martedì 28 gennaio 2014

Facebook compie 10 anni: da mezzo della comunicazione "social" a strumento contro il crimine

Se Facebook fosse una nazione sarebbe una delle più popolose del pianeta: la piattaforma social più famosa del mondo inaugura il decimo anniversario della sua nascita con un miliardo di iscritti e un fatturato di 5 miliardi di dollari. Era il 4 febbraio del 2004 quando per la prima volta Mark Zuckerberg ha lanciato il sito, spalancando le porte all'era 2.0 e inaugurando una vera e propria rivoluzione nelle nostre vite quotidiane.

L'introduzione del social network ha portato grandi cambiamenti non solo sociali, ma anche economici. Semplici pulsanti come "Mi piace" o i "tag" sono diventati elementi di analisi per gli esperti di marketing, in quanto serbatoi dei nostri desideri, preferenze e aspirazioni. Di certo, anche il concetto di privacy ha subito uno scossone rispetto alla tradizionale percezione di noi stessi in "pubblico", sdoganando da un lato i tabù della visibilità online e diventando dall'altro  una vetrina per chi ama esibirsi e socializzare. Le declinazioni e i risvolti dell'uso di Facebook nella vita quotidiana sono tanti e complessi, alcuni negativi (si pensi al furto d'indentità digitale, al cyberbullismo, etc), altri positivi (velocità e agilità di comunicazione e diffusione dei contenuti).

Facebook talvolta è diventato un "assistente" delle forze dell'ordine contro il crimine per rintracciare i ladri e localizzare la refurtiva, come è successo ad un tredicenne di Bergamo, derubato da un ragazzo italiano di 19 anni, che è stato identificato proprio grazie ad una ricerca su Facebook. I testimoni presenti sul luogo dell'accaduto, hanno infatti riconosciuto il giovane e fornito nome e cognome alla polizia, che ha potuto così rintracciarlo e arrestarlo, in attesa del processo che stabilirà la pena da scontare.

Al criminale incastrato dal suo stesso bottino si può aggiungere anche un altro paradosso, quello del criminale ridicolizzato per mano del bottino. Risale a qualche mese fa infatti, la vicenda di una ragazza a cui è stato rubato lo smartphone mentre era in vacanza ad Ibiza. Il distratto malvivente non si è accorto di disattivare l'upload automatico di Dropbox, il servizio che permette di salvare le immagini nel cloud, permettendo alla vittima di condividere involontariamente i propri autoscatti su altri dispositivi tramite l'account originario. Al malvivente è stato dedicato un vero e proprio blog contenente le foto scattate nella quotidianità a Dubai, la città da cui proviene. Il blog è diventato un vero e proprio "cult" tra i simpatizzanti della vittima, che ha avuto così il modo di vendicarsi. Protagonista  di un fotoromanzo a sua insaputa, sul blog figurano in bella mostra i "selfie" del malvivente e anche le foto di alcuni suoi amici e della sua abitazione. 

Certo si tratta di una vendetta particolare, ma che mette in evidenza come nella piazza digitale può succedere quello che è impossibile o più difficile nella vita reale, a tempi e ritmi molto più veloci e con conseguenze maggiori in termini di visibilità. Che serva da lezione ai criminali e da monito a chi si vuole improvvisare ladro dei dispositivi altrui: un miliardo di utenti su Facebook e altrettanti milioni sugli altri social network potrebbero essere messi al corrente delle bravate, e il risultato sarà tutt'altro che "prezioso" se finiranno nei database delle forze dell'ordine.



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