giovedì 3 luglio 2014

Diritto all'oblio: casi limite tra tutela della privacy e libertà di informazione

La sentenza della Corte Europea che lo scorso maggio ha dichiarato leggittimo il diritto all'oblio sul web, costringendo Google ad assecondare la richiesta di rimozione dei contenuti non graditi da parte di un utente, continua a lasciare strascichi e a destare clamore tra chi si oppone al bavaglio di internet.

Nonostante il verdetto, la questione rimane ancora aperta. Sembra infatti che la sentenza più che risolvere il problema abbia portato alla luce situazioni parossistiche e ai limiti tra il rispetto per la privacy e la libertà di espressione. Google nelle ultime settimane ha ricevuto migliaia di richieste di rimozione dei contenuti, inoltrate tramite l'apposito modulo predisposto online dal colosso statunitense. Tra le richieste di rimozione è stata accolta quella relativa ad un articolo pubblicato dal giornalista della Bbc, Robert Peston, che puntava il dito contro un "lupo" di Wall Street.

L'articolo era stato pubblicato nel 2007 nel pieno della bufera della crisi finanziaria sul blog del giornalista all'interno della testata britannica online, ma i toni critici erano rivolti più che altro verso l'apparato della nota banca di investimenti Merryl Lynch, che aveva portato alle dimissioni il banchiere in questione, allora amministratore delegato, Stanley O'Neal.

 
Ignota l'identità di chi ha inoltrato la richiesta, ma non si è fatta attendere la reazione del giornalista della Bbc che ha dichiarato l'azione di Google contraria al diritto di libertà di stampa. In realtà oltre a ledere il principio della libera circolazione delle notizie, la rimozione dell'articolo si è rivelata inefficace in quanto nel giro di poche ore ed in risposta a Google, il blog di Peston è stato condiviso centinaia di volte su Twitter e rimbalzato sui maggiori social network seguito da commenti di sostegno per il giornalista.

Questo caso pone un ragionevole dubbio su quali siano i limiti della sentenza della Corte Europea in difesa del diritto all'oblio, diritto legittimo per la tutela della privacy, ma circoscritto a determinati casi specifici che necessitano di opportuna ed attenta valutazione. Se la rimozione dei contenuti online compromette la diffusione di notizie di pubblico interesse, come quelle relative a frodi finanziarie, condanne per reati gravi, pedofilia pedofili, o casi di cattiva sanità, etc, allora si comprende bene quale sia la portata della sentenza di maggio contro Google.

Il motore di ricerca più grande del mondo non ha voluto fornire nessuna dichiarazione riguardo la cancellazione dell'articolo sul banchiere, il che fa destare sospetti che Google con questa azione abbia voluto lanciare un segnale polemico proprio nei confronti della decisione della Corte Europea. Non si tratta probabilmente dell'ultimo caso "limite" relativo all'applicazione del diritto all'oblio, al contrario si prevede l'aumento di notizie di questo genere, che forniranno ulteriori spunti per dibattiti e riflessioni sulla questione. 


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