mercoledì 19 febbraio 2014

Attenti al lusso: Greenpeace bacchetta i big della moda alla Fashion Week

La Fashion Week apre i battenti a Milano, ma non senza polemiche. In queste ore gli attivisti di Greenpeace stanno manifestando all'interno della galleria Vittorio Emanuele contro le aziende del lusso "tossico" restie ad aderire alla campagna "Detox", lanciata nel 2011 dall'organizzazione per sensibilizzare le l'opinione pubblica e soprattutto le aziende ad una produzione responsabile e sostenibile.

La campagna nasce dalla scoperta di sostanze pericolose per la salute e l'ambiente negli abiti dei grandi marchi del lusso. L'alta moda è garanzia di fiducia per il consumatore che crede nella corrispondenza tra costi elevati e alta qualità dei materiali e della produzione, ma non è sempre così secondo i ricercatori di Greenpeace, che lo scorso 17 febbraio hanno pubblicato un rapporto che rivela una verità scomoda per i grandi brand dell'abbigliamento e preoccupante per i fashion victims.


Nel mirino di Greenpeace ci sono ben otto case di abbigliamento produttrici di abiti per bambini, tra cui Dior, Dolce & Gabbana, Giorgio Armani, Hermès, Louis Vuitton, Marc Jacobs, Trussardi e Versace. Nell'ambito dell'indagine, dal titolo "Piccola storia di una bugia alla moda", sono stati effettuati test di laboratorio dettagliati su 27 prodotti di queste case, e i risultati sono stati tutt'altro che confortanti: la presenza di sostanze chimiche molto nocive e dannose per la salute, come nonilfenoli etossilati (NPE) è stata riscontrata su 16 di questi prodotti.

mercoledì 12 febbraio 2014

Parlamentari Pd e M5S sotto attacco hacker: danno alla reputazione per frasi oltraggiose e oscene su Twitter

Reputazione a rischio per Alessandra Moretti, deputata del Partito Democratico e Paola Taverna, ex capogruppo e senatrice del M5S, che la notte del 6 febbraio sono state vittime di attacco hacker su Twitter. Intorno alle 2 di notte, dai profili ufficiali delle due parlamentari sono partiti dei tweet dal contenuto osceno e oltraggioso, retwittati da molti utenti e ancora visibili sul social network.

Si tratta di un tipico caso di violazione dell'identità digitale di un personaggio pubblico, che ha più risonanza sul web proprio a causa del maggiore numero di follower che tali profili in generale hanno. Il controllo e monitoraggio della reputazione online è tanto più necessario quindi nel caso di una figura di rilievo pubblico, che non solo può essere più soggetta a incidenti simili ma richiede l'attuazione di una strategia ad ampio raggio sia su internet che sui social network.



A quattro giorni dal cyberattacco, sull'account Twitter della senatrice pentastellata figurano ancora visibili 18 tweet incriminati, con un media di 20 retweet l'uno e un massimo di 50 per alcuni. Questo flusso finora non arrestato non giova alla senatrice, continuando a far espandere il danno a macchia d'olio. Al contrario il deputato del Pd, Moretti, ha subito provveduto a far rimuovere i tweet "inappropriati" dal proprio account, spingendosi ben oltre con la pubblicazione di una lettera a Corriere della Sera, in cui viene evidenziata l'esigenza di provvedimenti legali che limitino questo genere di incidenti e ne puniscano i fautori.

Assieme al collega del Pd Francesco Sanna, Alessandra Moretti, ha annunciato infatti la presentazione di una proposta di legge contro la diffamazione online, che ha lo scopo primario di difendere soprattutto i minori, protagonisti attivi o passivi di episodi di cyberbullismo in rete. Per la Moretti è necessario stabilire il diritto all'oblio per i contenuti lesivi pubblicati con la rimozione e la deindicizzazione sia di articoli che di post dai motori di ricerca, estendendo di fatto la tutela contro le diffamazioni non solo ai quotidiani online ma anche ai social.

