venerdì 27 dicembre 2013

Cura della reputazione online: i manager hanno molto da imparare da Wendy di Peter Pan

Può davvero un tweet rovinare la reputazione personale o di un'azienda, al punto da compromettere la carriera e il business? La risposta è sì, e di conferme il 2013 ce ne lascia molte, a partire dall'incidente Barilla, passando per l'attacco hacker al sito Alpitour e, per ultimo in ordine di tempo, il caso Justine Sacco

Sì, sono stati numerosi i casi di danno all'immagine dovuti ad un uso improprio del mezzi di comunicazione. 
Non ci ha pensato bene o forse è stata un po' superficiale Justine Sacco, manager delle public relations per la società americana IAC (Inter Active Corp), che ha scatenato un'ondata di indignazione virale con il tweet dal tono razzista pubblicato lo scorso venerdì sera, prima di imbarcarsi per un viaggio in Sudafrica: "Sto andando in Africa. Spero di non prender l'AIDS. Sto scherzando. Sono bianca!". Nel giro di poche ore il tweet infelice è stato ripreso e commentato numerose volte al punto da dar vita a dei veri e propri hashtag sulla vicenda: #HasJustineLandedYet" (Justine è già atterrata) "AIDS" e "IAC". 

Justine Sacco, pr esperta nella comunicazione ha fatto autogol. Appena atterrata ha appreso la drammatica notizia del licenziamento da parte di IAC, che ha subito preso le distanze dall'affermazione della manager. Il tweet di Justine Justin Sacco oltre a gettare discredito sull'azienda in cui prestava servizio condizionandone di riflesso l'immagine, ha avuto una capacità di amplificazione molto forte sull'audience, che lo ha interpretato in maniera unilaterale sradicandolo da qualsiasi tono ironico o scherzoso.

La presenza di un monitor non protegge da un uso inopportuno degli strumenti che internet offre, in particolar modo i social network. Ciò che diciamo sul web come se fossimo al bar può avere effetti deleteri sulla nostra immagine online fino a condizionare la nostra vita offline. Chi pensa il contrario non tiene conto della potenza di internet e soprattutto dell'esigenza di regolamentare il nostro comportamento online. Anche il web impone la sua condotta e sta all'utente la capacità di attenersi alla "netiquette", pena il ripetersi di altre gaffe alla Justine Sacco.

Forse le nuove generazioni, nate nell'era di internet, sono più consapevoli dei parallelismi e della continuità tra vita online e offline. Questa tendenza in atto è evidente osservando il rapporto tra adolescenti e internet nell'era digitale. Una Wendy moderna, protagonista dei nuovi episodi di Peter Pan, dichiara di avere a cuore la propria reputazione online, nel momento in cui il fratellino dispettoso le fa pubblicare per sbaglio la foto indesiderata (qui il video). E' lo specchio di un fenomeno attuale in forma di cartone animato. A confermare che il comportamento di Wendy è sempre più diffuso, c'è anche uno studio apposito intitolato "I giovani, la privacy e i social media", pubblicato lo scorso maggio dal Pew Research Center. 


L'indagine, basata su un campione di adolescenti americani, dimostra come l'atteggiamento dei ragazzi nei confronti del web stia diventando più responsabile: il 59% dei giovani ha cancellato o rieditato i propri contenuti sui social network, il 53% ha eliminato commenti altrui sul proprio profilo, mentre il 31% ha disattivato l'account personale. Più della metà degli intervistati ha dichiarato di aver messo il lucchetto al proprio profilo personale rendendolo accessibile solo ad una ristretta cerchia di amici.

Questi dati confermano come la cura della reputazione online riguarda in misura maggiore gli adolescenti che gestiscono vari account social e condividono le proprie foto online. L'approccio delle nuove generazioni, che vivono in misura maggiore gli effetti delle azioni online sulla propria vita offline (basti pensare ai numerosi casi di bullismo, di violenza e di suicidi in seguito ad umiliazioni sul web), fa sperare che si diffonda sempre di più una condotta online uniforme e retta, e che diventi la norma non solo tra gli adolescenti ma anche tra gli adulti.

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