rassicurante non solo nella sfera privata, ma anche in quella pubblica.



Legge n.2: La tua reputazione è un’estensione del tuo carattere



Non importa quanto lavorerai sulla tua reputazione online, essa sarà sempre stabile come il tuo carattere. Come Abraham Lincoln stesso disse:



“Il carattere è come un albero e la reputazione è al sua ombra. L’ombra è ciò che noi pensiamo di esso, mentre l’albero è la cosa reale.”



mercoledì 12 gennaio 2011

5 chiavi per il social media marketing

Con l’arrivo dell’anno nuovo giungono anche i primi utili ed efficaci consigli circa i contenuti dei nostri social media, e, conseguentemente, anche le strategie migliori da adottare nell’ottica di un miglioramento e sviluppo di essi.


Gli esperti sostengono infatti che un buon contenuto debba riflettere il brand dell’azienda e fornire quindi un motivo per creare una fidelizzazione dei propri utenti nonché l’appeal idoneo per i nuovi: questo è fondamentale per costruire una strategia di contenuti nella campagna di marketing costituita dai social media.


Senza un pertinente e chiaro planning dei contenuti (come vengono proposti, e quando), si rischia infatti di creare un disorientamento pericoloso all’interno del proprio bacino d’utenza. Nel peggiore dei casi, addirittura, si può arrivare ad un disinteresse. Per evitare una situazione lesiva come quest’ultima, gli esperti hanno elaborato cinque tecniche di strategia dei contenuti al fine di costruire migliori relazioni e far guadagnare risultati migliori sul web sociale ad un determinato brand. Vediamo in dettaglio gli step proposti:



martedì 11 gennaio 2011

Tra questions e forum nasce Quora

Il nuovo fenomeno nel mondo dei social network si chiama Quora (una sorta di falso plurale del latino quorum) e si prefigura come una "Wikipedia delle domande e delle risposte". Il progetto è nato dalla mente di un gruppo di ex utenti di Facebook, con l’intento (già conosciuto, bisogna dirlo) di creare una vera e propria piattaforma di conoscenza pubblica ed accessibile a tutti. Una forma di baule dello scibile umano, costituito dal sapere “apportato” dagli utenti, e dagli stessi condiviso.

Adam D’Angelo, il suo fondatore, aveva già espresso chiaramente le sue idee nel marzo del 2010, mese in cui si verificò lo start up di Quora:"Riteniamo che oltre il 90% delle informazioni che le persone vogliono conoscere non siano ancora disponibili sul web in un formato abbastanza semplice da comprendere per tutti".
Incredibilmente amata in così poco tempo, Quora è attualmente candidata ai Crunchies Awards 2010, premi dell'innovazione tecnologica assegnati all’interno degli Stati Uniti, e le sue nominations sono addirittura in due categorie: miglior sito e migliore idea dell'anno, proprio accanto a nomi come Facebook, Twitter o Groupon, colossi del Web. 

Quora infatti può vantare una quotazione di mercato del sito sorprendente (86 milioni di dollari),cifra strabiliante, ma è necessario considerare il fatto che ora il servizio conta 320.000 utenti e un archivio di 110.000 domande. Attualmente,  tuttavia, il sito non è ancora totalmente online, e questo è ancora più sorprendente; difatti, la registrazione alla comunità di Quora.com è possibile solo per gli utenti statunitensi e, tra l’altro, solo da pochi mesi.
Per chi desidera far parte della comunità ma abita all’estero, la partecipazione è prevista soltanto tramite un sistema di inviti.Ma proprio la qualità dei contenuti proposti da Quora ha conquistato gli utenti di Social Networks, che, anche grazie al passaparola online, si stanno accostando in massa alla piattaforma del sapere creata da D’Angelo, e basata su una sinergia semplice ma efficace: chiunque può porre la sua domanda sul sito,  nello stesso modo in cui chiunque può dare una risposta.

lunedì 10 gennaio 2011

Goldman Sachs investe 450 milioni di dollari su Facebook

Il 2011 si apre in maniera scoppiettante per Facebook. Stando infatti ad un articolo recente la multinazionale statunitense Goldman Sachs ha investito sul più amato tra i social networks 450 milioni di dollari per le sue campagne di marketing.

Una cifra esorbitante, forse? Assolutamente no, in quanto l’azienda americana ha semplicemente seguito un marketing trend che è divenuto basilare per ogni società che voglia consolidarsi ed ingrandirsi sul mercato, divenendo, in questi termini, anch’essa una trend setter.


Ciò che si cela dietro la scelta della Goldman Sachs (ma anche della DST, che in precedenza aveva investito cinquanta milioni di dollari) sta nella crescita esponenziale di Facebook, nella sua attrattiva e, soprattutto, nel fascino che esercita sulla gente (traducibile in termini di users e, conseguentemente, di consumatori).


