martedì 30 luglio 2013

La Reputazione in Cina: "salvare la faccia" è importante anche sul Web




Il concetto di reputazione in Cina è profondamente radicato nella cultura cinese e trova una corrispondenza in mandarino con il termine “mianzi” (faccia). In una società che tradizionalmente vede il singolo come parte di un sistema gerarchico, la “faccia” non è altro che l’onore di un individuo, il “costume sociale” che influenza ogni ambito della sua vita. Dal passato fino ai tempi moderni, sono frequenti i casi di carriere stroncate da “passi falsi” che hanno determinato la cattiva reputazione di personaggi politici o del business. Oggi più che mai “salvare la faccia” è un’esigenza su cui i personaggi della vita pubblica investono sempre di più, perché in Cina è difficile, se non impossibile, riconquistare il prestigio che si aveva prima di essere colpiti da un’infamia. L’uso dei social network contribuisce ad amplificare l’effetto dirompente degli scandali, e neanche l’intervento repentino dei censori riesce a frenare l’ondata di clamore che questi sollevano. È ciò che è successo qualche mese fa ad un funzionario distrettuale di Chongqing (megalopoli della Cina centrale), Lei Zhengfu, destituito subito dopo la diffusione sui social di un video hard finito nella mani sbagliate, che lo vedeva protagonista assieme all’amante. E non si tratta dell’unico caso in cui i politici sono coinvolti in scandali sessuali o di corruzione

Sin dalla fine degli anni Novanta il governo cinese ha investito enormi somme nel controllo della rete, con la creazione di una firewall protettivo talmente potente da essere stato soprannominato “la Grande Muraglia del web”. 

Secondo l’Economist le compagnie di marketing che offrono servizi riparatori dell’identità digitale sono in aumento anche grazie alle numerose richieste di funzionari politici con l’angoscia di diventare vittima di una bufera mediatica. Sistemi di web monitoring vengono pensati su misura per essere venduti alle autorità che richiedono servizi di reputation management, e personale umano viene assunto per eliminare contenuti lesivi e costruire invece immagini positive. Secondo Caixin, magazine di informazione economica cinese, il fatturato di una compagnia di Pechino ha registrato un aumento di più del 60% grazie all’acquisto di servizi di web monitoring da parte di funzionari delle amministrazioni locali. Il software per il filtraggio e la rimozione di contenuti negativi è stato venduto ad un costo di 64 mila dollari. 

Per non parlare dell’esercito umano assoldato dal governo stesso per eliminare manualmente i post scomodi. Secondo studi accademici sul sistema di censura cinese, riportati dal quotidiano britannico, almeno 100,000 persone, tra polizia, personale di propaganda e lavoratori freelance sono pagati per monitorare e veicolare le conversazioni sui forum e sui social network cinesi. Lo scopo è quello di riflettere al mondo e ai cittadini l’immagine di una “società armoniosa”, ovvero “salvare la faccia” di un’intera nazione.

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