martedì 22 ottobre 2013

"Catfish, False identità": la serie tv che indaga sui pericoli dell'amore 2.0

“La generazione meglio equipaggiata tecnologicamente di tutta la storia umana è anche la generazione afflitta come nessun'altra da sensazioni di insicurezza e di impotenza.” L’affermazione del sociologo Bauman si inserisce nel dibattito sulle perdite e i vantaggi che ha portato l’ingresso di internet nella nostra società, gratificata da un lato dalla capacità di interagire in maniera veloce con le persone e dipendente dall’altro da tutti i meccanismi che questa comodità comporta. Il web per molti è una vetrina, in cui è facile cedere alla tentazione di mentire, mettendo in evidenza i lati migliori e camuffando i difetti che non si possono nascondere nella realtà offline.


Da questo spunto nasce l’idea di “Catfish, False identità”, la serie tv trasmessa su Mtv e giunta alla seconda stagione, dopo il successo riscosso dalla prima. La serie è il follow-up del docu-film realizzato nel 2010 da Nev Schulman, produttore americano e protagonista dello stesso lungometraggio. Nella serie Nev e il suo collega Max si occupano di tutelare le potenziali vittime dei “catfish”, ovvero coloro che creano falsi profili sui social network e commettono “truffe sentimentali” ai danni dei malcapitati. I due ricevono ogni giorno richieste da parte di innamorati che vogliono vederci chiaro sulla persona con cui stanno insieme virtualmente ma che di fatto non hanno mai incontrato nella loro vita. La loro missione è quella di scovare la verità su chi si nasconde dall'"altra parte dello schermo" prima che avvenga il fatidico incontro della coppia.

Catfish porta sugli schermi una tematica molto attuale e sempre più diffusa tra i numerosi utenti del mondo dei social. E non solo americani. Se prendiamo in considerazione Facebook (1 miliardo di iscritti in tutto il mondo), i dati dello scorso agosto riportano un totale di 24 milioni di italiani connessi su Facebook. Ciò  significa che più di un terzo della popolazione italiana, oltre alla propria identità reale ne possiede una virtuale, costituita da tutte le immagini, i contenuti e i social network associati al proprio nome e cognome. Difficile, invece, avere statistiche sulla reale corrispondenza di questi profili con le persone che li gestiscono e sulla frequenza dei furti di identità online. Chi ci garantisce infatti che quell’interfaccia contenente foto e contenuti che ci piacciono non nasconda un’identità fake?

L’esperienza insegna a stare in guardia. Lo dimostra lo stesso Nev Schulman, il quale ha dichiarato in un’intervista al Wall Street Journal: “Ho avuto un’esperienza personale spiacevole, in cui una donna si è approfittata della mia fiducia. Penso che “Catfish” sia un’opportunità per aiutare altre persone che hanno avuto una simile esperienza, a capire meglio, ad ottenere alcune risposte.” Nev è stato folgorato da una giovane donna conosciuta sul web che poi si è rivelata essere in realtà una madre di famiglia, un po’ avanti con gli anni.


La serie fornisce un ottimo spunto sul tema dell’anonimato digitale e della solitudine di chi si cela dietro uno schermo illudendo gli altri e se stessi, ma fa riflettere anche sugli eventuali pericoli che la vita digitale comporta. Un po’ di accortezza in più è utile, evitando per esempio di accettare su Facebook le richieste di amicizia di persone sconosciute o fornire informazioni personali, come il proprio indirizzo mail e numero di telefono a chicchessia su internet. Il rischio potrebbe essere quello di restare vittime di una cotta “digitale” che non avrà un seguito al di fuori dello schermo del computer.

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