venerdì 22 novembre 2013

Reputazione delle università: l'importanza delle opinioni online e dei ranking internazionali per l'orientamento universitario

Negli ultimi anni internet è diventato una piattaforma di orientamento per le nuove reclute universitarie e per quanti coloro vogliono proseguire la carriera universitaria attraverso l'iscrizione a master e corsi di dottorato. Basta fare una semplice ricerca digitando il nome dell'università a cui si è interessati e sarà probabile trovare le opinioni di chi ha già frequentato uno specifico corso, fornendo i dettagli della propria esperienza e le proprie opinioni sulla qualità dell'ateneo.

Questa modalità di scelta è diventata molto frequente soprattutto per quanto riguarda i master, data la numerosa disponibilità di corsi post-laurea attivi in Italia e nel mondo. Difatti, per districarsi nella folta offerta di corsi a pagamento e non, buona parte del contributo alla scelta degli utenti proviene proprio dalle discussioni online, su cui si costruisce la reputazione degli atenei e degli istituti di formazione.

Come emerge dall'analisi del 2013 di Reputation Manager sulle Business School, uno degli aspetti sul quale si concentra di più l'attenzione degli utenti che cercano informazioni su internet è la percentuale di placement che giustifica per molti la spesa effettuata per l'iscrizione a queste scuole. Diventa sempre più importante per questi istituti stabilire una presenza costante sui social, per acquisire maggiore visibilità e migliorare la comunicazione con i potenziali studenti.

Accanto alle opinioni dei consumatori, basate sui parametri dell'esperienza personale, esistono anche diversi ranking autorevoli che classificano le università in base a criteri standard, quali l'innovazione, la reputazione accademica, la quantità di docenti, e così via. Secondo l'ultima classifica stilata dal Qs World University Rankings, l'istituto che monitora annualmente la reputazione di tutte le università del mondo, gli atenei americani e inglesi la fanno da padrone dominando le prime cento posizioni della classifica. Al primo posto infatti, troviamo il Massachusetts Institute of Technology (MIT), seguito da Harvard University e dalla inglese University of Cambridge.

mercoledì 13 novembre 2013

In cibo veritas? La food reputation e i processi alla base delle scelte alimentari

La scelta quotidiana dei cibi non è solo una questione di nutrimento o di gusto. Alla base delle nostre scelte alimentari ci sono altri fattori che dimostrano che anche i cibi hanno la propria reputazione.

I mezzi di comunicazione di massa hanno un influsso determinante nelle opinioni dei consumatori sui prodotti alimentari. Se riflettiamo in senso lato, anche gli effetti culturali, economici e psicologici condizionano le nostre scelte personali e le percezioni sui cibi. Gli scandali alimentari, la provenienza, la tradizione, le memorie personali fino alle modalità di consumo di un determinato prodotto influiscono sull'apprezzamento e le scelte di consumo consce e inconsce dello stesso.

La reputazione in questo caso non riguarda solo il brand di un prodotto alimentare, ma può essere legata all'alimento stesso. Se poi rapportiamo l'alimento alla tradizione culinaria del paese dove è consumato, allora il livello di reputazione subisce non poche variazioni. Ad esempio, alimenti sani e ricchi di nutrienti come le patate non godono di alta stima tra gli abitanti del Sud Africa, dove il tubero è associato ad uno stile alimentare sregolato e poco salutare (dato l'abuso di frittura e di burro), tanto da condizionare le scelte dei consumatori e i ricavi dei ristoratori. C'è chi ha pensato di invertire questa tendenza: nel 2012 il Potatoes South Africa (PSA), un collettivo di agricoltori sudafricani, ha lanciato una campagna di sensibilizzazione verso il consumo quotidiano e salutare delle patate, e lo ha fatto partendo dai giovani, con iniziative di educazione alimentare nelle scuole e attraverso i social network, con tanto di ricette volte a veicolare un nuovo consumo di questo prodotto naturale.