Secondo i dati forniti da comScore, il social network di Zuckerberg ha raggiunto i 620 milioni di iscritti, e il suo ampliamento pare inarrestabile; in termini di marketing, pare quasi essersi conclusa l’epoca delle campagne di vendita direzionate solo ad una fascia di consumatori, in quanto, stabilendo il proprio marketing planning sui social networks, è possibile raggiungere in maniera olistica e simultanea milioni di consumatori differenti, e in tutto il Mondo.


Facebook, difatti, ha sin dagli albori un sales team che si occupa di selezionare e vendere gli spazi pubblicitari che appaiono sulla parte destra della home page di ogni user; tuttavia, tali spazi sono presenti anche nelle pagine interne, e sono proprio questi ad essere in fase di crescita, e a attirare, quindi, l’attenzione delle aziende. Gli advertising spaces mutano a seconda dello user e della home in cui appaiono, comparendo in base a criteri di personalizzazione dell’individuo accessibili attraverso i dati personali da lui stesso forniti nel suo profilo o contenuti all’interno delle conversazioni tenute o dai “Like” cliccati.



mercoledì 5 gennaio 2011

LinkedN più live e più social: nuove strade per il recruiting on line

LinkedIN cambia faccia. Il social network divenuto ormai indispensabile per creare interconnessioni tra colleghi, talenti in cerca di lavoro, e aziende con il fine di ottenere una certa visibilità sul web si è rinnovato, o, per meglio dire, evoluto, seguendo il modello reso ormai celebre da Facebook.
Senza dubbio, tuttavia, LinkedIN rimane un prodotto meno di massa e, al contrario, orientato soprattutto al mondo del lavoro e delle carriere: il flusso di dati e contenuti in esso presenti non è infatti condivisibile da chiunque, ma solo da professionisti e aziende.
Le novità proposte dalla piattaforma social significano, nella fattispecie, aggiornamenti in tempo reale, condivisione di immagini, video e contenuti; tutto ciò è stato reso possibile dal nuovissino tool LinkedIN Signal, che permette inoltre di salvare le proprie ricerche e i Trending Links (links più popolari visualizzabili sulla colonna posizionata sulla destra dello schermo). LinkedIn signal, inoltre, comporta che l'home page dell'utente sia dunque soggetta ad aggiornamenti live allorchè si visualizzi la pagina dei propri contatti.

Ma le novità non finiscono qui: altre importanti opzioni sono state introdotte nel social network, come la possibilità di visualizzare gli aggiornamenti desiderati (e non, come Facebook, tutti), tramite un sistema di ben otto filtri per le notizie (vale a dire connessioni, settore produttivo, azienda e regione geografica), al fine di potersi creare una vera e propria nicchia all’interno del personale e privato bacino d'utenza.
Naturalmente sono in molti ad aver interpretato gli aggiornamenti apportati a LinkedIN come segnali di un passaggio al modello Facebookiano. Ma è davvero così? Senza dubbio la home-page live proposta dalla creazione di Mark Zuckeberg è un asso nella manica, nonché una formula social altamente emulata e, conseguentemente, di estremo successo. Il poter avere sempre sotto controllo tutte le novità afferenti ai propri contatti è stata trasposta su LinkedIN con l’obiettivo di facilitare l’accesso e la fruizione del social network ad una massa ancora più consistente di users.



lunedì 3 gennaio 2011

Pop economy, quando i soldi non fanno la ricchezza

Abbiamo parlato qualche tempo fa di NeighborGoods e delle nuove forme di commercio partecipativo on line, ispirate all'antico principio del baratto. La rivista Wired ha dedicato la copertina di Dicembre alla "Pop Economy", fenomeno analizzato nel dettaglio dall'economista Loretta Napoleoni.
L'esperta conferma un trend di cui ci stiamo rendendo conto più o meno direttamente tutti: dal modello individualista di consumo degli anni 80-90 siamo passati ad un economia popolare e partecipativa. Meno beni, più servizi. Meno acquisti, più scambi. Soprattutto, fa notare la Napoleoni, il consumatore è attivo e partecipa perchè gli conviene: perchè comprare da soli quando si può entrare in un gruppo di acquisto e ottenere un notevole risparmio? perchè comprare una macchina quando si può affittarla a consumo? I prodotti condivisibili sono quelli a lunga durata, il cui bisogno viene continuamente reiterato. Su questi beni, spiega l'economista, si fonda l'economia capitalista.
Lungi dall'essere una pratica alternativa, che alcuni giudicano difficile da pensare come sistema ecomico efficace, la pop economy è una realtà che riguarda moltissime persone e che apre a un modello di consumo dove le vecchie concezioni di potere d'acquisto e proprietà avranno sempre meno ossigeno.
Pensiamo ad esempio al concetto di copyright: la velocità della comunicazione e la caratteristica condivisibilità dei contenuti prodotta dal web rendono sempre più debole il concetto di proprietà intellettuale. Lo sottolinea con chiarezza la Napoleoni in risposta ad un lettore: