martedì 8 luglio 2014

Rischio reputazionale: un asset fondamentale della strategia d'impresa

Un aspetto che tende ancora ad essere sottovalutato dalle aziende, sia di medie che di piccole dimensioni, è la valutazione del rischio reputazionale. Il rapporto di Deloitte "Exploring Strategic Risk" del 2013 dimostra che negli ultimi anni è aumentato l'interesse nei confronti di questo aspetto, che per alcuni è diventato un asset fondamentale del proprio business.
Secondo il rapporto, il tema della reputazione negli ultimi anni è vissuto dalla maggior parte delle aziende come massima area di rischio per impatto strategico. Dal 2010 ad oggi, in particolare, il fattore reputazione ha scalato il "podio" dei fattori di rischio più temuti, guadagnando il primo posto, seguito da "business model" e "economic trends". Al giorno d'oggi, la corporate reputation è soggetta a trend reputazionali determinanti da eventi esterni ed interni; si pensi a chi cerca informazioni online su un brand o una compagnia, come clienti, competitor, addetti stampa, etc. Il valore di una buona reputazione aziendale è ampiamente dimostrato da vari studi nei suoi riscontri positivi sulla fiducia non solo dei consumatori, ma anche degli stakeholders, sulla qualità dei prodotti e della struttura globale dell'impresa.

Nonostante sia in crescita la consapevolezza del risk management come elemento da non sottovalutare ma da valorizzare, tuttora l'approccio rimane superficiale anche da parte di alcune imprese di grandi dimensioni, per via di una tendenza a considerare i singoli fattori senza integrarli in un valutazione ampia e complessa.

La ricerca condotta dall'osservatorio sulla gestione dei rischi promosso dal Comitato Direttivo del Corso di Perfezionamento in Risk Management dell'Università degli Studi di Verona, risalente all 2010-2011, ha preso a campione 100 imprese di settori diversi tra loro per indagare quali sono gli aspetti considerati determinanti del rischio da parte dei Ceo.

Dall'indagine è emerso che per la maggior parte dei manager intervistati, l'andamento dei flussi finanziari, la gestione strategica della produzione e delle risorse umane influiscono in misura maggiore sulle performance aziendali e di conseguenza sul reputation risk.

In particolare, lo studio identifica 18 tipi di risk driver, classificati in 4 livelli: macro-ambiente (connessi alla situazione politica, ai disastri ambientali, alla volatilità del mercato, etc), operations (come furti telematici, security online e offline, etc.), aspetti finanziari (variazioni degli andamenti di mercato, disponibilità di credito, etc), e per finire, i fattori che concernono la supply chain (flessibilità e coordinamento tra le operazioni, etc.). Le imprese che prestano particolare attenzione a questi asset, sono maggiormente sensibili al rischio reputazionale, e di conseguenza anche più attenti ad esso. È pur vero che rimane ancora poco strutturata la strategia per ottimizzare la gestione del rischio da parte dei top manager e dei Crisis Risk Management Officer. L'importanza attorno alla questione è in aumento, come conferma infine, anche un sondaggio dell'associazione americana AICPA-CIMA rivolto agli associati: il 76% dei ceo e dei leader finanziari negli USA sarebbe disposto a ridurre i propri profitti nel breve periodo pur di proteggere la propria immagine a lungo termine, ponendo quindi la questione reputazionale al primo posto fra gli asset strategici.


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