venerdì 18 ottobre 2013

Sicurezza online: bocciato Google Chrome. E' il browser meno affidabile per la privacy

Pollice in giù per Google Chrome, che si rivela il browser meno capace di garantire la protezione dei dati personali degli utenti online. L’allarme è stato lanciato da Identity Finder, una società americana che elabora software per la sicurezza online. Dall’analisi di un campione di computer, i ricercatori hanno scoperto che i dati degli utenti che utilizzano Chrome come browser principale vengono immagazzinati di default nel database e nei protocol buffer di Chrome, a disposizione di tutti gli utenti che hanno accesso al pc. Questa “fuga” di dati personali che includono nome, cognome, indirizzi mail, numeri di telefono, credenziali di accesso al conto corrente online e ai propri account, avviene anche durante la modalità di “navigazione protetta”, il che rende ancora meno affidabile Google, che non ha ancora fornito spiegazioni sulla questione. In pratica, se decidiamo di vendere il nostro computer senza aver ripulito completamente l’hard disk, il futuro acquirente potrebbe impossessarsi dei nostri dati conservati nel disco fisso del pc, con le pericolose conseguenze che il caso potrebbe comportare.

Quello dell’affidabilità di Google è un tema sensibile, dal momento che Chrome è utilizzato dal 53% delle persone. Ciò significa che 2/3 delle violazioni derivano proprio dalla possibilità di conservare i dati non protetti. In poche parole, le informazioni personali di più del 99% degli utenti sono a rischio e possono essere usate per commettere reati come il furto di identità digitale. Già in passato un’altra analisi comparativa tra i più famosi browser, tra cui Internet Explorer, Firefox, Chrome e Safari, aveva portato alla luce le lacune di Google in merito alla sicurezza, mentre dal confronto è uscito vittorioso il browser di Microsoft.

In realtà, sono ben pochi i browser capaci di tutelare la privacy degli utenti in questo senso. Ma una soluzione esiste: cancellare la cartella cache e la cronologia ogni volta che, per esempio, si inseriscono le credenziali dell’home banking, in modo da eliminare tutte la tracce che abbiamo lasciato nelle ultime ore.

Oltre ad adottare questi accorgimenti, ci consola anche un altro fatto: dal prossimo 30 ottobre entrerà in vigore la legge 119/2013 sulla “Frode informatica commessa con sostituzione dell’identità digitale”, che punisce chi commette furto o uso indebito dell’identità digitale a danno di uno o più soggetti, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con una multa da 600 a 3.000 euro. Il decreto diventato adesso legge, prevede, dunque, un inasprimento delle pene per il reato di frode informatica e rivela una crescente consapevolezza da parte delle istituzioni verso la normalizzazione dei comportamenti degli utenti online e l’esigenza di provvedimenti che tutelino l’identità digitale.




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