venerdì 19 luglio 2013

Corporate Reputation: responsabilità sociale e ecosostenibilità aiutano a migliorarla

Ampi studi sulla responsabilità sociale d'impresa (Rsi) dimostrano che le performance di un'impresa si misurano anche in termini di sostenibilità ambientale e sociale. L'impresa odierna, infatti, non è  concepita soltanto come un attore economico, non deve essere un'entità produttrice solo di beni e servizi, ma contribuire in maniera utile, rispondendo alle esigenze della società civile.

L'opinione pubblica è sempre più attenta alle tematiche ambientali e al rispetto dei diritti dei lavoratori soprattutto dopo la diffusione dei social media. Oggi, il consumatore tiene in considerazione i processi di produzione della merce che acquista e la reputazione aziendale si costruisce anche su questo nuovo tipo di percezione.



Sono semplici i passi da seguire per ottenere una buona reputazione in ambito di Rsi:

- Creare un ambiente di lavoro sicuro, stimolante e in regola con le norme in materia di diritto del lavoro, cercando di assumere e mantenere personale qualificato.

- Attuare strategie produttive volte alla tutela dell'ambiente, cercando di ridurre le pratiche inquinanti e nocive, rispettando le normative e ottimizzando l'uso delle risorse energetiche, al fine di prevenire eventuali scandali.

- Puntare sulla comunicazione, soprattutto sul web: presenziare le principali piattaforme social, divulgare news su iniziative aziendali e far conoscere il proprio credo etico.

In quest'ultimo caso, occorre un prerequisito essenziale, ovvero la trasparenza, in modo che quanto dichiarato corrisponda effettivamente ad un risultato concreto. A tal proposito, in un recente studio pubblicato dall'Università di Salerno su come misurare il contributo della comunicazione alla corporate reputation per la creazione di valore, si evidenzia che tra il "saper fare bene" (being good) e il "farlo sapere" (being known), il secondo termine, a livello comunicativo, assume maggiore rilevanza. Tuttavia, secondo gli esperti dell'Università di Salerno, "non è detto che una condizione di sovraesposizione comunicazionale produca sempre effetti positivi".


Bene, quindi, osservare ed imparare dai casi che quest'anno si sono distinti per best practice in Rsi. Nella classifica delle migliori imprese di grandi dimensioni in Italia stilata dall'istituto Great Place To Work in collaborazione con Il Sole24ore, al primo posto troviamo Microsoft Italia, seguita da Tetra Pak Packaging Solutions e Gruppo Dow. Per quanto riguarda le imprese di piccole e medie dimensioni, Cisco Systems si piazza in cima alla classifica, seguita da W.L. Gore e Associati srl e Mars Italia Spa.

Una classifica interessante, dal sapore social, viene fatta anche dai dipendenti stessi sul blog Bastards and Poor's, la prima agenzia di rating che dà voce ai lavoratori. Dividendo il rating in due macro aree come Lavoro e Welfare, il dipendente può esprimere un giudizio relativo a micro categorie, quali ambiente di lavoro, tipologia di contratto, formazione, malattia, maternità, retribuzione, sicurezza e benefit. I criteri di valutazione dell'affidabilità dell'azienda pubblica o privata, vanno da A+ a F, in linea con quelli adottati dalle tradizionali agenzie di rating. Bastards and Poor's è sempre più social, grazie alla presenza sia su Facebook che su Twitter, e un esercito di lavoratori si appresta a far valere il proprio giudizio nei confronti dei datori di lavoro, consolidando una tendenza già in atto da tempo.

Non sono pochi i casi di persone che hanno postato in rete le proprie lamentele, denunciando vicende di mobbing sul lavoro, mancati pagamenti e ingiustizie varie, la cui diffusione e condivisione da parte di altri utenti ha dato vita a veri e propri movimenti di solidarietà e operazioni di boicottaggio dei prodotti dell'azienda presa di mira. Altrettanti sono i casi di dipendenti licenziati per aver espresso il disappunto per le mansioni da svolgere ritenute troppo noiose, o per commenti troppo critici nei confronti dell'azienda. E' accaduto nel 2011 proprio ad un dipendente di Apple, che ha espresso critiche sui dispositivi e le politiche del colosso di Cupertino e, nonostante il ricorso al giudice per licenziamento illegittimo, la corte non gli ha dato ragione, ritenendo inopportuno il suo atteggiamento critico su Facebook.



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