mercoledì 13 novembre 2013

In cibo veritas? La food reputation e i processi alla base delle scelte alimentari

La scelta quotidiana dei cibi non è solo una questione di nutrimento o di gusto. Alla base delle nostre scelte alimentari ci sono altri fattori che dimostrano che anche i cibi hanno la propria reputazione.

I mezzi di comunicazione di massa hanno un influsso determinante nelle opinioni dei consumatori sui prodotti alimentari. Se riflettiamo in senso lato, anche gli effetti culturali, economici e psicologici condizionano le nostre scelte personali e le percezioni sui cibi. Gli scandali alimentari, la provenienza, la tradizione, le memorie personali fino alle modalità di consumo di un determinato prodotto influiscono sull'apprezzamento e le scelte di consumo consce e inconsce dello stesso.

La reputazione in questo caso non riguarda solo il brand di un prodotto alimentare, ma può essere legata all'alimento stesso. Se poi rapportiamo l'alimento alla tradizione culinaria del paese dove è consumato, allora il livello di reputazione subisce non poche variazioni. Ad esempio, alimenti sani e ricchi di nutrienti come le patate non godono di alta stima tra gli abitanti del Sud Africa, dove il tubero è associato ad uno stile alimentare sregolato e poco salutare (dato l'abuso di frittura e di burro), tanto da condizionare le scelte dei consumatori e i ricavi dei ristoratori. C'è chi ha pensato di invertire questa tendenza: nel 2012 il Potatoes South Africa (PSA), un collettivo di agricoltori sudafricani, ha lanciato una campagna di sensibilizzazione verso il consumo quotidiano e salutare delle patate, e lo ha fatto partendo dai giovani, con iniziative di educazione alimentare nelle scuole e attraverso i social network, con tanto di ricette volte a veicolare un nuovo consumo di questo prodotto naturale.



Un esempio di reputazione alimentare distrutta riguarda il latte in Cina, dove lo scandalo della melamina  che nel 2008 ha causato la morte di sei neonati, ha determinato il drastico fallimento delle industrie nazionali produttrici di latte in polvere, di cui, al contrario, hanno beneficiato le aziende esportatrici di questo prodotto. Il caso cinese mostra come l'insicurezza alimentare getti cattiva luce non solo sulle aziende colpite dallo scandalo, ma sul paese stesso dove questo ha luogo, influendo sul valore della Counrty Reputation.

Lo sa bene l'Italia, che con la sua forte tradizione culinaria è un paese molto attento alla qualità del cibo e alle abitudini alimentari. Il culto del cibo buono è un vero e proprio tratto distintivo della nostra reputazione all'estero, basti pensare alla folta presenza di ristoranti italiani nel mondo e all'incentivo della nostra cultura gastronomica sui flussi turistici dall'estero.

Tutta italiana è anche l'iniziativa nata dalla collaborazione tra Nestlè e alcuni atenei nostrani sulla Food Reputation, una ricerca congiunta che prende il nome di Progetto Axìa, volto a misurare i processi di decisione di consumo alimentare. Ai fini dell'indagine è stata elaborata la Food Reputation Map, un indicatore delle tendenze reputazionali italiane di consumo, che tiene conto dei fattori sociali, ambientali, fisiologici e psicologici. Si tratta di una vera e propria cartina di tornasole delle preferenze italiane suddivise per regioni e alimenti. L'attenzione al cibo e alla sicurezza alimentare non solo rivela le origini della nostra tradizione gastronomica, ma è anche la chiave del successo dei prodotti Made in Italy. La combinazione equilibrata tra gusto e nutrimento su cui si fonda infatti la dieta mediterranea, ha fatto dell'Italia la patria del buon gusto contribuendo a mantenere alta la nostra country reputation nel mondo.

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