Entrambe le parlamentari hanno ricevuto messaggi di solidarietà, ma non sono mancate le polemiche da parte di qualcuno, che ha considerato opportunistico l'atteggiamento di Alessandra Moretti, in relazione alla sua mobilitazione sulla proposta di legge in seguito all'accaduto. La lesione dell'identità digitale nasconde insidie maggiori spesso proprio nelle conseguenze successive alla pubblicazione del contenuto lesivo. Si pensi ad esempio al coinvolgimento trasversale di persone terze citate nei tweet, come il presidente della Camera, Laura Boldrini, o alla stessa Alessandra Moretti che, nonostante abbia rimosso i contenuti in questione, risulta ancora citata nei post della Taverna. E si pensi ancora alle polemiche generate dalla reazione della stessa Moretti con la proposta di legge contro il cosiddetto "hate speech" (incitazione all'odio) online, che dimostra come spesso ad un passo falso in rete ne possa seguire uno ulteriore, frutto di una cattiva o distratta gestione della crisi reputazionale.

L'oltraggio mediatico e social ha una valenza negativa in misura maggiore per i politici, per i quali una cattiva reputazione online potrebbe compromettere il consenso degli elettori. Pertanto, la gestione della comunicazione e dell'immagine digitale non deve essere sottovalutata, ma migliorata impostando strategie di monitoraggio e intervento costante nel tempo e non solo nelle circostanze di crisis.
A tale scopo può essere messa in atto una serie di azioni che comprendono:

  • la realizzazione e l'aggiornamento delle pagine di Wikipedia, contenenti informazioni esaustive del proprio curriculum; 
  • creazione e gestione di un blog, con la funzione di "portavoce digitale" delle proprie idee e campagne politiche;
  •  utilizzo di espedienti informatici come l'indicizzazione sui motori di ricerca per evidenziare particolari contenuti a beneficio della propria immagine. 
Non ultima, l'interazione sui social deve rispondere sempre al buon senso e all'appropriatezza dei contenuti, oltre che puntare sulla costruzione di un rapporto più diretto e sincero con l'elettore/utente.




martedì 4 febbraio 2014

La reputazione on line dei Ceo: 5 buoni motivi per migliorarla

Le aziende spesso ritengono più importante monitorare e ottimizzare la reputazione online del proprio brand, sottovalutando però altri elementi che, se lasciati al caso, potrebbero influire negativamente sulla percezione dell'intera azienda. Uno di questi riguarda proprio i Ceo, ciò che dicono e che fanno e come il web filtra le informazioni su di loro, perché agli occhi degli utenti, la verà identità di un individuo è la somma dei risultati sui social network e sui motori di ricerca.

Basti pensare al caso scatenato qualche mese fa da Guido Barilla, le cui dichiarazioni sono rimbalzate su Twitter e Facebook nel giro di pochissime ore, dando il via a una serie di polemiche e sfottò che hanno influito negativamente sulla reputazione del brand e dello stesso Guido Barilla, presidente dell'azienda. Stabilire una buona comunicazione online può determinare vantaggi ed effetti positivi sulle prestazioni aziendali. Per farlo, è bene osservare una serie di consigli ed evitare errori di comunicazione grossolani comuni a molti ceo. Oltre la presenza su Linkedin, piattaforma per eccellenza dei professionisti, diventa sempre più strategica la presenza su Twitter, quale canale ufficiale per costruire una buona immagine online e stabilire un contatto più diretto e informale con gli utenti interessati alla società di cui si è a capo. Twitter può diventare un mezzo per comunicare le proprie osservazioni e i propri interessi attraverso i retweet e i following. Attenzione, però, a non utilizzare un linguaggio troppo informale, con uno stile inappropriato e spesso polemico. E' bene tenere presente che l'apertura di un account social richiede un costante aggiornamento di contenuti, curandosi di non lasciare "in silenzio" la propria attività per periodi lunghi. Fornire una corretta ed esaustiva presentazione di se stessi e del proprio lavoro è allo stesso tempo molto importante, prestando attenzione a non mischiare argomenti professionali con quelli privati.