giovedì 9 gennaio 2014

Al via il Codice contro il cyber-bullismo. Maggiore attenzione all'identità digitale dei minori

Secondo i dati diffusi lo scorso anno al convegno "Cyberbullismo e rischio di devianza", organizzato dal Ministero dell'Istruzione, il 26% dei ragazzi in Italia è vittima di questo problema, mentre il 23,5% commette atti di bullismo online. Lo scorso mercoledì il governo ha compiuto un passo in avanti nella direzione della tutela dei minori online. La prima bozza del Codice di autoregolamentazione contro il cyber-bullismo è stata approvata al tavolo di lavoro presieduto dal Ministero dello Sviluppo Economico, Agcom, Polizia Postale e delle comunicazioni e l'Autorità per la privacy e Garante per l'infanzia, in presenza di alcune associazioni di categoria e di alcuni operatori (tra cui Google e Microsoft). Gli enti coinvolti hanno elaborato di concerto la bozza, aperta alla consultazione pubblica da parte degli utenti, che hanno inoltre la possibilità di contribuire all'integrazione del codice con suggerimenti e osservazioni.

Il testo, reperibile per i prossimi 45 giorni sul sito del Mise (link), dimostra la crescente consapevolezza delle istituzioni verso la regolamentazione dei reati online, e della necessità di varare norme per favorire un uso consono degli strumenti digitali. Tutte le parti coinvolte sono chiamate ad impegnarsi, dai fornitori di servizi di social-networking agli utenti stessi, adolescenti e bambini, che possono segnalare i casi di cyber-bullismo o cyber-stalking direttamente online. Gli stessi operatori che aderiranno al Codice, sono chiamati ad intervenire rimuovendo i contenuti segnalati entro due ore dalla richiesta pervenuta, al fine di evitare o limitare la diffusione a macchia d'olio di foto e contenuti lesivi della dignità e delle reputazione personale delle vittime.

Gli operatori che forniscono piattaforme di User Generated Content, secondo quanto previsto dagli artt. 1 e 2 del Codice, si impegneranno a rendere visibili e facilmente accessibili agli utenti gli strumenti di segnalazione dei reati. Ulteriore impegno deve essere fornito dagli operatori aderenti ad intraprendere iniziative di sensibilizzazione sull'argomento.

Queste nuove misure sono volte a veicolare un uso consapevole della rete, al fine di limitare e contrastare il fenomeno dei suicidi causati da episodi di cyber-stalking, furto d'identità e flaming (pubblicazione di messaggi violenti e volgari). Hanno suscitato rabbia e scalpore tra l'opinione pubblica i numerosi casi di ragazzi giunti a compiere gesti estremi in seguito ad atti di discriminazione sul web che hanno avuto ripercussione sull'esistenza off-line e la sanità psicologica delle vittime.

L'aggressività di alcuni individui nei confronti di altri più sensibili in età adolescenziale, è un fenomeno già esistente, che ha visto la curva andare verso l'alto con la diffusione dell'uso dei social network. La facilità di interazione e l'anonimato hanno incentivato gli episodi di prevaricazione e bullismo sul web. Tuttavia, la consapevolezza di possedere un'identità digitale, parallela all'esistenza reale, è sempre maggiore tra gli individui, soprattutto tra i minori, come è in aumento anche l'attenzione delle istituzioni verso i problemi sociali dell'era 2.0.

L'iniziativa intrapresa con il Codice di autoregolamentazione è una misura di "soft law" del governo, alla quale occorrerebbe integrare una strategia di monitoraggio a 360° dei casi di cyber-bullismo online ed un regolamento ad hoc che interessi non solo gli aderenti, ma tutti gli operatori. Questa iniziativa, comunque, si aggiunge a quella già avviata dalla Polizia di Stato, che ha predisposto una sezione sul sito per le denunce dei reati online da parte dei cittadini, ed ha avviato, inoltre, progetti di cooperazione tra istituti scolastici a livello regionale e provinciale. L'istituzione di un organismo nazionale preposto potrebbe essere un ulteriore passo in avanti in questa direzione, magari attraverso la collaborazione con team di specialisti dell'analisi della reputazione e nel monitoraggio di contenuti online. Un'iniziativa simile è stata adottata da una scuola della periferia di Los Angeles, che ha fornito l'appalto ad un'azienda attiva nell'analisi dei social media al fine di garantire la sicurezza dei propri studenti. Attraverso l'individuazione su Twitter, Facebook e altri social di parole chiave relative a messaggi denigratori o di minaccia, l'azienda è riuscita a frenare altri casi di suicidio, dopo quelli compiuti da alcuni studenti fino a due anni prima. Prendendo spunto da questa iniziativa, l'estensione di un progetto simile a tutte le scuole o addirittura a tutti i fornitori di servizi di User Generated Content, attraverso il coordinamento di istituzioni preposte, potrebbe costituire un tentativo ad ampio raggio e più concreto nella lotta contro il cyber-bullismo.




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