giovedì 7 agosto 2014

Canvas fingerprinting: la nuova tecnologia per tracciare le abitudini degli utenti

Il tracciamento degli utenti che navigano su internet è un tema sul quale l'attenzione si mantiene alta, soprattutto dopo che la faccenda del Datagate ha svelato i lati oscuri della navigazione online e i seri pericoli per la privacy dei cittadini.

L'allarme si è esteso ai motori di ricerca, ai social network e ai siti che collezionano dati sugli utenti a scopi commerciali e di marketing attraverso i cookie. Il polverone sollevato dal Datagate e dalla preoccupazione sempre più forte dei cittadini di essere spiati, ha fatto sì che venissero allo scoperto misure per contrastare l'arbitraria iniziativa delle società di internet di collezionare le informazioni online.


Sappiamo che tra gli strumenti più utilizzati per tracciare, memorizzare e immagazzinare dati ci sono i cookie, il cui utilizzo è stato regolamentato dal provvedimento del Garante della Privacy del 21 luglio, che impone la richiesta del consenso del cittadino per la loro attivazione. Capita adesso che Google avverta e richieda l'autorizzazione, come previsto dalla legge, alla raccolta delle informazioni.
Queste informazioni, spesso viste dall'opinione pubblica come invasive e lesive della privacy, in realtà hanno il semplice scopo di carpire le preferenze e le abitudini dell'utente al fine di proporre annunci commerciali in linea con esse. Si tratta quindi, nei limiti del rispetto della privacy, di ottimizzare al meglio le risorse del marketing online, mettendo comunque al primo posto la libertà di scelta dell'utente di essere tracciato.

Il lato negativo della questione ruota proprio attorno a questo aspetto, la libertà decisionale dell'utente e l'obbligo di essere informato dai siti in cui naviga sulla possibilità e le modalità del tracciamento.
Tuttavia, sono stati introdotti alcuni metodi di tracking online più incisivi e invasivi dei cookie, la cui presenza è stata rintracciata in circa il 5% dei 100.000 siti oggetto dell'indagine (ovvero più di 5000). A rivelarlo alcuni ricercatori della Princeton University e della KU Leuven University, con una pubblicazione specifica che illustra il meccanismo adottato da questa tecnologia, denominata "canvas fingerprint". Attraverso immagini o linee di testo che si avviano durante la navigazione nei siti in cui è impostata questa tecnologia, è possibile ottenere una sorta di impronta digitale dell'utente, impiegata per spiare e monitorare le sue attività.

Attualmente è disponibile la lista dei siti in cui viene applicato il sistema di fingerprinting. Tra questi figurano il portale della Casa Bianca e YouPorn, sebbene i gestori di tali siti abbiano dichiarato di non essere a conoscenza di questi metodi di tracking online che hanno prontamente eliminato dai portali. Il più diffuso sistema di canvas fingerprinting si chiama AddThis e, secondo quanto dichiarato al sito di informazione ProPublica dal portavoce della società che lo ha creato, si tratta di un sistema sviluppato per ricerca e sviluppo interno, senza però dare comunicazione del suo utilizzo ai gestori dei portali coinvolti.

Secondo i ricercatori americani e belgi la privacy degli utenti risulterebbe compromessa da questa tecnologia. Tuttavia esistono degli strumenti in grado di contrastare il tracking delle informazioni, tra cui Tor browser (attualmente l'unico browser a garantire la navigazione protetta e anonima senza fingerprinting), Privacy Badger, un'estensione scaricabile online, Disconnect e NoScript.

La diffusione di queste indagini sulla tutela della privacy online contribuisce non solo a diffondere la conoscenza del funzionamento del marketing online e delle sue insidie, ma anche a creare maggiore consapevolezza tra chi naviga abitualmente su internet, ignaro dell'utilizzo della propria identità digitale e del proprio comportamento online ai fini commerciali.

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