mercoledì 16 luglio 2014

Diritto all'oblio: insieme al link, si rischia di rimuovere anche il reato da Google

I sostenitori della libertà di stampa non si arrendono di fronte al diritto all'oblio, sancito ufficialmente a maggio dopo la sentenza pronunciata dalla Corte Europea contro Google a favore di un cittadino spagnolo che ha richiesto la rimozione di contenuti lesivi ed obsoleti dal motore di ricerca.

Il primo risultato della battaglia contro il "bavaglio al web" è il sito Hiddenfromgoogle.com, creato da un programmatore statunitense, Afaq Tariq, che ha raccolto alcuni dei link rimossi da Google, facendo emergere casi paradossali in cui la tutela del diritto al'oblio va a ledere la libertà di informazione.

Nel sito sono elencati alcuni articoli soggetti alla rimozione, tra cui quello della Bbc riguardante un pedofilo portoghese, Carlos Silvino, condannato a 18 anni di carcere per aver commesso reati su minori. Digitando il nome del criminale nelle versioni europee del motore di ricerca, lo scandalo che lo riguarda viene omesso in virtù del suo diritto ad "essere dimenticato". Il dubbio che sorge riguarda infatti la legittimità che la notizia venga occultata, evitando a possibili future vittime di conoscere la verità sul criminale.

Ma non è questo l'unico caso paradossale della tutela del diritto all'oblio: si pensi alla rimozione di un altro articolo della Bcc del giornalista Robert Peston, che riguardava reati finanziari avvenuti durante la crisi del 2008, dunque un argomento di interesse pubblico.

In realtà, la cancellazione di questi articoli ha sortito un vero e proprio effetto boomerang, aumentando di fatto l'attenzione su questi casi, grazie al clamore sollevato con la diffusione sui social network e sul sito del programmatore Tariq.

È pur vero che le stesse informazioni di fatto censurate sulla versione europea di Google, sono reperibili su Google.com, ma la creazione di questo sito è significativa perché dimostra che il dibattito sulla questione del diritto all'oblio non si è fermato con la sentenza di maggio. Lo stesso portavoce di Google, Peter Barron, ha dichiarato alla conferenza di Media Society a Londra: "Non abbiamo mai voluto che si concretizzasse un provvedimento del genere. Il nostro obiettivo è sempre stato la libertà di espressione, e non ritengo che Google possa indossare le vesti del giudice nel determinare quali contenuti debbano essere rimossi, tuttavia non possiamo fare altro che adeguarci alla legge".

La speranza è che siti come Hiddenfromgoogle.com diventino un pretesto non solo per discutere sui pro e i contro del diritto all'oblio, ma anche per intervenire concretamente su eventuali modifiche alla normativa vigente.

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