venerdì 30 maggio 2014

Cyber 007: false identità digitali minano la sicurezza nazionale degli USA

L'intelligence moderna ha scelto ormai da anni una nuova piattaforma operativa, quella di internet, dove è ancora più facile camuffare la propria identità e agire in incognito. Le competenze informatiche avanzate sono una nuova caratteristica degli 007, che intessono rapporti interpersonali a fini spionistici sempre più spesso tramite l'utilizzo dei canali web e dei social network.

Al centro della strategia attuata dalle spie iraniane verso alcuni personaggi influenti della politica e dell'esercito americano ci sono proprio Facebook, Google, LinkedIn e Twitter, utilizzati all'interno di un'operazione denomitata "social engineering", lanciata nel 2011 dall'intelligence persiana.


Si tratta di spie segrete che si fingevano giornalisti professionisti dietro profili fake sui social. I presunti giornalisti, attraverso un'abile operazione di public relation online e un sito di informazione creato ad hoc per diffondere notizie e acquisire credibilità negli ambienti diplomatici, sono riusciti ad entrare in contatto con circa 2000 cittadini americani, tra cui ufficiali di stato, politici e funzionari, rubando dati personali, come credenziali di accesso alle email e password attraverso link che condividevano con loro sui social network.


A scovare la truffa telematica è stata la società di sicurezza cibernetica americana iSight, che ha dichiarato di non avere dettagli sulla vera identità delle vittime e sul reale legame di questa operazione di spionaggio internazionale con il governo iraniano. Una cosa è certa, gli hacker di Tehran erano indubbiamente interessati a informazioni di tipo diplomatico e militare, visti i profili professionali delle loro vittime.

L'obiettivo dell'intelligence iraniana era quello di scoprire dettagli su operazioni a supporto di Israele da parte degli Usa e per farlo le spie iraniane avevano architettato una struttura di intelligence dettagliatissima, basata sull'instaurazione di contatti personali su Twitter, Facebook e Linkedin e la circolazione di link di notizie veicolate dal sito newsonair.org, da qualche giorno non più attivo. L'astuta operazione è riuscita a sopravvivere per tre anni, sebbene non si conosca nel dettaglio la natura dei dati sensibili rubati dai cyber 007.

Questo è solo l'ultimo dei casi di intelligence 2.0 emerso recentemente, a dimostrazione che i servizi segreti si muovono sempre di più sull'online.

La sicurezza su internet è certamente uno dei temi più caldi degli ultimi anni, in quanto coinvolge l'identità digitale dei singoli cittadini, ma soprattutto espone ai rischi in particolar modo i personaggi pubblici e in casi come questo rischia di mettere a repentaglio la sicurezza pubblica di un'intera nazione. E' per questo motivo che oggi i governi devono mettere di comune accordo al tavolo dei lavori la questione relativa alla sicurezza della privacy e dell'identità online dei cittadini, attraverso strumenti legali e tecnologici e avvalendosi della specializzazione delle aziende che da anni si occupano di queste questioni, per assicurare la tutela dei cittadini e delle nazioni.









mercoledì 28 maggio 2014

Europee 2014: i 10 temi più twittati in Europa

Twitter è stato sicuramente un protagonista di queste lezioni europee. Nella settimana del voto i cittadini hanno commentato in diretta previsioni e risultati postando centinaia di migliaia di tweet. Ma quali sono i messaggi più rilanciati in rete?
Attraverso il nostro osservatorio WebPolitics abbiamo individuato i primi 10 tweet più retwittati in Europa.
Al primo posto troviamo il tweet di Renzi con 7.486 retweet subito dopo il risultato storico del PD, poi il voto alle destre, soprattutto in Francia. Il fake di Casaleggio e il Maloox di Grillo chiudono la top ten.


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mercoledì 14 maggio 2014

Quando ti rubano l'identità digitale: che fare?

