lunedì 30 settembre 2013

Ricerca del lavoro online. Molti vantaggi, ma quali i pericoli per l'identità digitale?

Nella ricerca del lavoro è sempre più frequente l’utilizzo di internet. Dalla ricerca delle aziende all’invio del Cv, il contatto tra datore di lavoro e risorse coinvolge in misura sempre più ampia il web, chiamando in causa soprattutto i candidati più giovani. Sebbene quella del social recruiting non sia ancora una realtà consolidata in Italia, anche i social network sono spesso usati come piattaforma utile per far incontrare domanda e offerta. Basti pensare a Linkedin, nato proprio dal proposito di connettere tra loro non solo professionisti ma anche aspiranti lavoratori con i maggiori esperti di uno specifico settore.

Secondo i dati diffusi da Adecco, una delle maggiori realtà internazionali di HR, l’88% dei selezionatori utilizza i social network, mentre il 53% dei candidati cerca lavoro soprattutto sui siti specializzati. Le modalità e gli scopi di utilizzo del web e dei social per quanto riguarda i candidati variano dalla costruzione di una rete di relazioni professionali alla verifica delle credenziali dell’azienda, e per quanto riguarda i selezionatori, dalla verifica del cv alla ricerca di profili idonei.

Internet è uno strumento immediato e alla portata di tutti anche da postazioni mobili, il che facilita la ricerca e velocizza le tempistiche. In un momento in cui la crescita dell’occupazione stenta a decollare, l’ “attività telematica” nella ricerca del lavoro si fa sempre più intensa e frenetica. Attenzione però, a non perdere di vista la salvaguardia e la tutela della propria privacy online.

giovedì 26 settembre 2013

Gay e pubblicità: la reputazione del brand tra marketing e tabù

Gli hashtag #boicottaBarilla e #Barilla sono ai primi posti giovedì tra le tendenze suggerite da Twitter in Italia. Non sorprende che l’emergere di tutta questa attenzione social verso il noto marchio di pasta italiana sia collegato alla dichiarazione che mercoledì Guido Barilla ha fatto alla trasmissione radiofonica La Zanzara a proposito della presenza degli omosessuali negli spot pubblicitari. “Per noi il concetto di famiglia tradizionale rimane uno dei valori fondamentali dell’azienda. Se i gay non condividono la  nostra comunicazione, sono liberi di mangiare la pasta di un’altra marca”.


L’affermazione ha urtato alcune persone che, soprattutto su Twitter, hanno scatenato una polemica contro il pensiero dell’azienda ritenuto retrogrado e discriminante. Da qui il lancio dell’hashtag e l’invito a boicottare i prodotti del marchio Barilla e Mulino Bianco, cui si aggiunge la diffusione di una serie di sfottò, ben presto diventati virali sul social-network. “Dove c’è Barilla, c’è omofobia”, “Nel Mulino che vorrei ci stanno pure i gay” e “Mulino Bianco fuori ma nero dentro”, sono i classici slogan pubblicitari della Barilla “rivisitati”  in chiave negativa su Twitter per criticare quanto accaduto. Superano le migliaia i tweet che inneggiano al boicottaggio, sebbene molti ritengano che la mossa sia esagerata o che si tratti di un’iniziativa messa a punto dal presidente dell’azienda per attirare un po’ di attenzione mediatica. In seguito al clamore suscitato, nel pomeriggio Guido Barilla ha deciso di porgere le scuse su Twitter nei confronti di coloro che si sono sentiti offesi dalle sue affermazioni. 

lunedì 16 settembre 2013

Facebook, Alpitour sotto attacco hacker: nessun danno ai clienti ma quali effetti sul brand?

Non solo grandi marchi stranieri sono soggetti ad attacchi hacker, come dimostrano i casi di truffa informatica ai danni di Burger King, Associated Press, Dodge e New York Times, ma anche le realtà nostrane possono essere prese di mira dai pirati informatici stranieri. Stavolta è successo ad Alpitour, il famoso tour operator delle vacanze degli italiani, prima vittima italiana di furto d’identità ai danni dei consumatori.


Nella notte tra 11 e 12 settembre gli account ufficiali di Facebook connessi al Gruppo Alpitour sono stati violati da alcuni hacker probabilmente stranieri a giudicare dall’italiano sgangherato dei post pubblicati durante l’attacco informatico. Sulle pagine fan di Viaggidea, Francorosso, Villaggi Bravo e Alpitour sono comparsi annunci di promozioni e concorsi per vincere vacanze gratuite. Peccato che le super offerte non regalassero viaggi da sogno nelle spiagge esotiche raffigurate nelle foto, ma fossero link a siti malevoli, che attraverso tentativi di phishing cercavano di carpire i dati personali degli utenti, come le coordinate dell’home banking. I cyber-criminali in questione hanno dapprima rubato le credenziali di accesso degli amministratori delle pagine e successivamente hanno pubblicato i post incriminati attirando verso i falsi annunci più di 120 mila fan delle pagine del Gruppo Alpitour. 

giovedì 12 settembre 2013

Il subervtising: la pubblicità che non vende ma demolisce il brand

Una delle frontiere del marketing è rappresentata dall’uso distorto della pubblicità per la “contro -promozione” di un brand. Sembra una contraddizione ma non lo è, se si pensa che gli stessi strumenti studiati dai consulenti del marketing per costruire un marchio possono essere usati anche per demolirlo. 

Questo procedimento di anti-marketing prende il nome di subvertising, dall’inglese “subvert” (sovvertire) e “advertising” (pubblicità), e consiste nel cambiare i connotati di una pubblicità, stravolgendone il senso originario. La parodia di una pubblicità di un noto marchio viene così utilizzata per fare il verso a quello stesso brand, ridicolizzandolo e demolendo la sua forza di attrazione sul pubblico, nonché la sua reputazione.

Il potenziale di questa strategia può essere molto negativo per l’immagine delle società entrate nel mirino delle critiche da parte dei consumatori. Questi ultimi sono spesso gli autori stessi di alcuni “contro-spot” realizzati proprio per esprimere lamentele sui disservizi di qualche compagnia. Il potenziale negativo è ancora più alto se questi spot diventano virali su Youtube e sui social network. È questo il caso della divertente parodia della compagnia aerea low cost, Ryanair, pubblicato su Youtube.


mercoledì 4 settembre 2013

Made in Italy, una nazione una garanzia: l’Italia e la country reputation

La reputazione è un tema che concerne non solo i privati o i brand ma anche le nazioni. Benchè si possa pensare il contrario, la globalizzazione ha contribuito in una certa misura a valorizzare le singole identità locali. Nella percezione comune ognuno di noi tende ad associare un prodotto, una pietanza o una qualsiasi merce, al paese da cui proviene o in cui è stato creato. Sapere l’origine di ciò che compriamo ci tranquillizza e incoraggia l’acquisto. Talvolta, però, l’importanza del paese di origine di un prodotto si scontra con il meccanismo di delocalizzazione della produzione nei paesi a basso costo della manodopera. Secondo alcuni studi, ciò comprometterebbe negativamente la percezione che i consumatori hanno di un determinato prodotto, qualora una parte di esso sia stata realizzata in un paese in via di sviluppo.

La consapevolezza della corrispondenza tra prodotto e paese di origine nel processo decisionale del consumatore ha determinato l’aumento degli studi sul country branding, sebbene non sia stata ancora eleborata una teoria unitaria e sistematica sul tema, a causa della complessità delle componenti di analisi e dell’impossibilità finora di dimostrare una correlazione tra il country brand e la reale competitività di un paese.