giovedì 17 luglio 2014

Diritto all'oblio: online anche il modulo di Bing per richiedere la rimozione dei link

Come annunciato quache giorno fa da Microsoft, è arrivato online anche il modulo per richiedere la rimozione dei link da Bing .



Microsoft si adegua con un mese di ritardo rispetto a Google alla sentenza della Corte Europea e, come era facilmente prevedibile, il modulo messo a disposizione risulta molto più dettagliato e chiaro rispetto a quello di Google.
Sono infatti indicati in modo più chiaro i passaggi che l'utente deve seguire per inviare la richiesta e come questa deve essere formulata, anche se naturalmente c'è ancora molto spazio per i fraintendimenti da parte dell'utente che non ha la minima conoscenza del fenomeno e un altrettanto scarsa, per non dire nulla, conoscenza dei motori di ricerca.



Nel modulo di Bing si esplicita anche un aspetto importante, che Google aveva lasciato sullo sfondo:

Nota relativa ai minorenni: Se sei minorenne, puoi inviare questo modulo da solo. Se sei un genitore o un tutore di un minore, puoi inviare questo modulo al posto suo.

Anche i minorenni possono dunque richiedere direttamente la rimozione di un contenuto.
Sarà interessante vedere che tipo di modulo proporrà Yahoo, se andrà in una direzione di maggiore comprensione e fruibilità del mezzo da parte dell'utente, e soprattutto se Google modificherà il suo.
La posizione assunta da Big G. nell'ultimo mese fa pensare che probabilmente continuerà a cavalcare il tema dell'ambiguità.
Ricordiamo infatti che Drummond, executive chairman di Google non ha usato mezzi termini per esprimere la loro contrarietà alla sentenza e continuare a sottolineare le contraddizioni che si stanno trovando ad affrontare:

«Non siamo d'accordo - scrive Drummond - ma ovviamente rispettiamo l'autorità della Corte Ue...gli esempi che abbiamo visto finora evidenziano i difficili giudizi di valore che i motori di ricerca e la società Europea devono ora affrontare: ex politici che vogliono far rimuovere messaggi che criticano le loro politiche quando erano in carica; criminali violenti che chiedono di cancellare articoli sui loro crimini; recensioni negative su professionisti come architetti e insegnanti. Naturalmente, in soli due mesi - osserva - il nostro processo è ancora molto in fase di sviluppo. È per questo che la scorsa settimana abbiamo erroneamente rimosso i link ad alcuni articoli (da allora i link sono stati ripristinati)»




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