Recentemente il noto giornalista Michela Serra ha pubblicato un articolo su Repubblica riguardo la presenza invadente di un avatar che pubblicava contenuti su Facebook a suo nome. L'appello di Serra, con cui ha subito ottenuto la rimozione della pagina incriminata, mette in evidenza una difficoltà emergente per i personaggi noti all'opinione pubblica e solleva un interessante dibattito sulla possibilità di "non" essere presenti sui social oggi.

In effetti, se già il rischio di essere sostituiti da un clone digitale che si impossessa della nostra identità e parla a nostro nome può colpire le persone comuni, è ben più probabile che ciò accada per i politici, i giornalisti e i personaggi dello spettacolo.

Dall'articolo di Serra "Caro falso Michele Serra, per favore lasciami libero" dello scorso 9 maggio, si evince il disagio di avere un "portavoce" non autorizzato, uno pseudo che si pronuncia con parole e pensieri che non ci appartengono e che lasciano nel lettore un'idea falsa e non aderente alla reale identità del personaggio.

Come è opportuno comportarsi quindi, al fine di evitare questi spiacevoli inconvenienti? E' possibile bypassare l'iscrizione su Facebook, Twitter o qualsiasi altro social, e al contempo essere immuni al furto di identità digitale e utilizzo improprio del nome e della fama di qualcuno? Al di là dei risvolti psicologici che solleva Serra nel suo articolo, come l'incapacità di prendersi la responsabilità di quello che si dice e si pensa a proprio nome, nella ricerca, forse, di un consenso più ampio derivante dall'utilizzo dell'identità di un personaggio generalmente apprezzato, la questione è ben più complessa dal punto di vista legale, se consideriamo che alcuni lucrano sul nome di altri.

Basti pensare ai casi di quelle fanpage dedicate a personaggi ormai defunti con la funzione di attirare like da parte dei fan che, depistati, cliccano su pagine dal contenuto molto lontano da quello del loro beniamino.

Essere presenti sui social non è certo obbligatorio, ma è altamente consigliabile costruire una buona identità digitale. La prima regola è monitorare i contenuti associati al nostro nome sul web, verificare la presenza di lesività e la coerenza con la nostra reale identità. La gestione dei vari profili social, di eventuali blog, siti relativi alla nostra professione o attività, costituisce un'altra regola importante della strategia di tutela dei nostri profili.

La scelta di iscriversi ai social network è personale, ma non si può evitare che gli altri lo facciano. Internet e i social network sono ormai parte integrante della nostra vita, con i vantaggi e i problemi che il loro uso comporta. Scegliere di non far parte della società digitale è forse la prima cosa che ci viene in mente per tutelarci, e anche un tentativo di rifiutare il cambiamento, andando indietro rispetto alla direzione che prende la società moderna, ma è altrettanto coraggioso e opportuno sapersi adeguare ai cambiamenti e dotarsi degli strumenti giusti per affrontarli. Il primo è consiglio è: monitorare.

venerdì 2 maggio 2014

Ego-surfing, cercarsi su Google:opportunità e risvolti psicologici dell'identità digitale

Si sente spesso parlare ultimamente di "ego-surfing", ovvero l'atto di inserire il proprio nome sui motori di ricerca per vedere quali risultati sono associati ad esso. Si tratta di un atteggiamento tipico dell'utente nato nell'era di internet, e diffusosi ulteriormente con l'avvento dei social network, che ha messo alla portata di tutti la conoscenza dell'identità digitale dei singoli individui.

Difficile resistere alla tentazione di scoprire come appariamo digitando il nostro nome su Google, e comune è la sensazione di rimanere delusi dalla presenza di omonimi o di risultati non afferenti alla nostra identità online. Lo sanno bene i gestori di attività commerciali, i ristoratori, le aziende che fanno a gara per apparire in cima ai risultati dei motori di ricerca, augurandosi di trovare recensioni e opinioni positive dei clienti. 

