venerdì 22 novembre 2013

Reputazione delle università: l'importanza delle opinioni online e dei ranking internazionali per l'orientamento universitario

Negli ultimi anni internet è diventato una piattaforma di orientamento per le nuove reclute universitarie e per quanti coloro vogliono proseguire la carriera universitaria attraverso l'iscrizione a master e corsi di dottorato. Basta fare una semplice ricerca digitando il nome dell'università a cui si è interessati e sarà probabile trovare le opinioni di chi ha già frequentato uno specifico corso, fornendo i dettagli della propria esperienza e le proprie opinioni sulla qualità dell'ateneo.

Questa modalità di scelta è diventata molto frequente soprattutto per quanto riguarda i master, data la numerosa disponibilità di corsi post-laurea attivi in Italia e nel mondo. Difatti, per districarsi nella folta offerta di corsi a pagamento e non, buona parte del contributo alla scelta degli utenti proviene proprio dalle discussioni online, su cui si costruisce la reputazione degli atenei e degli istituti di formazione.

Come emerge dall'analisi del 2013 di Reputation Manager sulle Business School, uno degli aspetti sul quale si concentra di più l'attenzione degli utenti che cercano informazioni su internet è la percentuale di placement che giustifica per molti la spesa effettuata per l'iscrizione a queste scuole. Diventa sempre più importante per questi istituti stabilire una presenza costante sui social, per acquisire maggiore visibilità e migliorare la comunicazione con i potenziali studenti.

Accanto alle opinioni dei consumatori, basate sui parametri dell'esperienza personale, esistono anche diversi ranking autorevoli che classificano le università in base a criteri standard, quali l'innovazione, la reputazione accademica, la quantità di docenti, e così via. Secondo l'ultima classifica stilata dal Qs World University Rankings, l'istituto che monitora annualmente la reputazione di tutte le università del mondo, gli atenei americani e inglesi la fanno da padrone dominando le prime cento posizioni della classifica. Al primo posto infatti, troviamo il Massachusetts Institute of Technology (MIT), seguito da Harvard University e dalla inglese University of Cambridge.



Deludono, invece, gli atenei nostrani, che si piazzano in fondo alla classifica: l'università di Bologna è la prima tra gli istituti italiani a comparire in 188esima posizione, seguita dalla Sapienza di Roma (196esima), dal politecnico di Milano (230esima), dall'Università degli studi di Milano (235esima) e di Pisa (259esima). Proprio il paese che ha dato i natali all'università più antica del mondo, l'Alma Mater Studiorum di Bologna, sembra contraddire la reputazione maturata dalla storia. I motivi sono molteplici e li illustra Nunzio Quacquarelli, managing director di Qs: investimenti esigui nella ricerca, provincialismo, disorganizzazione e carenza di docenti. Le università italiane sono di piccole dimensioni e troppo radicate alla realtà locale. L'incapacità di attirare studenti internazionali dipende molto dalla scarsità di corsi in lingua inglese o di programmi di partnership con atenei internazionali. I flussi accademici da e verso l'estero, oltre ad aumentare il prestigio dei nostri atenei, sono in grado di attirare investimenti e generare un vantaggio competitivo per l'Italia a livello internazionale.Un fattore che gioca a sfavore nostro è anche la carenza di insegnanti, troppo pochi rispetto al numero degli studenti: ogni 20 studenti c'è un docente a disposizione, contro il rapporto 1 a 4 degli atenei americani. Se consideriamo contesti universitari come quello di Chicago, dove i laureati hanno salari medi di 115 mila dollari, emerge che la capacità di "employability" in Italia è molto ridotta e scarso il collegamento tra università e mondo del lavoro.

Al fine di rendere gli atenei italiani più competitivi nel mondo, il ministro dell'istruzione, Maria Chiara Carrozza, ha proposto un piano per una maggiore cooperazione tra le università europee, al fine di costruire una zona comunitaria di scambio accademico, che preveda maggiori opportunità di circolazione degli studenti e riconoscibilità dei titoli tra le diverse università europee.


La ricerca di Reputation Manager sulle Business School 2013:
http://www.reputazioneonline.it/News/osservatori_e_ricerche/2013/06/10/business-school-2013-rete-si-vede-cosi
http://www.reputazioneonline.it/SharingFolder/ReputationSite/it/News/file/BusinessSchool_Identit%C3%A0%20Digitale_Reputation%20Manager_22-05-2013.pdf

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