lunedì 14 luglio 2014

Bing si adegua al diritto all'oblio, a breve un modulo online per le richieste degli utenti

Come era prevedibile, la sentenza della Corte Europea sulla tutela del diritto all'oblio, finisce per colpire anche altri provider di consultazione e indicizzazione dei contenuti, nonstante la causa fosse stata intentata contro Google. Anche Microsoft, dunque, aderirà alla legge sul diritto all'oblio, istituendo un proprio form per permettere agli utenti di segnalare i contenuti da rimuovere dal motore di ricerca, perché ritenuti inappropriati e lesivi della privacy e della reputazione.

Microsoft, che opera attraverso il motore di ricerca Bing, negli scorsi giorni ha dichiarato: "Ci vorrà un po' di tempo per implementare un servizio appropriato, ma ci aspettiamo di lanciare in breve tempo un modulo che permetta agli utenti di inoltrate le richieste online".

È ormai trascorso più di un mese dal rilascio del modulo online di Google, mentre Microsoft aderisce al nuovo ordinamento con un po' di ritardo, anche a causa del coordinamento con Yahoo, che pure si appoggia a Bing per la fornitura dei propri servizi di consultazione e indicizzazione dei contenuti online.
Secondo gli esperti, è probabile che il modulo di Microsoft sarà molto simile a quello messo a punto dagli esperti di Mountain View, sebbene i volumi delle richieste avranno proporzioni diverse.




Ci si aspetta, infatti, che la mole delle richieste di rimozione su Bing siano inferiori rispetto a quelle ricevute da Google: più di 70.000 segnalazioni nell'arco di due mesi, mentre Microsoft ne riceve poco più di 20 al giorno. D'altronde la quota di mercato occupata da Bing in Europa è del 2,87%. Si tratta di una percentuale irrisoria se confrontata con quella di Google che supera il 90%, secondo le statistiche prodotte dalla società di analisi del traffico di internet, StatCounter.

L'aspetto positivo è che Microsoft sarà avvantaggiata nello sviluppo di un servizio più efficiente e automatizzato, non solo perché ha alle spalle l'esperimento già attuato da Google, ma proprio perché le richieste giungeranno in misura inferiore.

Nonostante gli scarsi volumi, anche Microsoft potrà incorrere nelle stesse "falle" del diritto all'oblio riscontrate da Google, (come richieste di rimozione di notizie di interesse pubblico da parte di criminali, pedofili e personaggi di rilievo che hanno commesso gravi reati, informazioni alle quali l'opinione pubblica deve avere accesso perché rientrano nel diritto alla libera informazione più che alla privacy).

La recente iniziativa di Google di istituire un forum per la discussione e lo scambio di opinioni tra utenti riguardo il diritto all'oblio, lascia aperto il dibattito sulla questione. La discussione democratica avrebbe forse giovato di più alla Corte prima dell'emanazione della sentenza, ma continua ad essere necessaria per attuare eventuali modifiche in rispetto della privacy e dell'informazione.

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