Tuttavia, la tendenza ad utilizzare i motori di ricerca per indagare sul proprio conto non riguarda solo le società o i liberi professionisti, ma i comuni individui, che stanno acquisendo ogni giorno di più la consapevolezza di quanto la propria identità digitale rappresenti il loro primo biglietto da visita, sia in contesti professionali che nelle relazioni personali.
Monitorare la propria immagine on line è dunque un'ottima abitudine, se ci aiuta a capire come migliorare la nostra identità digitale, quali aspetti risolvere e quali potenziare.

Ma è importante anche fare attenzione ai risvolti psicologici del fenomeno, l'ego-surfing può diventare una vera e propria ossessione per alcuni.

Un caso degno di nota, che fa riflettere sui risvolti psicologici di questa abitudine, è quello di Alessandro Piperno, autore di Pubblici Infortuni (Milano, Mondadori, 2013) e Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi (Milano, Mondadori, 2012), per citare le sue opere più recenti. Lo stesso scrittore confessa di essere stato dipendente in modo patologico dall'ego-surfing, e di essersi rivolto ad un'analista per risolvere quello che credeva essere un atteggiamento normale per un personaggio pubblico, ma che in realtà stava diventando un serio problema. 

Piperno scrive sull'inserto "La Lettura" del Corriere della Sera: «Era la primavera del 2006 quando presi atto che qualcosa dentro di me si stava squagliando. Dopo le prime settimane, in cui mi ero limitato a cercare sul web commenti positivi sul mio romanzo, l’ossessione aveva preso una nuova forma che non stento a definire dostoevskijana. Ormai i giudizi lusinghieri non mi interessavano più: ero avido di insulti, improperi, sarcasmi capziosi e gratuiti; ero in cerca di piccoli forum dedicati alla mia insulsaggine. E quando li scovavo, mi lasciavo andare a sentimenti pericolosi, in bilico tra voluttà e disperazione. Ansioso, ne parlai al mio analista. Il quale si mostrò tanto preoccupato quanto sollecito. Stilò un programma di rieducazione, che andava dal divieto di tenere acceso il modem durante il giorno, all’obbligo di fare una passeggiata ogni volta che sentivo l’esigenza di colmare, con contumelie e insulti, il mio vuoto interiore. Fu così che intrapresi un cammino di disintossicazione. Mi immaginavo in un gruppo di sostegno composto da autori esordienti affetti dalla stessa sindrome: "Buonasera, mi chiamo Alessandro Piperno, sono un ego-surfer…". E loro tutti in coro: "Buonasera, Alessandro!"».

Di certo l'ego-surfing,  inteso nelle sue manifestazioni più paradossali e ossessive, si configura come una delle conseguenze negative dell'era digitale, come il cyber-bullismo o la diffamazione online. Tuttavia, la giusta dose di curiosità e la consapevolezza di essere presenti sul web assicura la tutela della propria identità e dei contenuti visibili ad essa associati, qualora permetta di scoprire la presenza del proprio nome in contenuti impropri o mal posizionati sui motori di ricerca. 

Dunque, come per ogni cosa, meglio non esagerare, evitando che l'uso di internet degeneri nei suoi risvolti più negativi, sfociando in quanto ha scritto Andrew Keen in The Cult of the Amateur: «I blogger? Sono solo narcisisti digitali. Il web partecipativo? Milioni e milioni di scimmie esuberanti che stanno dando vita a una foresta infinita di mediocrità. Google? La versione 2.0 del Grande Fratello. Wikipedia? Un’enciclopedia fatta da ignoranti per ignoranti... Si sta imponendo una cultura del narcisismo digitale in cui si utilizza Internet per diventare noi stessi le notizie, l’informazione». Ovviamente si tratta di una provocazione portata alle estreme conseguenze. Al contrario un uso virtuoso dell'ego-surfing puo' risparmiarmi una serie di problemi, e garantirci molte opportunità di migliorare la nostra reputazione on line.