giovedì 18 luglio 2013

Il caso Kyenge-Calderoli e l'impatto sulla reputazione dell'Italia all'estero

Le parole pronunciate lunedì scorso dal vice presidente della Camera, Roberto Calderoli, che ha paragonato il ministro dell'Integrazione Kyenge a un orango, hanno avuto risonanza anche sul web d'Oltralpe. Le discussioni nate nei forum e nei blog in lingua inglese negli ultimi tre giorni superano il centinaio, mentre su Twitter sono comparsi numerosi commenti e hashtag relativi alla vicenda (#Italy, #racism, #Kyenge).

Di certo, l'incidente non giova all'immagine e alla reputazione dell'Italia all'estero, considerata da molti ancora un paese arretrato nell'ambito dell'integrazione degli stranieri, la cui presenza è ormai parte integrante della società italiana con più di 4 milioni di individui regolarmente residenti (dati Istat 2011).

Le parole più citate in relazione alla vicenda Kyenge-Calderoli su Twitter

La risonanza mediatica che ha avuto la notizia è evidente dal volume di commenti pubblicati in calce all'articolo del Guardian del giornalista, John Foot, il quale sostiene che "l'Italia non è un paese razzista, ma è un paese dove il razzismo viene tollerato". L'articolo è stato commentato da più di 700 persone e condiviso sulle piattaforme di Facebook e Twitter quasi 8700 volte sia da utenti italiani che anglofoni in soli due giorni. I forum e i social sono stati animati da riflessioni sulle politiche migratorie dell'Italia e sull'incapacità dei politici di gestire la questione degli immigrati e della cittadinanza agli stranieri di seconda e terza generazione. Si legge su Twitter tra i commenti: "I razzisti non vinceranno, il futuro è l'Italia di Balotelli".

La vicenda, inoltre, ha scatenato un dibattito sulla politica dell'integrazione nel proprio paese, e dai commenti di molti utenti, sembra che il problema del razzismo non si limiti solo all'Italia ma venga percepito anche altrove, nei paesi di più antica immigrazione come gli Stati Uniti e l'Inghilterra.

"Il razzismo non è maggiore in Italia rispetto alla Gran Bretagna,- afferma un utente in risposta all'articolo di Foot,-  anzi ritengo che nel Regno Unito ci siano più razzisti. Provate a vedere nei sobborghi di Londra, Birmingham o Manchester come vengono trattati i neri e gli asiatici, regolarmente fermati e sottoposti a controlli da parte della polizia. Penso che il razzismo sia presente ad ogni livello in tutte le nazioni europee e, sfortunatamente, ciò è dovuto alla presenza di partiti come quello per l'indipendenza del Regno Unito (UKIP) e la Lega Nord".

In generale, l'affermazione di Calderoli ha letteralmente infiammato l'animo del web anglofono che ha espresso rabbia e delusione nei confronti di un paese considerato tradizionalmente ricco di contaminazioni straniere: "Un tempo Roma era la patria multiculturale del mondo, oggi invece lotta per capire come funziona il nuovo mondo", cinguetta così un utente australiano.




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