mercoledì 2 ottobre 2013

Egosurfing: la nostra identità digitale è un tesoro da 1000 miliardi di euro

Le notizie sul furto di identità online e sulla sicurezza delle nostre vite digitali sono ormai all’ordine del giorno. Lo scandalo del data-gate, i vari casi di diffamazione online e le cyber-truffe ai danni dei consumatori non fanno altro che alimentare la preoccupazione degli utenti sulla propria privacy online. Da quando si è diffuso l’uso di internet e dei social network, un’ampia fetta della popolazione mondiale è sempre più spesso online (basti pensare che Facebook ha superato il miliardo di iscritti e Twitter i 500 milioni). Tutti noi possediamo una doppia identità: quella fisica e quella digitale, relativa a tutto ciò che è presente online sul nostro conto. È vero che bisogna mantenere alta l’allerta quando si tratta di proteggerci sul web, ma è anche vero che un utilizzo sapiente ed oculato dei nostri dati personali può apportare indubbi vantaggi all’intera economia.

Lo rivela lo studio del Boston Consulting Group in un rapporto pubblicato lo scorso novembre. Per la prima volta l’identità digitale viene quantificata in termini di potenziale economico. Su un campione di 3.000 individui, infatti, lo studio analizza le modalità di condivisione dei dati personali da parte dei consumatori, riuscendo a formulare un parametro utile a definire il valore dell’identità digitale. L’accesso a questo genere di dati, come ad esempio il comportamento degli utenti durante la navigazione e le preferenze, costituisce materiale utile per le ricerche di mercato e per strategie di marketing volte ad ottimizzare i servizi offerti sul web in termini di efficienza, velocità e convenienza

“Il valore creato attraverso l’identità digitale – si legge nel rapporto- è di mille miliardi di euro entro il 2020 nella sola Europa, ovvero l’8% del Pil dei 27 paesi dell’Unione Europea. Per i governi e le aziende europee l’uso dei dati personali potrebbe fatturare 330 miliardi entro il 2020 – contribuendo alla crescita economica-, mentre i benefici tratti dagli individui sarebbero il doppio, ovvero 670 miliardi, che potrebbero essere utilizzati per la creazione di servizi gratuiti ed efficienti. L’utilizzo delle identità digitali, inoltre, non arreca vantaggi solo alle aziende 2.0 ma all’intera economia, in particolare alle aziende del settore pubblico e della sanità, destinate ad assorbirne il 40% dei benefici”. Tuttavia, gli utenti percepiscono la diffusione dei loro dati come un rischio dannoso ai fini della loro presenza online o offline, come la possibilità di essere vittime di truffe. Dal sondaggio è emerso che “l’88% degli intervistati ritiene che le compagnie di internet rappresentino una minaccia per la loro privacy online. Quasi il 30% invece sa per quali settori vengono raccolte e conservate le informazioni personali. Mentre solo uno scarso 10% ha sotto controllo la propria identità digitale, mostrando consapevolezza e capacità nell’utilizzo degli strumenti di protezione della privacy sui social network.” La disponibilità a condividere i propri dati personali varia a seconda dei siti: secondo l’analisi, il 30% sono più propensi a condividerli sui siti di e-commerce e di aziende automobilistiche che sui social network.

Questi dati trovano conferma nelle statistiche rilasciate dallo studio europeo “Me is Mine”, nato dalla cooperazione tra Adiconsum e l’Unione Europea e focalizzato sul contesto comunitario. Secondo il 51% degli europei, le compagnie che non rispettano le leggi di tutela della privacy dovrebbero ricevere sanzioni, il 40% ritiene che le autorità dovrebbero impedirgli l'utilizzo di tali dati, mentre il 39% crede che le vittime debbano ricevere un compenso in caso di uso improprio delle informazioni.

Come coinvolgere i consumatori in questo processo proficuo per l’economia e aumentare quindi la loro fiducia? Il rapporto di BCG suggerisce di fornire maggiori vantaggi in cambio della condivisione dei dati e garantire trasparenza e responsabilità nel loro utilizzo. A questo stesso obiettivo devono contribuire anche i legislatori affinché tutelino attraverso la legge la sicurezza delle “esistenze digitali”.



Articoli correlati per categorie



Nessun commento:

Posta un commento