giovedì 23 gennaio 2014

"Una vita da social" l'iniziativa della Polizia di Stato che educa i giovani ad essere "connessi" nel modo giusto

"Una vita da social" è la tipica vita di molti adolescenti odierni, ma è anche il nome di un progetto presentato in questi giorni dalla Polizia di Stato in collaborazione con il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, volto a sensibilizzare i giovani all'uso "senza rischi" della rete. I risvolti negativi dell'utilizzo dei social network da parte dei giovanissimi e i numerosi casi di cronaca sui suicidi per cyberbullismo, hanno scosso l'opinione pubblica, rendendo urgente un intervento delle istituzioni in questo senso.

Dopo la pubblicazione di un Codice di regolamento online che coinvolge direttamente bambini e adolescenti tramite la segnalazione di atti di bullismo online (Al via il Codice contro il cyber-bullismo. Maggiore attenzione all'identità digitale dei minori), si è scelta una modalità anche più ludica per coinvolgere i giovani di tutta Italia: un autocarro itinerante percorrerà la penisola in lungo e in largo organizzando delle sessioni didattiche e divulgative su come migliorare la propria vita digitale, senza incorrere nei pericoli del web e degli user "cattivi". "L'iniziativa nasce pirnciplamente contro il cyberbullismo - ha spiegato il capo della Polizia Alessandro Pansa - e contro la seconda più grande minaccia, l'adescamento, che può avere soltanto fini economici e commerciali, essere finalizzato alla truffa o al furto di denaro, ma che altre volte serve ad attrarre giovani e ragazze a incontri o appuntamenti che poi possono finire in maniera tragica".
Nel corso del viaggio nelle trenta città italiane che durerà fino al prossimo maggio, gli specialisti della Polizia Postale presenti all'interno dell'autorcarro forniranno consigli a tutti i visitatori per una navigazione sicura. Alcuni suggerimenti sono già stati pubblicati sul sito della Polizia, reperibile a questo link, e includono non solo misure di sicurezza sui dispositivi fissi ma soprattutto su smartphone e tablet, usati in maniera sempre più frequente dai giovani. E un'iniziativa social non poteva non essere presente su Facebook, attraverso una pagina specifica che permetterà a docenti, genitori e ragazzi di essere aggiornati sulle tappe e gli eventi nelle proprie città, a cui parteciperanno anche alcuni personaggi dello spettacolo come Maurizio Battista e Fiorello.

La consapevolezza di avere una vita "digitale" parallela a quella reale ed esposta agli occhi di più persone, anche sconosciute, è sempre più radicata tra i giovani e i meno giovani. Questa rivoluzione nelle nostre vite ha attirato l'attenzione dei media, soprattutto in relazione al fenomeno del cyberbullismo, proprio per il grande impatto che l'uso distorto della rete può avere sulla vita reale, degenerando nel suicidio, nelle minacce o in problemi psicologici in grado di peggiorare la qualità della vita degli utenti.


 

Il film Disconnect, nelle sale italiane dal 9 gennaio 2014, nasce proprio dall'esigenza di raccontare un fenomeno che riguarda le nostre vite quotidiane e di cui molti non conoscono i limiti. Il film si basa sul concetto di rete in cui si intrecciano i legami dei protagonisti, una rete che non è solo reale ma telematica, e in quanto tale più veloce ad espandersi ed includere altre persone. Una macchia ha la capacità di diffondersi a tutta velocità sul web, gettando discredito su alcuni soggetti vittima di cyberbullismo. E' quello che succede ad uno dei protagonisti, un 15enne che cerca di commettere il suicidio in seguito alla derisione online da parte di alcuni compagni, a loro volta coinvolti trasversalmente in un'altra vicenda di crimine digitale. Uno dei due ragazzi responsabili è infatti il figlio dell'investigatore a cui si rivolge una coppia vittima di furto informatico. Un senso di estraniazione colpisce anche il protagonista della terza storia, un giovane modello di chat per adulti che raggiunge la notorietà grazie al reportage realizzato su di lui da una giornalista. L'eccessivo coinvolgimento nell'universo online porta i tre personaggi a diventare di fatto "disconnessi" dalla vita reale, inglobati da situazioni virtuali da cui non riescono a svincolarsi. E' l'alienazione dell'era 2.0 che getta in allarme soprattutto i genitori e non colpisce solo gli adolescenti sensibili, vittime del cyberbullismo, ma i cyberbulli stessi, a loro volta vittime di pericoli di cui ignorano la portata.

"Disconnettersi" dal mondo online talvolta è il miglior metodo per non lasciarsi travolgere troppo dagli eventi virtuali, ma ancora meglio è educare i propri figli ad un uso corretto dei social network, senza che diventi un abuso. Spazio, quindi, alle iniziative di sensibilizzazione come quella della Polizia Postale a cui è opportuno affiancare iniziative dal punto di vista legislativo e legale, per aumentare la consapevolezza che anche il mondo online ha le proprie regole da rispettare per il bene comune. 

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