mercoledì 14 maggio 2014

Quando ti rubano l'identità digitale: che fare?

Recentemente il noto giornalista Michela Serra ha pubblicato un articolo su Repubblica riguardo la presenza invadente di un avatar che pubblicava contenuti su Facebook a suo nome. L'appello di Serra, con cui ha subito ottenuto la rimozione della pagina incriminata, mette in evidenza una difficoltà emergente per i personaggi noti all'opinione pubblica e solleva un interessante dibattito sulla possibilità di "non" essere presenti sui social oggi.

In effetti, se già il rischio di essere sostituiti da un clone digitale che si impossessa della nostra identità e parla a nostro nome può colpire le persone comuni, è ben più probabile che ciò accada per i politici, i giornalisti e i personaggi dello spettacolo.

Dall'articolo di Serra "Caro falso Michele Serra, per favore lasciami libero" dello scorso 9 maggio, si evince il disagio di avere un "portavoce" non autorizzato, uno pseudo che si pronuncia con parole e pensieri che non ci appartengono e che lasciano nel lettore un'idea falsa e non aderente alla reale identità del personaggio.

Come è opportuno comportarsi quindi, al fine di evitare questi spiacevoli inconvenienti? E' possibile bypassare l'iscrizione su Facebook, Twitter o qualsiasi altro social, e al contempo essere immuni al furto di identità digitale e utilizzo improprio del nome e della fama di qualcuno? Al di là dei risvolti psicologici che solleva Serra nel suo articolo, come l'incapacità di prendersi la responsabilità di quello che si dice e si pensa a proprio nome, nella ricerca, forse, di un consenso più ampio derivante dall'utilizzo dell'identità di un personaggio generalmente apprezzato, la questione è ben più complessa dal punto di vista legale, se consideriamo che alcuni lucrano sul nome di altri.

Basti pensare ai casi di quelle fanpage dedicate a personaggi ormai defunti con la funzione di attirare like da parte dei fan che, depistati, cliccano su pagine dal contenuto molto lontano da quello del loro beniamino.

Essere presenti sui social non è certo obbligatorio, ma è altamente consigliabile costruire una buona identità digitale. La prima regola è monitorare i contenuti associati al nostro nome sul web, verificare la presenza di lesività e la coerenza con la nostra reale identità. La gestione dei vari profili social, di eventuali blog, siti relativi alla nostra professione o attività, costituisce un'altra regola importante della strategia di tutela dei nostri profili.

La scelta di iscriversi ai social network è personale, ma non si può evitare che gli altri lo facciano. Internet e i social network sono ormai parte integrante della nostra vita, con i vantaggi e i problemi che il loro uso comporta. Scegliere di non far parte della società digitale è forse la prima cosa che ci viene in mente per tutelarci, e anche un tentativo di rifiutare il cambiamento, andando indietro rispetto alla direzione che prende la società moderna, ma è altrettanto coraggioso e opportuno sapersi adeguare ai cambiamenti e dotarsi degli strumenti giusti per affrontarli. Il primo è consiglio è: monitorare.


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