giovedì 31 ottobre 2013

La reputazione in volo: quanto influisce la gestione dei social sull'immagine della compagnie aeree?

Una buona reputazione è un fattore obbligatorio non solo per i brand e i prodotti che vogliono avere successo sul mercato, ma anche e soprattutto per alcuni servizi, come quelli offerti dalle compagnie aeree. In questo caso accanto al fattore economico, per i consumatori diventano essenziali altri fattori, primo tra tutti la sicurezza. Per i più apprensivi, può essere utile consultare la classifica sulle migliori compagnie aeree del 2013, stilata da Skytrax, un istituto di ricerca inglese sull'aviazione civile. Il massimo grado di soddisfazione di tutti i requisiti è stato raggiunto da Emirates, seguita da Qatar Airways a Singapore Airlines. Nella top ten una sola compagnia europea, Turkish Airlines, mentre Alitalia si posiziona in fondo, al 71° posto. La classifica è stata formulata sulla base di un sondaggio somministrato a 18 milioni di passeggeri in tutto il mondo, e la qualità è stata determinata in base a due criteri: l'esperienza del volo (comfort dei sedili, servizio del personale a bordo, etc.) e il numero di incidenti effettuati.


Il livello di soddisfazione da parte dei clienti delle compagnie aeree si misura anche sul web, con il presidio dei social network e l'attenzione al customer care. A dimostrarlo, alcune recenti vicende che hanno coinvolto "sfortunati" passeggeri in volo per il mondo, i quali hanno manifestato il proprio malcontento relativo ai disservizi delle compagnie sui social. 

martedì 22 ottobre 2013

"Catfish, False identità": la serie tv che indaga sui pericoli dell'amore 2.0

“La generazione meglio equipaggiata tecnologicamente di tutta la storia umana è anche la generazione afflitta come nessun'altra da sensazioni di insicurezza e di impotenza.” L’affermazione del sociologo Bauman si inserisce nel dibattito sulle perdite e i vantaggi che ha portato l’ingresso di internet nella nostra società, gratificata da un lato dalla capacità di interagire in maniera veloce con le persone e dipendente dall’altro da tutti i meccanismi che questa comodità comporta. Il web per molti è una vetrina, in cui è facile cedere alla tentazione di mentire, mettendo in evidenza i lati migliori e camuffando i difetti che non si possono nascondere nella realtà offline.


Da questo spunto nasce l’idea di “Catfish, False identità”, la serie tv trasmessa su Mtv e giunta alla seconda stagione, dopo il successo riscosso dalla prima. La serie è il follow-up del docu-film realizzato nel 2010 da Nev Schulman, produttore americano e protagonista dello stesso lungometraggio. Nella serie Nev e il suo collega Max si occupano di tutelare le potenziali vittime dei “catfish”, ovvero coloro che creano falsi profili sui social network e commettono “truffe sentimentali” ai danni dei malcapitati. I due ricevono ogni giorno richieste da parte di innamorati che vogliono vederci chiaro sulla persona con cui stanno insieme virtualmente ma che di fatto non hanno mai incontrato nella loro vita. La loro missione è quella di scovare la verità su chi si nasconde dall'"altra parte dello schermo" prima che avvenga il fatidico incontro della coppia.

venerdì 18 ottobre 2013

Sicurezza online: bocciato Google Chrome. E' il browser meno affidabile per la privacy

Pollice in giù per Google Chrome, che si rivela il browser meno capace di garantire la protezione dei dati personali degli utenti online. L’allarme è stato lanciato da Identity Finder, una società americana che elabora software per la sicurezza online. Dall’analisi di un campione di computer, i ricercatori hanno scoperto che i dati degli utenti che utilizzano Chrome come browser principale vengono immagazzinati di default nel database e nei protocol buffer di Chrome, a disposizione di tutti gli utenti che hanno accesso al pc. Questa “fuga” di dati personali che includono nome, cognome, indirizzi mail, numeri di telefono, credenziali di accesso al conto corrente online e ai propri account, avviene anche durante la modalità di “navigazione protetta”, il che rende ancora meno affidabile Google, che non ha ancora fornito spiegazioni sulla questione. In pratica, se decidiamo di vendere il nostro computer senza aver ripulito completamente l’hard disk, il futuro acquirente potrebbe impossessarsi dei nostri dati conservati nel disco fisso del pc, con le pericolose conseguenze che il caso potrebbe comportare.

venerdì 11 ottobre 2013

Post che violano la reputazione: responsabili i siti di hosting

Con la sentenza della Corte europea dei diritti umani sulla responsabilità dei siti di informazione per i commenti postati dagli utenti si delineano in maniera più chiara i confini tra la libertà di informazione e il rispetto del diritto alla reputazione del singolo. Il caso che ha portato alla sentenza riguarda l’Estonia e al momento non sembra possa influire sulla legislazione in Italia in materia.

La Corte di Strasburgo ha assolto il governo estone per aver multato uno dei maggiori portali di informazione, colpevole di non aver impedito e cancellato i commenti dei lettori riguardo un articolo che riportava l’operato di una compagnia di navigazione estone. I commenti in questione sono stati ritenuti pericolosi e lesivi perché contenenti minacce ai proprietari della compagnia. Da qui la decisione di ritenere giustificata la sanzione del governo a carico del sito. Secondo Strasburgo la sentenza non costituisce un limite alla libertà di informazione, ma sancisce l’importanza del rispetto della privacy e dell’immagine. Pertanto, i gestori dei siti sono tenuti a farsi carico dei post offensivi e diffamatori pubblicati dai lettori. 

mercoledì 2 ottobre 2013

Egosurfing: la nostra identità digitale è un tesoro da 1000 miliardi di euro

Le notizie sul furto di identità online e sulla sicurezza delle nostre vite digitali sono ormai all’ordine del giorno. Lo scandalo del data-gate, i vari casi di diffamazione online e le cyber-truffe ai danni dei consumatori non fanno altro che alimentare la preoccupazione degli utenti sulla propria privacy online. Da quando si è diffuso l’uso di internet e dei social network, un’ampia fetta della popolazione mondiale è sempre più spesso online (basti pensare che Facebook ha superato il miliardo di iscritti e Twitter i 500 milioni). Tutti noi possediamo una doppia identità: quella fisica e quella digitale, relativa a tutto ciò che è presente online sul nostro conto. È vero che bisogna mantenere alta l’allerta quando si tratta di proteggerci sul web, ma è anche vero che un utilizzo sapiente ed oculato dei nostri dati personali può apportare indubbi vantaggi all’intera economia.

Lo rivela lo studio del Boston Consulting Group in un rapporto pubblicato lo scorso novembre. Per la prima volta l’identità digitale viene quantificata in termini di potenziale economico. Su un campione di 3.000 individui, infatti, lo studio analizza le modalità di condivisione dei dati personali da parte dei consumatori, riuscendo a formulare un parametro utile a definire il valore dell’identità digitale. L’accesso a questo genere di dati, come ad esempio il comportamento degli utenti durante la navigazione e le preferenze, costituisce materiale utile per le ricerche di mercato e per strategie di marketing volte ad ottimizzare i servizi offerti sul web in termini di efficienza, velocità e convenienza