mercoledì 19 febbraio 2014

Attenti al lusso: Greenpeace bacchetta i big della moda alla Fashion Week

La Fashion Week apre i battenti a Milano, ma non senza polemiche. In queste ore gli attivisti di Greenpeace stanno manifestando all'interno della galleria Vittorio Emanuele contro le aziende del lusso "tossico" restie ad aderire alla campagna "Detox", lanciata nel 2011 dall'organizzazione per sensibilizzare le l'opinione pubblica e soprattutto le aziende ad una produzione responsabile e sostenibile.

La campagna nasce dalla scoperta di sostanze pericolose per la salute e l'ambiente negli abiti dei grandi marchi del lusso. L'alta moda è garanzia di fiducia per il consumatore che crede nella corrispondenza tra costi elevati e alta qualità dei materiali e della produzione, ma non è sempre così secondo i ricercatori di Greenpeace, che lo scorso 17 febbraio hanno pubblicato un rapporto che rivela una verità scomoda per i grandi brand dell'abbigliamento e preoccupante per i fashion victims.


Nel mirino di Greenpeace ci sono ben otto case di abbigliamento produttrici di abiti per bambini, tra cui Dior, Dolce & Gabbana, Giorgio Armani, Hermès, Louis Vuitton, Marc Jacobs, Trussardi e Versace. Nell'ambito dell'indagine, dal titolo "Piccola storia di una bugia alla moda", sono stati effettuati test di laboratorio dettagliati su 27 prodotti di queste case, e i risultati sono stati tutt'altro che confortanti: la presenza di sostanze chimiche molto nocive e dannose per la salute, come nonilfenoli etossilati (NPE) è stata riscontrata su 16 di questi prodotti.
Molti capi esaminati sono stati prodotti e acquistati in Italia, ma anche in altri paesi europei (Francia, Uk, Danimarca) ed extra europei (Cina, Taiwan, Russia, Marocco), tuttavia permane il dubbio che il luogo di produzione vero non sia quello dichiarato sull'etichetta, dal momento che queste sostanze nocive vengono rilasciate nei corsi d'acqua dagli impianti di produzione e coinvolgono la catena di fornitura dell'industria tessile, localizzata spesso altrove. Il processo di contaminazione si svolge dunque lungo la filiera internazionale, attraverso scarichi tossici nei fiumi che inquinano i cibi che giungono sulle nostre tavole, con enormi danni sul nostro sistema ormonale. E' stato inoltre rilevato che alcuni capi di alta moda esaminati non riportavano il luogo di produzione nell'etichetta, mancando di trasparenza sotto questo punto di vista.

Ma il fattore  indubbiamente più rilevante è che dietro costi di manufattura molto elevati, che fanno rientrare tali prodotti nel segmento del lusso, si nascondono componenti chimici pericolosi per la salute dei bambini, come l'alta concentrazione di nonilfenoli nelle ballerine di Louis Vuitton e nella giacca Versace. Greenpeace, attraverso la campagna Detox, chiede coerenza alle aziende di alta moda, affinchè garantiscano trasparenza e gestione responsabile dei rapporti di fornitura, limitando così l'inquinamento da parte degli impianti, dove si svolge il processo produttivo per conto dei grandi big della moda.

Al contrario di questi ultimi, a parte qualche caso come Valentino e Burberry, i brand di largo consumo tra cui Esprit, Benetton, Zara, Mango, hanno fatto la promessa di non rilasciare queste sostanze nell'ambiente progressivamente fino ad una definitiva eliminazione del 2020. Mancano all'appello, invece, proprio le case di moda citate nel rapporto, che continuano a mettere in pericolo la salute dei piccini. In pericolo sono anche i loro bilanci, dal momento che la campagna di sensibilizzazione di questi giorni a Milano sta sferrando colpi alla loro reputazione.

Il blitz di Greenpeace alla Fashion Week, che si terrà nella capitale italiana della moda dal 19 al 24 febbraio, si è propagato anche sul web con il lancio dell'hashtag #TheKingIsNaked, che negli ultimi giorni ha generato più di 3.000 tweet, mentre le discussioni sui forum relative all'argomento sono state finora 191 ed il video della campagna pubblicato lo scorso ottobre sul canale Youtube di Greenpeace ha ottenuto quasi un milione di visualizzazioni. L'utilizzo della piattaforma web e social si configura estremamente importante per l'opera di sensibilizzazione di Greenpeace, che attraverso il social mira a diffondere il messaggio proprio in occasione di eventi di grande portata come la Fashion Week, sperando non solo di coinvolgere l'opinione pubblica, ma soprattutto di convincere i grandi marchi della moda ad essere eticamente responsabili nei confronti della salute e dell'ambiente.







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